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Manuela Centrone: visita guidata nel giardino dell'Eden
15 ottobre 2005

Un 'umanesimo' sperimentale informa di sé l'attività pittorica della giovanissima Manuela Centrone. Molfettese, nata nel 1980, laureata a Venezia nel 2004 presso l'Accademia di Belle Arti, l'artista vanta già esperienze importanti come la partecipazione alla Mostra Internazionale di Fotografia “Marghera Fotografia” e l'allestimento delle personali “Dedali e Icari”, “Sotto la superficie” e “Nucleidi”. Un'esperienza creativa fondata sull'attento studio anatomico della figura umana, foriero della realizzazione di disegni dal vero poi fotocopiati su lucidi successivamente sovrapposti. Con conseguente effetto, tutt'altro che straniante, di indistinguibilità dell'uomo dall'ambiente circostante, a determinare nell'osservatore la consapevolezza dell'esistenza di una superiore armonia cosmica di cui l'individuo è parte integrante. Substrato dell'impeto creativo che ha prodotto i dipinti (rigorosa la scelta dell'olio su tela) della personale “Visita guidata al Giardino dell'Eden”, realizzata nella Sala Colonnato, presso il Palazzo della Provincia a Bari, una serie di input di natura artistico-letteraria, accanto a suggestioni maturate nel corso di viaggi. Il contatto con la Martinica ha fatto germogliare 'les fleurs de porcelaine', col rosso di calici che si protendono al cielo come mani e un malcelato senso di fragilità, che persistentemente coesiste con lo slancio ascensionale di alcune tele. Un'istanza alla concordia universale è ravvisabile tra le pieghe del “Convivium”, con la presenza quietante del rosa a rivitalizzare il mito classico, segnatamente platonico, dell'armonico consesso di sapienti in cerca di risposte agli interrogativi esistenziali. Ma una verità assoluta non è data, secondo quanto esprime il dittico, realizzato nel 2005, “A domanda” “Risposta oppure enigma”, frutto di un'accurata sperimentazione formale volta a conseguire l'idea dell'acquerello mediante l'uso di colori ad olio. La tela sembra, attraverso una differente dislocazione di tonalità cromatiche affini, suggerire l'idea dell'infinità dei punti di vista secondo cui un problema può essere analizzato e le aporie che ne conseguono e sanciscono l'arenarsi della ragione nel dedalo di molteplici possibilità. I fiori, presenza ricorrente (si pensi al 'Nontiscordardime'), gli oggetti di cui l'uomo si alimenta (la “Noix de coco”), singoli dettagli anatomici sono scorsi al setaccio di un immaginario creativo che parcellizza, per poi proiettare nell'essere totale la realtà circostante. Una creatività che riesce felice anche nelle macro-composizioni, come il trittico della laurea, variazione sul tema della cacciata dell'uomo dall'Eden. La vicenda, cara a Masaccio e Masolino da Panicale, risolta in ideale dittico col serpente a fungere da anello di congiunzione in un Mosaico Pavimentale della Cattedrale di Otranto, è oggetto di tripartizione. Al centro si collocano le insegne del male (il Diavolo tentatore in forma di rettile, la mela), cui si correlano, nei pannelli laterali, la nudità di Eva, frutto di attento studio anatomico, e la frustrazione di Adamo. Spicca, tra le tele, una suggestiva rievocazione della vicenda di Ofelia. L'Ophélie di Rimbaud era già stata fonte ispirativa dell'artista in precedenti dipinti, con la poeticissima icona della 'bianca Ofelia' che, alla luce delle stelle, torna lungo il fiume a cercare i fiori colti il giorno della sua morte. “Cosa resta di Ofelia?” (2004) sorprende l'eroina shakespeariana in un momento ben differente da quello immortalato dal Millais (1852) in 'raffinata idealizzazione' (Adorno). A catalizzare l'attenzione non sono le vesti della fanciulla 'appesantite dall'acqua' che lentamente la trascinano negli abissi. La Centrone sembra condurre alle estreme conseguenze il racconto della regina Gertrude, che paragona Ofelia a 'una creatura nata e vissuta' nell'elemento acquatico. Quella che viene rappresentata non è una morte nel fango che spegne il canto, ma un dolce ritorno in grembo alla natura. Vittoria sulla follia e promessa di quiete. Gianni Antonio Palumbo gianni.palumbo@quindici-molfetta.it
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