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Mammografia all'ospedale: centro di eccellenza, ma quanti problemi
15 febbraio 2016

Il rapporto tra i cittadini molfettesi e gli operatori della Sanità dell’Ospedale “Mons. Bello” è sempre stato improntato sulla reciproca stima. Da tempo immemore i cittadini si rivolgono alle strutture del nosocomio molfettese ricevendo diagnosi, cure ed eventuali riabilitazioni. E senza tema di smentita, è possibile affermare che esiste l’intenzione, sommersa, soffusa, strisciante ma costante, di relegare la struttura ospedaliera molfettese ad un ruolo subalterno rispetto a nosocomi viciniori. E questa è una cosa inaccettabile. A ciò si aggiunga che, uno dei servizi di eccellenza, quello dedicato alla prevenzione dei tumori della mammella, per da circa un mese ha registrato l’interruzione del servizio di mammografia a causa di un guasto all’apparecchio. Il servizio di mammografia da martedì 2 febbraio ha ripreso a funzionare ma rimane l’arretrato di circa 300 prenotazioni rimaste inevase. Il gruppo di lavoro “Cultura e Coesione sociale” di Agenda 21 ha convocato urgentemente una riunione tesa ad individuare tutte le strategie possibili per colmare la dicotomia creatasi a causa dell’interruzione del servizio. Il polo molfettese di prevenzione e diagnosi dei tumori della mammella, è allo stremo. Da sempre punto di riferimento anche delle pazienti delle città vicine, da qualche tempo registra effetti negativi dovuti alla situazione del medesimo servizio dell’Ospedale San Paolo, anch’esso polo di eccellenza di riferimento non solo delle pazienti dell’hinterland barese ma provenienti anche dalle province di Taranto e Brindisi. Il Dr. Nicola La Forgia, Presidente della Lega Tumori, sezione di Molfetta, ha confermato lo stato di grave sofferenza in cui versa il servizio. Il disservizio creato dal mancato funzionamento del macchinario non ha fatto altro che esasperare una situazione pre-esistente. Il dott. La Forgia suggerisce l’utilizzo di un mammografo “di riserva” già in possesso della ASL BA, non di ultima generazione ma funzionante e giacente in deposito, da utilizzare in caso di default del macchinario “principale”. La situazione di emergenza è destinata ad amplificarsi a causa dell’alto numero di follow-up di donne operate, dall’altrettanto alto numero di donne che si sottopongono a procedure di prevenzione, e dal maggiore rischio per le cittadine molfettesi e dei paesi vicini, di ammalarsi di cancro alla mammella, secondo studi epidemiologici della Regione Puglia. Il dr. Ottavio Balducci e Angela Sciancalepore, coordinatori del gruppo, suggeriscono l’ipotesi che il cosiddetto mammografo di riserva, se installato, possa essere utilizzato contemporaneamente all’altro apparecchio, al fine di ridurre liste di attesa visto che anche le prenotazioni per l’anno 2017 sono esaurite, ma il dott. La Forgia afferma di non nutrire speranze verso questa ipotesi che comporterebbe l’utilizzo di un altro medico senologo e di un altro tecnico radiologo e quindi di un maggior costo per la sanità regionale. L’incontro ha permesso di affrontare problematiche più ampie dell’ospedale di Molfetta. Il presidente della sezione Auser di Molfetta Sebastiano Gadaleta ha evidenziato i gravi problemi che la popolazione over 75 è costretta ad affrontare a causa della dispersione sanitaria. Molti anziani, non sempre riescono, a causa di patologie o per problemi economici, a raggiungere poli ospedalieri lontani e quand’anche vi fossero le condizioni economiche, non sempre vi è un congiunto disposto ad accompagnare il malato. Per questi motivi il malato anziano desiste, come conferma il dr. Vito Veneziano fiduciario dell’Ordine dei Medici, con grave danno per sé e per la sanità costretta a coprire i costi di una cura, costi maggiori rispetto ai costi di prevenzione. La Presidente del Tribunale del Malato Marta Pisani e la Presidente della Consulta Femminile Alina Gadaleta Caldarola ribadiscono la necessità del mantenimento delle strutture sanitarie ospedaliere esistenti per arginare il depotenziamento in atto del nosocomio molfettese, suggerendo, attestata la disponibilità del medico specialista già in servizio al Distretto ospedaliero attiguo al servizio di prevenzione dei tumori alla mammella, un incremento del servizio di ginecologia. Il gruppo si esprime favorevolmente rispetto a questa proposta e quella del dr. La Forgia dell’utilizzo di un ulteriore mammografo, ma la proposta forte che il tavolo di concertazione che Agenda 21 ha promosso è quella di superare la dicotomia tra il servizio ospedaliero svolto per la prevenzione e cura dei tumori della mammella e il servizio del distretto svolto dall’ambulatorio di ginecologia per la prevenzione e la cura dei tumori della sfera genitale femminile. Si propone quindi un protocollo d’intesa tra ospedale e distretto per la condivisione di specialisti, strutture ed apparecchiatura per rendere più facile ed economico l’accesso delle donne alla prevenzione, alla diagnostica ed alle cure. Il potenziamento di questo sevizio gioverà al “mantenimento in vita” del nostro ospedale che assumerebbe una valenza non solo cittadina ma di una più ampia utilità per tutto il nord barese. Il problema, prioritario, necessita di una mobilitazione che porti a rivedere piani di ridimensionamento delle strutture sanitarie prese a livello politico senza tener conto delle necessità dell’utenza e delle potenzialità degli operatori sanitari. E di questo il gruppo “Cultura e coesione sociale”, siamo certi, se ne farà carico. 

Autore: Beatrice Trogu
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