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Mezzogiorno e Ue, coordinamento presidenti regioni del Sud
10 giugno 2005

ROMA – 10.6.2005 “Prospettive finanziarie dell'Unione Europea dal 2007 al 2013 e futuro delle politiche di coesione”. Questo il tema della riunione di coordinamento che si è tenuta a Roma, preso la sede della Regione Campania e che ha visto presenti i presidenti delle regioni del Mezzogiorno, oltre al ministro degli affari Esteri, Gianfranco Fini, il ministro per le Politiche Comunitarie, Giorgio La Malfa, Massimo Dalema e altri europarlamentari. La riunione si è rivelata molto positiva in quanto tutti i governatori presenti hanno confermato la volontà a volersi muovere insieme. “L'Europa può essere riacchiappata dal lato giusto che è quello della coesione sociale, della democrazia e della integrazione dei popoli”. Così si è espresso il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (nella foto), al termine della riunione dei governatori del Mezzogiorno. “Se qualcuno persevera nell'errore diabolico di una Europa che sembra segnata da interessi oligarchici - ha proseguito Vendola - rischia di consegnare il progetto politico a una indifferenza o a un rigetto da parte dei popoli europei. La voce della Regione Campania ha invece spiegato che i presidenti delle Regioni meridionali, dopo il voto del Parlamento europeo fissato per l'8 giugno, e quello per il Consiglio europeo del 16 e 17, torneranno a incontrare il governo italiano “per valutare se vi saranno modifiche tali da consentire un accordo o se invece bisognerà prendere atto dell'inaccettabilità della situazione”. Il governo italiano risponde da parte sua pronto a porre il veto sul bilancio che verrà discusso nel Consiglio europeo del 16 e 17 giugno se sarà approvata la proposta lussemburghese di ridurre i fondi di coesione, tra i quali vi sono le risorse destinate alle regioni meridionali. Il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini ha affermato che “non si può prescindere dal merito e non si possono mortificare le aree del Mezzogiorno. Se dovesse essere necessario ci assumeremo la responsabilità di porre il veto, molto probabilmente non da soli”. La mediazione lussemburghese consiste nel ridurre dall'1,27% all'1% le risorse della politica di coesione, in alternativa, di limitare al 2010, la durata del finanziamento che attualmente è fissato al periodo 2007-2013. “Dopo il voto francese, e quello olandese - ha aggiunto Fini - i governi oggi devono avvertire la necessità di far capire ai loro popoli che l'Europa non è contro gli interessi nazionali”. Meno Europa e quindi riduzione del bilancio oppure, come dovrebbe essere, più Europa e dunque più forte spinta affinché non vi siano passi indietro? Lucrezia Pagano
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