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Molfetta, Antonio Azzollini e l'annullamento del dualismo uomo-donna
17 settembre 2008

MOLFETTA - La politica come rappresentazione popolare, è questo l'ideale da sempre sbandierato dal sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini (foto). Una politica che tuteli le differenze di posizione della cittadinanza impedendo di inglobare le alterità in un'unica direzione, assoluta e totalitaria. Una delle più importanti ricchezze per lo sviluppo di una comunità, la differenza di genere, continua a restare per il nostro sindaco una variabile dipendente dal numero di consensi, dalle leggi di maggioranza e opposizione. Olympe de Gouges, nel 1791, rivendicava un uguale potere da parte di uomini e donne di dare forma a norme e diritti. Era un tempo in cui gli uomini cominciavano, a seguito del travolgente vento illuminista, ad affermare la necessità di educare le donne ad un uso illuministico della ragione, per spezzare la dipendenza dal servilismo e dal sentimentalismo e godere delle loro stesse possibilità. Dunque, le donne cominciavano a muoversi, a ragionare, ma erano sempre gli uomini a modellare gli spazi di vita e di espressione. Il nostro sindaco preferisce continuare questa strada indirizzata al monopolio della tutela delle libertà. Una libertà che ci inganna nell'«uguaglianza come non discriminazione», ma che bada bene a riservare i ruoli di politica attiva ad una ristretta cerchia. Di soli maschi. Forse, per il nostro sindaco, questa differenza di genere può essere facilmente annullata nell'unicità della sua posizione. Del resto anche in altri tempi ogni differenza veniva riassunta in un'unica lista di uomini e principi, mentre chi restava “altro” da questa corrente veniva velocemente messo a tacere. E magari il nostro Azzollini riuscirà ad annullare anche il dualismo uomo-donna, subordinandolo all'altezza della sua volontà.
Autore: Giacomo Pisani
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Forse necessitiamo di una ripassata storica (anche lei Sindaco) e capire come le donne non necessitano di alcun aiuto legislativo maschilista,per avere e ottenere quello che già spetta per diritto storico. C'è forse bisogno ancora di vittime e eroine o quant'altro? Si tratta sempre di come viene letta e il significato che si da' alla Storia già scritta. Per convenienza del momento o per la conservazione del potere da non condividere con altre visioni, e il modo come la si spiega alle masse barbare, inpaurite da chissà quali punizioni terrestre ed extra. Una delle prime tappe dell'emancipazione femminile si trova nella Rivoluzione Francese quando, accanto alla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo", venne presentato alla Costituente anche un Cahier de dolèances des femmes (un elenco di proteste)che doveva portare la donna ad essere considerata cittadina, ossia a godere gli stessi diritti degli uomini. Fu solo un lampo: soffocata la rivoluzione, la donna tornò in condizioni di inferiorità. Un articolo del Codice Civile di Napoleone, accumunava donne sposate, minorenni e pazzi: tutta gente alla quale negare ogni attività pubblica e privata. Queste sono forse le conseguenze bibliche della donna che indusse Adamo a mangiare il frutto della conoscenza, per cui essendo stata l'autrice del peccato originale, fù relegata alla sola funzione del concepimento e ad alimentare il focolare domestico. Che fine avrebbe fatto l'uomo senza queste due primordiali funzioni vitali? La donna, anche sottomessa, fu una compagna straordinaria, la spinta vitale per un uomo che, grazie ad essa, vinse le paure e si lanciò alla conquista della vita, del pianeta e alla rivelazione dei suoi misteri ancestrali.(oggi alla conquista dell'Universo) Fu veramente un peccato l'aver mangiato il frutto della conoscenza, se andò proprio così? La donna continuava in silenzio ad essere la compagna fedele dell'uomo, dimostrando coraggio, carattere, sacrificio e abnegazione, qualità di cui oggi necessitiamo in tutti i campi operativi e che all'uomo, incominciano a mancare. In tutti questi anni e secoli, la donna ha accompagnato l'uomo in tutte le sue battaglie,pagando sulla propria pelle quelle che furono le sconfitte. L'uomo non divise invece le vittorie con la sua compagna, forte anche di moniti che giungevano da una Chiesa ferma e conservatrice. Papa Leone XIII nell'enciclica sul matrimonio: "L'uomo è capo della donna, siccome Cristo è capo della Chiesa. Quindi come la Chiesa è soggetta a Cristo, così le mogli eziando debbono essere soggette ai mariti in ogni cosa". Il Codice Penale e quello Civile rispettivamente del 1930 e del 1942, contengono norme a dir poco ottocentesche nei confronti della donna. Un esempio: l'adulterio è una colpa solo se commesso dalla moglie, non dal marito. Durante la seconda guerra mondiale, le donne partecipano in massa alla guerra di Liberazione in tutta Europa, dimostrando che il coraggio non è dote solo virile. E' giunta l'ora che alle donne venga dato per Diritto acquisito la responsabilità amministrativa e politica del Paese, senza concessioni maschiliste tipo "Quote rosa" e "Pari Opportunità", lo voglia o no il nostro sindaco e suoi consimili.
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