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Molfetta, il primario di chirurgia Giuseppe De Leo risponde ai rilievi della consigliera del Pdl, Latino «Affermazioni che potrebbero essere lesive della onorabilità professionale mia personale e di chi lavora con me»
06 dicembre 2010

MOLFETTA – Nel consiglio comunale di Molfetta dell’8 novembre scorso il partito di maggioranza Pdl aveva affidato alla giovane consigliera Angela  Paola Latino la lettura di un documento offensivo sul reparto di chirurgia dell’Ospedale di Molfetta (foto) e che “Quindici” ha verificato come totalmente infondato.

Abbiamo stigmatizzato quell’attacco politico fine a se stesso, teso solo a danneggiare l’immagine del reparto e dei suoi operatori. La condanna di questo inspiegabile atteggiamento della Latino e del Pdl è stato criticato da molti lettori nei loco commenti.
 
Sul problema è intervenuto in una successiva seduta del consiglio comunale anche il consigliere del Pd Giovanni Abbattista, criticando anch’egli quell’assurdo e autolesionistico documento, mentre il direttore sanitario dell’ospedale dott.ssa Annalisa Altomare aveva inviato un documento ai consiglieri comunali, con il quale spiegava la situazione totalmente diversa da quella descritta dalla Latino.
Purtroppo il documento per un’inspiegabile decisione del presidente del consiglio comunale Nicola Camporeale, non è pervenuto agli stessi consiglieri e non è stato letto in aula. Insomma, Camporeale ha interpretato in modo partigiano (è del Pdl) il suo ruolo super partes di presidente del consiglio comunale. Anche questa è una grave anomalia poco democratica nella gestione amministrativa della città da parte del sindaco Antonio Azzollini.
 
Oggi interviene sull’argomento il primario del reparto di chirurgia, dott. Giuseppe De Leo, con una lettera inviata al direttore di “Quindici”, unico organo di informazione ad aver sollevato il problema.
 
Ecco il teso della sua lettera:
«Egregio Direttore,
Apprendo da organi di informazione locale che nella seduta del Consiglio Comunale dell’8/11/2010 il consigliere comunale Sig.ra Paola Latino avrebbe lanciato un allarme sulle condizioni attuali del reparto di Chirurgia da me diretto, del Presidio Ospedaliero di Molfetta, adombrando uno scadimento della qualità offerta.
Sento il dovere di intervenire in quanto colgo, in ciò che viene riportato, uno stato di preoccupazione che, per quanto di mia conoscenza, non risulta giustificato dalla situazione esistente e per il fatto che vengono riportate affermazioni che potrebbero essere lesive della onorabilità professionale mia personale e di chi lavora con me, condividendo il quotidiano impegno e la quotidiana fatica.
Non ritengo di dover entrare nel merito delle valutazioni politiche , né di dovermi sostituire ai Vertici Aziendali e di Presidio nel fornire precisazioni sugli assetti organizzativi attuali e futuri che mi risulta, sono stati già ufficialmente inoltrate all’Amministrazione comunale, ma è opportuno ricordare che nel Piano di Rientro Ospedaliero Regionale la Chirurgia di Molfetta non subisce alcun ridimensionamento (forse anche per i risultati conseguiti negli ultimi tempi).
Mi preme, invece, intervenire per le insinuazioni sulla qualità dell’assistenza fornita nel reparto da me diretto dal 2008. Mi domando: quali dati sono stati presi in esame per affermare:” che fino al 2006 tale reparto era in forte recupero (e poi rispetto a che?), che dal 2009 sono decaduti tutti gli indicatori di utilizzo con progressivo decadimento della qualità degli interventi chirurgici effettuati?”
Al riguardo sarei curioso di conoscere su quali dati si fondano le affermazioni della Sig.ra Latino poiché quelli in mio possesso forniti con cadenza semestrale dall’Azienda Sanitaria di Bari e cioè, come vengono utilizzati i posti letto (indice d'occupazione), tipologia degli interventi chirurgici effettuati (indice di complessità chirurgica), numero di interventi chirurgici eseguiti annualmente, numero di Degenti che afferiscono da altri Comuni o Aziende Sanitarie (mobilità attiva, cioè in entrata), indicano una realtà di segno diametralmente opposto: questi dati che indicano valori costanti nel tempo, se letti alla luce di altri fattori, ad esempio l’entrata in funzione dal marzo 2010 di un’altra Unità Operativa Chirurgica (Presidio di Terlizzi) operante sullo stesso territorio che finora ha fornito Utenze al Presidio di Molfetta, ci fanno sentire sicuri di lavorare nella direzione giusta e che i nostri sforzi ed il nostro impegno sono ripagati dalla entità della richiesta e dalla soddisfazione dell’Utenza.
Dispiace inoltre che si voglia far passare l’idea che non ci sia riconoscimento e collaborazione tra i Medici di famiglia e la Chirurgia di Molfetta mentre la realtà va in tutt’altra direzione, attraverso un proficuo confronto con molti Medici di famiglia finalizzato ad un’assistenza integrata tra Ospedale e Territorio, ferma restando la libertà del Medico di famiglia di proporre ciò che egli ritenga più opportuno per ogni singolo Paziente. L’unica preoccupazione che mi sento di condividere è quella legata al progressivo depauperamento di risorse umane, dovuto al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età, che anche noi della Chirurgia subiamo, in comune con tutta la Pubblica Amministrazione.
La riduzione del numero di Dirigenti medici, Infermieri e Operatori sanitari in genere, si ripercuoterà inevitabilmente sull’offerta di salute se non si provvederà a sostenere la sanità pubblica.
Questo problema riguarderà anche la Chirurgia di Molfetta.
Il compito dei politici dovrebbe essere questo: garantire la possibilità di mantenere gli standard attuali, evitando il rischio di allarmismi o addirittura quello di svalutare le cose buone che ci sono.
Per tale motivo invito pubblicamente i Politici che sentano il bisogno di documentarsi accuratamente, a prendere visione dei dati elaborati e forniti dall’Azienda Sanitaria ed a verificarli, per ciò che riguarda la Chirurgia, di persona.
Si può sempre migliorare ma occorre tempo per imparare a fidarsi dell’Ospedale e della Chirurgia, della qualità dell’offerta e della serietà di chi ci lavora: è un compito che per me e per tutti i miei Collaboratori rappresenta una sfida che abbiamo lanciato nel 2008».
Dott. Giuseppe De Leo
 
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A proposito di scuse da porgere. Nella nostra civiltà forse la parola "SCUSA" non esiste. Non c'entra nulla con questo caso, ma prendiamo un altro caso di triste e drammatica attualità: la scomparsa della povera Yara. A causa di una non corretta traduzione di una frase è stato accusato e tratto in arresto un extra Comunitario, in viaggio verso la sua Patria d'origine. Tutti noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo: almeno si era trovato il responsabile del sicuro delitto! Una parte del mondo politico istituzionale (le ultime tre parole volutamente in MINUSCOLO), per bocca di alti esponenti della maggioranza (continua il minuscolo) hanno approfittato del fatto per calare i loro "carichi", con la solita manfrina dell'aumento dei delitti a causa dell'aumento della popolazione immigrata (il sig. Salvini lo declina, malgrado le statistiche continuino a smntire, questo teorema: delinquenti ce ne sono dappertutto e di tutte le etnie). Facebook si scatena con voglia di linciaggio nell'aria. Ebbene poi si scopre che l'imputato sembra NON ESSERE IMPUTATO. E allora che si fa? Nulla? Si aspetta l'ennesimo episodio in cui sarà possibile scaricare la nostra ira sugli extra comunitari? E' del tutto ovvio che non c'è da fare indebite commistioni fra questo evento ed un altro ancora più tragico accaduto a Lametia Terme, dove un extra comunitario strafatto di droga ha ucciso tante persone. GIUSTA E DOVUTA SOLIDARIETA' PER GLI UCCISI E LE FAMIGLIE, MA ATRETTANTO GIUSTA E PIu' CHE DOVUTO CASTIGO, SENZA MEZZI TERMINI PER L'INCOSCIENTE RECIDIVO CHE HA PROVOCATO IL TUTTO. Sono mie convinzioni che non possono dare adito ad interpretazioni di tipo "cerchiobottiste" perché se la colpa c'è deve essere punita con severità, senza strascichi di tipo razzistico (i nostro antenati emigrati in cerca di fortuna, se andava bene "puzzavano", se andava male erano almeno mafiosi! NON PERPETUIAMO UN'INGIUSTIZIA ASSOLUTA.





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