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Molfetta, il Carro dei Comici con
Shemà
racconta l'Olocausto
02 febbraio 2009
MOLFETTA -
Dopo lo straordinario debutto di “Storie di nostalgie immobili”, lo spettacolo musicale per ricordare Fabrizio de André, il Carro dei Comici ha presentato lo spettacolo dal titolo “Shemà”, sull'olocausto ebraico. Il registro cambia, i toni sono cupi, l'aria intorno sembra più fredda del solito. Le parole di Francesco Tammacco (foto) sono quelle di Primo Levi in “Se questo è un uomo”, le parole di Rosa Tarantino sono quelle di Anna Frank e del suo diario. Con le parole, nude e crude, gli attori hanno riportato il pubblico ai ricordi di chi ha visetto la persecuzione razziale, la vergogna, la dimenticanza del proprio nome, la propria umana cancellazione. Tra i ricordi, le note della musica yiddish, quella musica nata proprio nella Germania ebraica, detta anche klezmer (letteralmente “suonatore ambulante), dal nome dato ai musicisti di strada della seconda guerra mondiale. Molti di questi musicisti furono vittime della Shoa.
“La storia dell'umanità sembra insegnarci con presagi di speranza la via della salvezza”, ma parlare di olocausto oggi attraverso una rappresentazione teatrale è davvero complesso. Parlare di olocausto oggi, non può limitarsi alla semplice commemorazione, poiché è l'attualità, ora più che mai, ad aver bisogno di essere ricordata, e soprattutto perché avvenga una vera presa di coscienza lontana dalla complicità del silenzio. Parlare di ebrei oggi, senza ricordare i massacri nei confronti del popolo palestinese, sarebbe un ingiustizia nei confronti del fatto che la memoria deve essere una presa di coscienza del nostro presente, e non di ciò che è stato. Noi, che viviamo sicuri, nelle nostre tiepide case, e che tornando a casa di sera troviamo cibo caldo e visi amici, cominciamo a considerare che ogni persona che si trova accanto a noi, italiano, ebreo, musulmano, rumeno, albanese, sia un uomo, “che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no”.
Autore:
Corrado la Martire
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giustizia giustizia
02 Febbraio 2009 alle ore 00:00:00
Bene le ultime righe spese per i poveri palestinesi, bene parlare di memoria collettiva e non solo della vicenda ebraica.
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