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Molfetta, maschere e alibi del Pd, le chiacchiere e le falsità di alcuni politici per ingannare la gente
27 maggio 2016

MOLFETTA – Qualcuno si è chiesto come mai “Quindici” non avesse dato la notizia della sentenza di assoluzione da parte della commissione di garanzia del partito dei “traditori” del Pd di Molfetta: i consiglieri comunali Annalisa Altomare, Roberto La Grasta e Sergio De Pinto (resta un mistero il mancato deferimento del quarto consigliere Lia De Ceglia: forse perché era considerato ancora in quota centrodestra, malgrado fosse passato dall’altra parte e il Pd entusiasticamente avesse accolto la sua iscrizione? Enigma Pd).

Ebbene sveliamo l’arcano, tranquillizzando anche i nostri lettori che ci hanno telefonato preoccupati eventuali nostre precarie condizioni di salute. Stiamo benissimo e anche in forze per affrontare questo nuovo travagliato periodo politico della nostra città, che non riesce a superare i retaggi disgraziati del suo recente passato e ricade inevitabilmente nel baratro della cattiva politica.

La spiegazione del silenzio è semplice: da vecchi giornalisti abbiamo valutato che non c’era la notizia. Che senso ha dare una non notizia? I nostri maestri ci hanno insegnato che quando non c’è notizia, non c’è articolo. Tra l’altro sull’argomento ci siamo già espressi nell’editoriale “La storia siamo noi” che è possibile leggere nella rivista mensile “Quindici” in edicola, dedicata alle dimissioni del sindaco.

Allora, qual è la notizia? Che la commissione di garanzia ha espresso una valutazione già scontata e pilotata? Che l’esito dovesse essere quello dell’assoluzione, appare scontato e chi, come noi, ha esperienza di commissioni garanzia o collegi di probiviri per averli presieduti in altri contesti, forse si sarebbe comportato alla stessa maniera. Ma semplicemente perché la sceneggiata è stata studiata dall’inizio: deferimento avvenuto in ritardo, senza tenere conto del tempo necessario a permettere una decisione e, come se non bastasse, la riunione dell’organismo di disciplina, si è tenuta appena due giorni prima della scadenza dei 20 giorni utili perché il sindaco Paola Natalicchio potesse ritirare le dimissioni.

Sceneggiata numero due: mancanza del numero legale alla prima riunione e scontato rinvio di una settimana: troppo tardi per dimostrare al sindaco, una reale volontà di cambiamento di rotta, per poterla spingere a un eventuale ripensamento. Chi non ricorda quello che è avvenuto in occasione della prima crisi amministrativa dello scorso anno, con la finta riappacificazione, quando i soliti noti “congiurati” del Pd (non gli ingenui “due di briscola”) avevano ripreso a bersagliare il sindaco e la giunta dopo appena un mese di quell’accordo, siglato perfino dalla presenza della Serracchiani numero due del segretario nazionale Mattero Renzi?

Un Pd che si era rivelato inaffidabile la prima volta, non dava garanzie di essere credibile una seconda volta. Cosa avrebbe dovuto fare il sindaco: ritirare le dimissioni e dopo le intemperanze dei soliti Altomare e La Grasta, dimettersi una terza volta? No, Paola ha dimostrato più serietà e schiena dritta dei consiglieri “traditori”. Del resto, si sarà detta la Natalicchio: chi ha tradito una volta, non è escluso che ci riprovi.

Sceneggiata numero tre: le motivazioni presentate alla commissione di garanzia (la non partecipazione alla votazione della manovra fiscale, non del bilancio, ndr) erano volutamente deboli perché l’organo di disciplina decidesse l’espulsione dei tre, dando un segnale forte al sindaco. In realtà, togliersi dai piedi un sindaco scomodo, come ha fatto con Marino a Roma, sembra rientrare nel costume di questo Pd.

A conferma della regia del segretario regionale Michele Emiliano e del suo “vassallo” provinciale Ubaldo Pagano (forse troppo giovane per un incarico delicato e di responsabilità) non poteva mancare la stoccata all’ex Pd, il consigliere regionale Guglielmo Minervini, che, in questo caso non c’entrava nulla. Ma si doveva colpire colui che aveva osato sfidare Emiliano alle primarie per la presidenza della Regione. Anche il sindaco Natalicchio doveva “pagare” per aver sostenuto lo stesso Minervini (che poi l’ha recentemente scaricata) nella campagna elettorale per la Regione, favorendone l’elezione.

E’ questa la nuova politica del Pd renziano? Emiliano contesta i metodi del suo segretario nazionale, ma poi nel suo “territorio” si comporta alla stessa maniera. E’ forse per questo che sono incompatibili: i simili si respingono.
In conclusione, dove sta la notizia? Tutte cose già scontate che “Quindici”, a differenza di altri, aveva già scritto. Per questo “Quindici” non ha dato la notizia già vecchia: una non notizia, appunto.

