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Molfetta, delitto Bufi, la Cassazione: tutto da rifare. Annullata con rinvio la sentenza di assoluzione di Bindi
22 aprile 2011

MOLFETTA – Colpo di scena per il processo per l’omicidio di Annamaria Bufi: la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Assise d’Appello di Bari che il 25 settembre 2009 aveva assolto l’imputato Domenico Marino Bindi, presunto responsabile del delitto.
La Suprema Corte ha accolto le richieste del procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello e del legale di parte civile avv. Bepi Maralfa, annullando con rinvio la sentenza precedente.
Ora si riparte dalla Corte di Appello che dovrà riesaminare il processo sulla base delle motivazioni che saranno depositate nei prossimi giorni. Per Onofrio Scardigno, presunto favoreggiatore di Bindi, che fu accusato di aver ostacolato le indagini, assolto in precedenza, non ci sarà nuovo processo essendo scattata la prescrizione.
Su questa vicenda per la quale si sono susseguite sentenze che hanno fatto discutere l’opinione pubblica e che ha prodotto fiumi di articoli sulla stampa per il coinvolgimento perfino di giudici, carabinieri, avvocati, prima indagati e poi assolti, non è stata messa la parola fine.

Il cadavere di Annamaria Bufi fu trovato nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1992 a margine della carreggiata della statale 16bis nei pressi dell’uscita per la zona industriale di Molfetta. La vicenda giudiziaria ha avuto alterne vicende con indagini chiuse e poi riaperte, processi fiume, fino all’assoluzione di tutti gli indagati e imputati. Ora la Cassazione, almeno per il principale imputato, rimette tutto in discussione.
Non sono mancate le reazioni a questo pronunciamento della Suprema Corte: «Un processo come questo non può assolutamente morire qui - ha detto in Cassazione il pg Iacoviello, mi auguro e vi auguro di non trovarvi mai più in carriera di fronte ad un processo brutto come questo; mi sento indignato per come il tutto si è svolto. Annamaria Bufi non ha mai, sino ad ora, avuto giustizia». 
Ecco le dichiarazioni delle parti: «E’ una sentenza che non ci attendevamo - ha commentato l’avv. Domenico Di Terlizzi, difensore di Bindi. Le motivazioni ci diranno se l’annullamento si basa su un vizio procedurale; questa per noi è l’ipotesi auspicabile, fermo restando che riteniamo il quadro accusatorio assolutamente incapace per sentenziare la presunta colpevolezza di Bindi. L’assoluzione di Scardigno per prescrizione non muta nulla contro Bindi; la Corte non poteva che sentenziare così alla luce di quanto precedentemente emerso». 
L’avv. Bepi Maralfa, difensore di parte civile sottolinea quanto messo in evidenza dal pg Iacoviello: «Si poteva celebrare un processo di secondo grado senza leggere le carte? Mai, infatti, il ponderoso incarto del fascicolo processuale è pervenuto alla Corte di Appello di Bari. Come fecero a decidere?».
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La toga - parlo di quella dei Magistrati - va sempre rispettata dai cittadini, perché in quel momento chi la veste, non rappresenta sé stesso, ma l'istituzione. Si dice "incarna" l'istituzione; la stessa si fa carne, ed opera a mezzo di essa! Non l'uomo quindi, ma bensì la legge, il diritto, l'amministrazione della giustizia, di cui quella toga è il simbolo esteriore e più tangibile, meritano sempre e comunque rispetto e deferenza, nello stato di diritto. Chi la veste, però, quella toga, per converso, deve onorarla con la sua rettidudine morale; deve oltrepassare il limite estremo dell'essere, fino al punto dell'apparire al di sopra di ogni sospetto; deve in sostanza essere degno fino al punto non solo di essere onesto, ma di apparire tale agli occhi dell'intera collettività. Ecco appunto, la collettività! Agli occhi della stessa, molti uomini non appaiono al di sopra di ogni sospetto. Quella linea di demarcazione ben precisa tra l'essere e l'apparire è stata più volte valicata a ritroso. Ben più grave è quando non solo non si appare onesti ma non lo si è! Facile a questo punto per lorsignori dire che si è trattato solo di una "dimenticanza", che c'è colpa ma non dolo! Ma i comuni cittadini ricevono sanziane anche per la dimenticanza e disattenzione, quindi anche per la colpa. Io sono convinto che in questo caso, ci sia soprattutto il dolo! ma non per questo aspettatevi alcuna sanzione, né per l'uno nè per l'altro. Sotto quella toga c'era solo il tradimento del giuramento di fedeltà alla costituzione ed alle leggi che non vincola i cittadini comuni, ma vincola lor che l'istituzione Incarnano. Solo che i cittadini ricevono sanzione sul diritto che mai hanno giurato di rispettare, "lorsignori" giammai, in caso di tradimento, verranno condannati da alcun tribunale. Chi ha fede incondizionata nel diritto italiano, oggi, alzi la mano, o taccia!



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