Recupero Password
Molfetta, il volontariato attraverso gli occhi di don Tonino
16 novembre 2009

MOLFETTA - Quasi in ogni casa e spesso anche nei negozi della nostra città si possono trovare foto, calendari e ritratti di don Tonino Bello. Infatti, benché sia ancora in atto il processo di beatificazione, il vescovo con il grembiule è di fatto riconosciuto dalla gente come santo.
E’  proprio attorno alla figura di don Tonino, che ha ruotato la tavola rotonda organizzata da “Angeli della vita”. Principale tema è stato infatti il volontariato visto dai suoi occhi, essendo stato egli stesso un volontario.

Alla base del volontariato c’è l’idea dell’altro, sempre più difficile da concepire in una società dove, per assurdo, ci si preoccupa di adottare una famiglia a distanza e non ci si accorge del vicino di casa, del collega, del parente che soffre, del “povero” in questione. Povero infatti non è solo chi si trova in un situazione di ristrettezza economica,  ma povero è chiunque abbia bisogno di un aiuto, di un’ “ala di riserva”, come per esempio gli affetti da autismo ai quali si è dedicata l’associazione angeli della vita. Bisogna quindi sostituire all’io l’altro.
Su questo punto don Tonino è stato d’esempio, aprendo le porte di casa sua davvero a tutti, costruendo la chiesa non su chi si presenta con i “segni del potere”, ma sugli ultimi, e per questo ha anche ricevuto molte critiche.
Sul piano del territorio il volontariato non deve e non può rimanere “isolato”. Infatti solo collaborando tra di loro e con le istituzioni, le associazioni di volontariato potranno portare veramente vantaggio a chi ne ha necessità.
La tavola rotonda, terminata con la premiazione del concorso di pittura “l’ala di riserva”, ha quindi rimarcato le tracce di “provocazione” lasciate da don Tonino, che ci svegliano dal nostro sogno di buonismo e ci spingono a chiederci “Amo il mio prossimo come me stesso?”.
Alla tavola rotonda, presieduta da Giuseppe Tulipani, promotore e presidente della realtà associativa, hanno partecipato mons. Ciccio Savino presidente della Fondazione Santi Medici di Bitonto, Annalisa Altomare, Direttore Sanitario del presidio ospedaliero "don Tonino Bello" di Molfetta, Renato Brucoli, editore della Casa Editrice Ed Insieme e di una collana dedicata a don Tonino, Rosa Franco, presidente del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola per la provincia di Bari, Leo Lestingi, direttore responsabile del periodico della Fondazione don Tonino Bello "Il Grembiule".

© Riproduzione riservata

Autore: Ornella Messina
Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
La loro esclusione ha anche altre ragioni oltre a quelle economiche: sono estranei per razza, nazionalità, religione o per qualsiasi altro segno distintivo sia stato scelto come scusante della discriminazione, della xenofobia e spesso della violenza. . Per un po' contratti a termine e lavoro part-time vanno bene, specialmente per le persone giovani e in salute, nonché forse per le donne in gravidanza; ma anche i giovani invecchiano, e scoprire a cinquant'anni che non c'è più bisogno di te può bastare per renderti una “pantera grigia”. Una miscela micidiale. L'individualismo ha trasformato non solo la società civile, ma anche i conflitti sociali. I ricchi possono diventare sempre più ricchi senza di loro; i governi possono essere rieletti anche senza i loro voti; e il prodotto nazionale lordo può continuare ad aumentare indefinitamente. Gente che non ha nessun senso di appartenenza, nessun senso di un impegno sociale e quindi nessuna ragione per rispettare la legge o i valori che l'hanno ispirata. Se sei disoccupato perché non fumare marijuana, partecipare ai droga-party e andarsene in giro con automobili rubate? Perché non rapinare vecchie signore, battersi con le bande rivali e, se necessario ammazzare qualcuno? Persone più o meno giovani non vedono nessuna ragione per continuare ad attenersi alle presunte regole generali del gruppo di cui fanno parte: per loro esse sono le regole degli altri; preferiscono dissociarsi da una società che le ha già confinate ai margini e per la quale esse diventano una minaccia. Quando la fiducia comincia a incrinarsi, ben presto anche la libertà arretra su una posizione meno articolata, quella caratterizzata dalla guerra di tutti contro tutti. Chi è che prospera in uno stato di anarchia? ......continua......

Attraverso gli occhi di don Tonino.- Fino a quando alcuni paesi poveri e, ciò che conta ancora di più, condannati a restare tali, perchè vivono al di fuori del mercato mondiale, la prosperità resta un vantaggio ingiusto. Fino a quando ci sono individui che non hanno diritto di partecipazione sociale e politica, i diritti dei pochi che ne fruiscono non possono considerarsi legittimi. Questo è un giudizio morale, ma non solo: a tale riguardo è eloquente il caso dell'immigrazione. In via di principio è inaccettabile che dei paesi civili ostacolino il libero movimento delle persone. Ad ogni buon conto il potere dissolvente e dissacrante delle società moderne ha alimentato il dibattito per un secolo. “Anomia”, suicidio, delitto; collasso della famiglia; tramonto della religione. In un ambiente aperto, in cui le persone abbiano la possibilità di farsi valere e di migliorare con i propri sforzi le proprie prospettive di vita, le disuguaglianze possono essere fonte di speranza e spinta al progresso. Ma la nuova disuguaglianza è di un altro tipo. Sarebbe più corretto chiamarla sperequazione, ossia l'opposto esatto dell'appiattimento unificante: ad alcuni si spiana la strada verso le vette, ad altri si cerca di intralciare il cammino scavando buche o creando fenditure e crepacci. I redditi delle fasce più benestanti della popolazione, quelle appartenenti agli ultimi dieci o venti percentili, stanno crescendo in maniera significativa, mentre i redditi delle persone appartenenti ai venti o magari anche ai quaranta percentili più bassi vanno calando. Gli emarginati sociali non sono una classe; tutt'al più sono una categoria di individui caratterizzati da storie di vita profondamente diverse: E' vero che alcuni di essi riescono ad affrancarsi da questa condizione; ma molti vivono in uno stato in cui non esiste nessun contatto con il m ondo “ufficiale”, con la società più vasta. .....continua.......

Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2024
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet