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Molfetta, Attanasio, presidente provinciale di An: decideremo noi per l'ingresso di Amato, chi dissente può andarsene E attacca la stampa: non occupatevi della vicenda anche in questi giorni di meritato riposo
10 agosto 2007

MOLFETTA - La rottura all'interno di Alleanza nazionale non appare facilmente sanabile. Dopo la timida "ribellione" di alcuni dirigenti che si opponevano all'ingresso del consigliere comunale Pino Amato, reduce da numerosi cambi di casacca, interviene il presidente provinciale Tommy Attanasio (foto), consigliere della Regione Puglia, che invece di pensare ai problemi di casa sua, se la prende come è tradizione di una certa destra, quando non vuole ammettere la realtà, con la stampa. Vediamo cosa scrive Attanasio in un italiano non proprio manzoniano: "I recenti articoli relativi al Circolo Territoriale di Alleanza Nazionale nel Comune di Molfetta credo meritino alcune precisazioni per portare a verità i fatti: confermo che il consigliere comunale Giuseppe Amato in data 04.08.2007 ha formalizzato la sua richiesta di adesione ad Alleanza Nazionale. Confermo inoltre che il Presidente del Circolo di Molfetta Avv. Francesco Armenio ha girato la relativa richiesta alla Federazione Provinciale di Bari che al termine della pausa estiva realizzerà le sue valutazioni. Tale iter è stato solo perché trattasi non di un consigliere comunale ma di un intero movimento politico che intende aderire al progetto politico di Alleanza Nazionale. Confermo di aver già incontrato a Molfetta un po' tutti i dirigenti ed eletti dal partito per il relativo approfondimento. È infine evidente che non sarà possibile accettare alcun condizionamento ne da parte degli eletti ne da parte di chi paventa fuoriuscite dal partito perché in tal caso ha di per se già rinunciato al dialogo ed al confronto e pertanto non ingenera da parte mia alcuna preoccupazione. Il resto lo lascio alla immaginazione ed alla fantasia di chi intende ancora occuparsi della vicenda anche in questi giorni di meritato riposo". Insomma, Attanasio conferma tra le righe che Amato sarà accolto in Alleanza nazionale e lancia un messaggio a coloro che dissentono: o accettare le disposizioni del "rais" provinciale, oppure siete liberi di andarvene. Di fronte a questa posizione, che appare condivisa dall'on. Amoruso, che conferma il suo potere sulla sezione di Molfetta, alla quale non lascia alcuna autonomia, i dissidenti hanno due strade: o mettere la coda fra le gambe o avere uno scatto di orgoglio e dignità (soprattutto i giovani nei quali erano state alimentate tante illusioni) e abbandonare An al suo destino, che sarebbe quello di diventare la nuova sigla dei voti arcobaleno di Pino Amato, buoni per ogni stagione, purché ci sia sempre una contropartita. Peccato, una brutta fine per una realtà giovanile della destra che non abbiamo esitato a definire vivace e interessante in un clima politico stagnante come quello della politica molfettese, ma forse troppo legata alle utopie di un rinnovamento che non sembra esserci stato. Anche il nuovo presidente locale Armenio, salutato da più parti come simbolo del rinnovamento, sembra essersi piegato alla volontà dei vari "gerarchetti" o "federali" locali. Anche per lui si è trattato del crollo delle illusioni? Intanto, con tono arrogante il sig. Attanasio dice alla stampa di non occuparsi più della vicenda "con immaginazione fantasie" e di lasciarlo in pace a godersi il "mertitato" (?) riposo di ferragosto. Il Minculpop ha dettato le regole, che la stampa si adegui e non rompa le scatole. "Il lupo perde il pelo, ma non il vizio", dice un noto e sempre valido proverbio che ben si attaglia alla situazione.
Autore: F. de S.
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In un periodo in cui, a leggere le rare e scarne dichiarazioni degli amministratori cittadini, si lavora con impegno a tutti i livelli per rendere il “Palazzo” aperto e trasparente, più “friendly” nei confronti dei cittadini, favorendo il superamento delle difficoltà burocratiche e rilevando i ritardi e le inefficienze di altra Pubblica Amministrazione, ritorna in auge questa figura di politico che sta sempre più diffondendosi nelle nostre Istituzioni: colui che, grazie al proprio impegno nel lavoro quotidiano, accelera il processo di trasparenza e di chiarezza e che rappresenta una cartina al tornasole dell'efficacia di questi intendimenti. Un segno chiaro che rappresenta la volontà politica cittadina (di maggioranza) sempre più rivolta a favorire un rapporto immediato con la “macchina burocratica”. Un obiettivo non facile ma indispensabile e opportuno per assicurare quella trasparenza negli atti e nei comportamenti che non deve restare solo una dichiarazione d'intenti ma necessita di sempre maggiore applicazione concreta. Sarà per questo motivo che tutelare un politico da 999 preferenze fa così tanto parlare in un periodo così tanto “feriale”. Credo che sia profondamente utile un richiamo al senso dello Stato, cioè alla concezione più moderna di ente al servizio di tutti e non della congrega, del partito o della fazione politica, che è alla base stessa della concezione democratica e liberale del “contratto” fra il popolo e chi lo governa. Mi auguro che questo richiamo, importantissimo e indirizzato a tutti, assuma un sapore meno ironico dei primi due capoversi e lasci molto amaro in bocca. Come giustamente è stato detto “asfaltare non è governare”, perché se così fosse potremmo essere governati da un consiglio d'amministrazione come qualunque società per azioni. Infine, rammento che è storicamente dimostrata la pericolosità di una strategia come il “Boulwarismo”, quella cioè della prima e ultima offerta “intelligenti pauca”.




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