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Lillino Di Gioia: per la mia vittoria, determinanti i voti del centro Parla il vincitore delle Primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra
15 dicembre 2005

Dopo la clamorosa vittoria nelle elezioni primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra, che lo ha visto prevalere con il 40,8% dei voti sui candidati dei Ds Mino Salvemini, della Margherita Cosimo Altomare e dei Movimenti Vito Copertino, Lillino Di Gioia espone a “Quindici” la sua analisi del voto e i suoi progetti. A cosa attribuisce la sua larga vittoria alle primarie? “Come ho già detto in occasioni pubbliche, ero certo di vincere e con almeno duemila voti. E tanti sarebbero stati su quattromila votanti; abbiamo superato i seimila e questo spiega il risultato finale, i circa seicento voti in più rispetto a quelli che mi attendevo. Un consenso che attribuisco alla grande forza organizzativa messa in campo. De Robertis, De Cesare, Mariano Caputo, che mi hanno appoggiato, sanno fare campagna elettorale, mantengono il loro consenso da un appuntamento elettorale all'altro, sommando i loro voti era facile prevedere quanto avrei raggiunto. Di mio ci ho messo l'aver lavorato come un matto, girando per le strade, incontrando il popolo, quella fascia di elettorato che forse la sinistra non è capace di contattare. Sono stato avvantaggiato dal fatto di essere conosciuto, molto più dei miei avversari”. C'è chi ha parlato di voto inquinato, lo sa? “Non riesco a capire, questo centrosinistra mi pare un pesciolino rosso in una boccia, pronto ad abboccare al primo amo che passa, magari di chi ha i suoi interessi nel farci perdere quest'occasione unica di tornare al governo della città. Ho detto da sempre che puntavo all'elettorato di centro, del resto non sarebbe stato possibile vincere, basti guardare i dati delle ultime elezioni amministrative, con un centro sinistra largamente minoritario e il centrodestra di Tommaso Minervini oltre il 60%, se non spostando sulle nostre posizioni parte dell'elettorato di centrodestra. Non ha fatto la stessa cosa la Borsellino, lo stesso 4 dicembre, in Sicilia, chiedendo nella sua terra, quella di 61 collegi a zero per la Casa delle libertà alle ultime politiche, il consenso di tutti i siciliani? Ripeto, ho puntato ad una fascia di città popolare, che si è riconosciuta in me, più che nei miei antagonisti”. Come procederà ora? “Sono sereno ed attendo, almeno per qualche giorno ancora, le decisioni dei partiti della coalizione. Mi meraviglia la capacità che il centrosinistra ha di farsi del male. Avremmo dovuto, noi quattro candidati, il giorno dopo le primarie, salire sul palco, presentarci uniti, dare l'immagine di coalizione capace di accogliere e superare le sfumature al suo interno. Invece, ricominciano i distinguo, mi piacerebbe ricordare a tutti che siamo appunto una coalizione, che accoglie sì anime diverse, ma che deve reciprocamente accettarsi, di cui mi sento solo primus inter pares”. È consapevole di essere vissuto, quanto meno dal popolo di sinistra, come estraneo alla coalizione stessa? “Sono pronto ad accettare un confronto pubblico con tutti, vorrei capire cosa mi può essere rimproverato nella mia storia personale e politica, non ho timori da questo punto di vista. La politica è sempre stata la mia passione, lo si chieda a mia moglie che non smetterà mai di rimproverarmelo, ho venduto delle proprietà per pagarmi le campagne elettorali, nessuno può dire che mi sia arricchito. Vorrei ricordare anche che, prima delle amministrative, ci saranno le politiche, in cui queste differenze non avranno senso, si sta andando verso il Partito democratico e noi, qui a Molfetta, invece ragioniamo facendoci la guerra gli uni con gli altri. Con questo non voglio certo dire di essere un uomo di sinistra, ma ricordo a tutti coloro che ora hanno mal di pancia, che questa è una coalizione, che deve unire centro e sinistra e sono pronto a riconoscere alla sinistra una rappresentanza al 60%”. A proposito di coalizione, intende procedere ad ulteriori allargamenti? “Lo ripeto, non prenderò alcuna decisione autonomamente, senza il consenso degli altri, sarà quella che ha portato alle primarie a stabilire eventuali allargamenti. Se nel suo complesso deciderà di chiudersi, non ci saranno problemi, rimarremo a questo stato delle cose, se, invece, si vorrà provare in tutti i modi a sconfiggere il centrodestra che si sta costituendo più forte che mai, allora si prenderanno altre decisioni. Il nostro nemico è il centrodestra, per avere delle possibilità, dobbiamo vincere prima di tutto alle politiche di aprile, essere già da allora il 51%”. Come arriverà alla definizione del programma? “Intendo rispettare quanto previsto dal Documento politico-programmatico, che prevede la redazione del programma entro 60 giorni. A gennaio aprirò una fase di ascolto, solo dopo, nella prima settimana di febbraio, si potrà arrivare ad una sintesi”. Le formazioni politiche che hanno organizzato le primarie erano ben 19, crede che tutte debbano tradursi in liste? “Penso sia necessaria una semplificazione, per esempio posso dire che le liste civiche che mi hanno sostenuto daranno origine a due, massimo tre liste.” Ha avuto contatti con gli organi regionali della Margherita? “Non solo prima delle primarie, ma anche dopo si sono congratulati per il successo: le ricordo che io sono un dirigente regionale della Margherita”. Lella Salvemini lella.salvemini@quindici.molfetta.it
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