MOLFETTA - Via Papa Giovanni XXIII, la strada dei miracoli improvvisi. Non ad opera di un santo. Sono piuttosto giochi di prestigio, trucchi di magia, illusioni dei maghi della politica locale. Dopo l'articolo di Quindici (strana coincidenza), non solo sono stati eliminati i numerosi lecci rosolati al sole di questa estate, ma tutti quanti sono stati persino irrigati, forse “a secchiate” in assenza di un impianto d’irrigazione comunque necessario per una vegetazione arbustiva così giovane. La stessa Gazzetta del Mezzogiorno ha ripreso ieri mattina l’articolo pubblicato venerdì da Quindici online.
Un’operazione probabilmente eseguita di notte o alle soglie dell’alba, paradossalmente proprio dopo una pioggia intensa. Anche se ad oggi mancherebbe ancora sull’albo pretorio una determina ad hoc del settore comunale competente per l’esecuzione di un lavoro pubblico che alla fine ha assunto i caratteri di affidamento diretto e/o per urgenza o di reitero dell’incarico (tipologia di contratto ormai frequente negli uffici comunali, anche se non del tutto giustificata rispetto alle prescrizioni fissate dal Codice dei contratti e appalti pubblici).
Allo stesso tempo, questo tipo di lavoro potrebbe essere stato incluso in un’altra differente tranche operativa (ad esempio, manutenzione del verde pubblico) autorizzata dallo stesso Comune di Molfetta che ancora una volta, in questi casi, si rivela poco incline alla trasparenza amministrativa. In questo modo, decadrebbe anche la tutela della buona fede di aziende del settore che forse si fidano troppo della “comanda” improvvisa dell’assessore di turno.
Tuttavia, se sono stati piantati dei nuovi alberi e tutta l’area è stata irrorata, è necessario che ci sia anche un minimo impegno di spesa da parte del Comune di Molfetta: in assenza di una determina ad hoc si potrebbe anche palesare una possibile irregolarità, ma nel caso esistesse davvero un provvedimento scritto e pubblicato potrebbe anche trattarsi dell’ennesimo spreco di soldi pubblici.
I nuovi alberelli sarebbero, perciò, gli eredi minori di quegli splendidi pini abbattuti dalla ferocia umana e dalla cupidigia politica di qualche “affarista” amministrativo, non certo per proteggere l’incolumità dei cittadini dai rami pendenti e cadenti o per risanare il manto stradale dissestato per l’espandersi delle radici. Tra l’altro, non si spiegherebbe la ragione per cui non abbiano abbattuto tutti i pini e i lecci presenti in città che non solo potrebbero essere potenzialmente “pericolanti”, ma avrebbero anche dissestato la strada (come quelli di via Don Minzoni).
È alquanto inconsueto, ma facilmente giustificabile, che alla potatura si sia preferita la segatura e l'amputazione totale e radicale di quel polmone verde, tanto caro a molti cittadini. Le motivazioni reali potrebbero essere, invece, molto semplici e di bassa macelleria locale, proprio come quelle che hanno caratterizzato molte decisioni “ambientali” dell’amministrazione Azzollini.
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