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Molfetta, entrano di notte in casa di un imprenditore e lo derubano sotto la minaccia delle armi
02 settembre 2009

MOLFETTA - Continua l'allarme sicurezza a Molfetta. I malviventi non si contentano più di fare le rapine nelle banche, nei supermercati e nelle farmacie, ora hanno preso di mira gli appartamenti. Ma non approfittano dell'assenza dei proprietari, ma si introducono, armi in pugno nelle case per farsi consegnare gioielli e denaro. E' quanto è avvenuto tra il 28 e il 29 agosto, ma se ne è avuta notizia solo oggi (le fonti delle notizie sono sempre un po' parziali) in una zona semicentrale di Molfetta, dove tre malviventi armati e mascherati in piena notte hanno fatto irruzione nell'appartamento di un noto imprenditore locale che dormiva con la moglie e i figli. I tre banditi hanno minacciato di uccidere l'imprenditore se non avesse consegnato denaro e gioielli. All'uomo non è rimasto altro da fare che consegnare tutto ai malviventi, che sono poi fuggiti.
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Scopriamo ogni giorno che, a commettere questi atti delinquenziali, sono minorenni. Necessitiamo di una emergenza educativa. Accanto alla violenza contro gli altri, v'è una fenomenologia di violenza contro se stessi. Nel groviglio delle motivazioni, spiccano il gusto della trasgressione, l'emozione per il rischio di venire scoperti, e perfino di perdere la vita propria. Motivazioni volte a vincere la noia, la solitudine, la mancanza di cose significative da fare, per affermarsi e dare un senso alla propria vita, forse alla ricerca di un ruolo eroico o d'una foto sui giornali. Negli USA, nel Regno Unito e in Francia, in alcune zone della Germania la situazione è più grave che in Italia. Le “d” imperversano ormai anche da noi, come le epidemie stagionali: disagio, demotivazione, depressione, dispersione scolastica, disoccupazione, disperazione, devianza, droga, delinquenza colpiscono gruppi sempre più consistenti di adolescenti e di giovani. Ma non mancano gli stupri, i suicidi e i tentati suicidi, nel quadro delle patologie comportamentali. Se non si previene la devianza con l'educazione, resta la prospettiva poco esaltante della repressione. E' noto che l'educazione non è onnipotente, che la famiglia è spesso latitante e che la scuola ha i suoi compiti specifici da affrontare. Le emergenze relative sollecitano a chiedere interventi risolutivi al Governo, al Parlamento, alla famiglia, alla scuola, alle poche forze educative presenti sul territorio, dalle parrocchie alle associazioni giovanili, alle comunità di recupero, ai presidi sanitari, ai mass media, prima di ricorrere alle forze dell'ordine e ai magistrati. L'emozione si dilegua nel pulviscolo delle informazioni quotidiane, i propositi si affievoliscono, i progetti diventano facilmente obsoleti, cacciati da un'altra emergenza, da un nuovo ministro, da un nuovo funzionario, da un nuovo assessore, da un nuovo preside e il dover “essere” sbiadisce nel si “dovrebbe.” Il senso dell'insieme si sfilaccia, come il rapporto fra presente, passato e futuro. L'idea del “bene comune” perde progressivamente la sua funzione vincolante e orientante, non più sorretto da un ethos condiviso, da un pathos collettivo. A questo tipo di disagio soggettivamente vissuto, seguono spesso un cattivo risultato scolastico, a volte forme di devianza, di aggressività nei confronti degli altri, di autodisistima. Quando si parla di disagio dei ragazzi, si parla di quella sindrome esistenziale che porta un individuo a non sentirsi motivato e accettato dalla collettività, rifiutando le regole della vita collettiva, a rifiutare la fatica quotidiana, ad assumere comportamenti disfunzionali al proprio bene e a quello degli altri. Ecco perché la comunicazione diventa tanto importante; essere all'interno di un circuito comunicativo vuol dire sapere che gli altri mi prendono in considerazione, che conto qualcosa per persone che contano per me. Un bambino o un ragazzo possono essere intelligentissimi e avere un'ottima memoria, ma se non capiscono a cosa servono le nozioni che imparono, se non riescono a farle proprie, a inserirle nella propria esistenza e nel proprio progetto di vita, questi insegnamenti sono soltanto un peso e un ostacolo alla crescita, anziché propellenti. Ci sono molti giovani ipnotizzati dai programmi spazzatura della Tv, e nei loro diari e nel loro linguaggio si nota lo stesso “linguaggio” spazzatura. C'è bisogno di trovare dei punti di riferimento, dei valori in base ai quali riorganizzarsi, ridare grinta e slancio alla nostra vita; valori riconosciuti e condivisi da tutti, o almeno da un gran numero, di coloro che “contano”.


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