Il segretario del Pd, Piero de Nicolo, che ha spaccato il partito, perdendo iscritti, tirandosi contro altri iscritti, rompendo perfino con i Giovani Democratici che hanno “osato” perfino criticare l’operato della commissione di garanzia. Ma chi garantisce questo organo? Non si è capito e non lo hanno capito nemmeno i giovani del Pd che si sono ribellati, subito redarguiti dal segretario De Nicolo: «le decisioni degli organi di partito non si discutono, ma si rispettano».

Sembra il centralismo democratico del Pci, per un camaleontico segretario passato dal Psi ad An, per approdare poi a questo ambiguo Pd (ora potrà fare la vittima, chiagne e fotte). Insomma, il Pd sconfessa i Giovani democratici, sconfessa gli iscritti e sconfessa perfino i suoi assessori in giunta. Coprirsi con la foglia di fico, per crearsi un alibi, oggi non serve. Questa sera De Nicolo indosserà una nuova maschera politica? Come si giustificherà nella conferenza stampa convocata nella sede del partito, sperando che si tratti realmente di una conferenza stampa dove noi giornalisti (solo noi di “Quindici” come al solito), faremo domande a nome dell’opinione pubblica che rappresentiamo: ne abbiamo parecchie da proporre.

Intanto il clima complessivo si sta avvelenando sempre di più e, per alcuni è già cominciata la campagna elettorale. Quelli di “cambia verso” (che sono riusciti a far cambiare verso anche al Pd, trasformandolo nella peggiore Dc, con gli agguati da prima repubblica che hanno fatto suicidare tanti governi) annunciano le solite accuse e chiacchiere, spesso non documentate, come è avvenuto altre volte quando qualche esponente di quel gruppo, che pure ha rivestito cariche istituzionali, si è sbagliato perfino nel leggere una semplice delibera.

Forse si dovrebbe imparare a leggere i dati e soprattutto a decifrare le statistiche (peccato che non c’è più un autorevole personaggio in materia che avrebbe potuto aiutarli), altrimenti quelli del “cambia verso” finiscono per seguire la statistica del pollo di Trilussa: quando qualcuno mangia un pollo intero e qualche altro nulla, in media hanno mangiato mezzo pollo a testa. Lo ha spiegato molto bene anni fa, anche lo scrittore e giornalista americano nel suo best sellers How to Lie with Statistics (mentile con le statistiche).

Insomma, si annuncia il peggio della prima repubblica per la nostra povera città, dove il commissario prefettizio, dott. Mauro Passerotti, come “Quindici” aveva annunciato in anteprima assoluta, si è insediato e non potrà fare altro che l’ordinaria amministrazione. Lo diciamo per i tanti disinformati, i quali in cuor loro sperano che il rappresentante del governo possa far riprendere e portare a conclusione i lavori del porto.

Quanta disinformazione viene fatta in questa città, quanti cronisti improvvisati e quante bufale circolano, quante non notizie si è costretti a leggere. In pratica, si trasformano i desideri in inesistenti certezze o in fatti che non si potranno mai verificare. E gli utili idioti non mancano mai.

«A giudicar per induzione, e senza la necessaria cognizione de' fatti, si fa alle volte gran torto anche ai birbanti», ammoniva saggiamente il Manzoni.

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Autore: Felice de Sanctis
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Caro direttore de Sanctis, poteva ben risparmiarselo quest'articolo, perchè come si è anche scritto, non è una notizia, bensì una continuazione di una cronaca di un "tradimento e assoluzione annunciato". Ha voluto accontentare e fare felici ingenui e sciocchi? Non sono un esperto in giornalismo, nemmeno in pubbliche relazioni, e, forse, anzi ne son sicuro, bene ha fatto scrivendo quanto in argomento. Credo fermamente che "la storia si ripete", come già qualcun'altro prima di me ha scritto in altri temi. Voglio anch'io fare una "cronaca annunciata e già scritta. Cosa accadrà in un futuro non molto lontano? Ora tutto tace, giusto per tenere gli animi calmi, poi lentamente, spiegheranno con manifesti e locandine varie, riunioni culturali e politiche la loro "verità" sul tradimento alla Natalicchio. Grideranno a voce alta che non si è trattato di un "tradimento" ma di un atto di eroismo e fedeltà alla città di Molfetta; di un atto di "patriottismo", perchè la Natalicchio stava trascinando tutti in un baratro profondo, escludendo la città tutta da quelle che sono le futuristiche visioni di una città bella, serena, moderna e con un porto dalle prospettive di sviluppo infinite. La Natalicchio, con il suo dire e fare "onesto e trasparenza", negava tutto questo, facendo retrocedere la città e i molfettesi tutti, nelle retrovie, abbandonati da tutti come scarti da rifiuti. Il popolo già avverso alla Natalicchio osannerà, quello che sarà storico ancora una volta ripetuto, anche una buona parte - se non tutta - dei fedeli all'ex Sindaco, si uniranno a costoro e - come accadde duemila e più anni fa con Cristo davanti a Pilato - grideranno come impazziti: "Corocifiggilo! Barabba libero! - Questa è STORIA che si ripete da duemila anni e più.

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