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Marcia trionfale
15 luglio 2001

Poteva essere una seduta di insediamento all’insegna del fair play, come si conviene ad ogni inizio di legislatura. Invece si è trasformata in uno scontro tra maggioranza e opposizione, come se si fosse ancora in campagna elettorale. Eppure il sindaco Tommaso Minervini nella sua prima conferenza stampa aveva dichiarato che le elezioni erano chiuse e che si doveva cominciare a lavorare per il futuro. Ma il primo cittadino non ha perduto l’occasione per dimostrare che ormai è lui che comanda e che non ha tempo per ascoltare le opposizioni. Non solo, come si rileva dalle cronache di questo giornale, nei suoi interventi pubblici, continua a fare campagna elettorale contro la passata amministrazione (dimenticando colpevolmente di averne fatto parte). E il prode Tommaso, che ieri lamentava di non avere voce e spazio all’interno della maggioranza di centro-sinistra, di cui si era dichiarato minoranza, oggi assume gli stessi comportamenti che attribuiva al suo predecessore sindaco Guglielmo Minervini. E li assume in modo palese, in aula, tacitando tutti, prendendo la parola quando vuole, dimenticando che esiste la figura del presidente del consiglio comunale al quale detta i comportamenti (al punto da far esclamare al consigliere di opposizione Nunzio Fiorentini: “Sindaco, il presidente non è stato ancora interdetto!”). Parla anche a nome della maggioranza, che frettolosamente si inventa il capogruppo Giusy De Bari di “Forza Italia”, per fortuna subentrato all’assessore Ancona, altrimenti la coalizione sarebbe rimasta orfana di un portavoce, considerato il mutismo dei suoi rappresentanti. Il sindaco non ha preso esempio nemmeno dal suo referente nazionale, Berlusconi, che nella seduta di insediamento alla Camera ha utilizzato tutto il fair play possibile, almeno per salvare l'apparenza. Tommaso Minervini, invece, messa da parte la maschera di buonismo utilizzata in campagna elettorale, ha mostrato un volto arrogante, perfino durante gli interventi dei consiglieri comunali di opposizione, dimostrando fastidio e snobbandoli con un atteggiamento di noncuranza (rivolgendo lo sguardo dalla parte opposta di chi parlava, con grande disinteresse). Qui non siamo alla mancanza di fair play, ma di buona educazione. Probabilmente il sindaco si è calato perfettamente nella mentalità di quella destra (la peggiore) che ha scelto, dopo l’abiura della sua militanza di sinistra. Transit. Togliere la parola a un’opposizione striminzita e impotente, significa voler mostrare i muscoli, facendo capire a tutti chi comanda, anche ai partiti che lo hanno sostenuto (come del resto è apparso evidente in consiglio comunale, malgrado la presenza dei parlamentari Azzollini e Amoruso) e come andranno le cose in questi cinque anni. In questo è stato coerente con quanto dichiarava in campagna elettorale, quando sosteneva di non dover rispondere a nessuno. Insomma, ciò che rimproverava a Guglielmo Minervini e che, a suo dire, lo avrebbe portato sulla sponda opposta, ora lo mette in pratica egli stesso, almeno a giudicare dalla sua prima uscita istituzionale. Anche il rifiuto di concedere la vice presidenza del consiglio alla minoranza e di non accogliere l’invito a inserire una donna nella giunta (come previsto dallo Statuto comunale, a pena di nullità) conferma uno scarso senso della democrazia da parte di chi dovrebbe rappresentare l’intera comunità cittadina. Infine il coup de théatre di prendere la fascia tricolore dal banco del presidente del consiglio e indossarla, pronunciando il giuramento, cogliendo tutti di sorpresa (anche il segretario generale Lentini), per bloccare il dibattito e accelerare i tempi per partecipare al concerto autocelebrativo della marcia trionfale dell’Aida e delle musiche verdiane (senza orchestra), ne fa un perfetto faraone, come ironicamente lo disegniamo nella vignetta di questo mese, col fido Pino obbediente. Che dire, poi, del presidente del consiglio, Pino Amato, apparso in difficoltà nel controllare il dibattito (imbarazzato, confuso, malgrado avesse indossato l’abito della festa), che aspettava gli ordini dal sindaco per ogni cosa, dimostrando scarsa autonomia e poco senso istituzionale, anche quando non è riuscito a collocarsi al di sopra delle parti nel dirigere il consesso. Colpa dell’inesperienza? Vedremo. Qualche parola consentiteci di esprimere sull’atteggiamento della consigliera Carmela Minuto del Cdu, figlia d’arte (il padre Angelo ha militato per anni nella Dc), della quale in passato abbiamo apprezzato l’autonomia di giudizio rispetto alla sua coalizione, ma che in questa circostanza, inspiegabilmente, non è riuscita ad esprimere un sia pur velato dissenso dalla mancata presenza di donne nell’esecutivo. Votare contro la maggioranza sarebbe stato antipatico, ma un’astensione, che tra l’altro non influiva sul risultato finale ampiamente maggioritario, le avrebbe procurato un positivo ritorno di immagine. Ha preferito anch’ella adorare il suo faraone maschilista ventilandolo nell’afa di un’aula che ha perduto all’improvviso l’aria condizionata in una “calda” serata estiva. Uno spettacolo squallido che le telecamere di un’emittente televisiva locale hanno diffuso nella città, che ha reagito con disgusto, come confermano i commenti negativi dei cittadini registrati anche su “Quindici on line” il nostro quotidiano in Internet. Una pagina nera nella storia del consiglio comunale di Molfetta, che ci auguriamo sia frutto solo della fretta di assistere all’atteso concerto e dell’inesperienza dei neo consiglieri comunali e dello stesso sindaco, anch’egli alla prima esperienza in quel ruolo. Gli consiglieremmo, perciò, di procurarsi tra i vari consulenti di cui si vocifera, anche uno all’immagine: uno in più non inciderà più di tanto su un bilancio che prevederà oltre ai citati consulenti, anche altri 4 assessori a carico della cittadinanza: e poi si parla di buchi di bilancio! “Non vorrei essere uno schiavo, ma non vorrei neanche essere un padrone. Questo esprime la mia idea di democrazia ” (Abraham Lincoln), altrimenti, diceva Platone, “la democrazia si muta in dispotismo”. E non crediamo che questa sia la volontà di chi ci governa, ma bisogna allontanare le tentazioni di assolutismo che il potere provoca.
Autore: Felice de Sanctis
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