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Legambiente: la transizione ha danneggiato la comunità Intervista al presidente del circolo locale e al suo legale
15 aprile 2007

Per riflettere ancora sulla “vicenda Mazzitelli” e sul modo in cui è stata gestita dall'amministrazione comunale, partiamo da un dato di realtà: la stessa amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Antonio Azzollini ha deciso l'aumento della tassa sulla spazzatura. Un fatto inconfutabile, che ogni cittadino è in grado di capire e con cui dovrà fare conti spiccioli, quando si troverà costretto a tirar fuori più denaro. Un aumento obbligato, date le ristrettezze del bilancio comunale? Legambiente di Molfetta, da sempre assai attenta alla gestione dei rifiuti, sostiene di no, commentando la conclusione dell'azione giudiziaria a carico dell'impresa Mazzitelli e chiarendo che sarebbe stato diverso stato dal punto di vista economico e ambientale se il Comune non avesse fatto la scelta della transazione. Quindici ha incontrato Vanna Grillo, presidente molfettese dell'associazione ambientalista e l'avv. Rosalba Gadaleta, che ha l'ha rappresentata legalmente nel processo Mazzitelli. Avv. Gadaleta, come valuta la sentenza relativa all'impianto di compostaggio gestito dalla ditta Mazzitelli? “Le motivazioni avvalorano le nostre perplessità circa l'opportunità di definire tramite una transazione la complessa vertenza in corso con la Mazzitelli Spa, che non solo non prevede la rifusione in favore di Comune e ASM dei maggiori costi sostenuti per lo smaltimento rifiuti, ma prolunga la gestione dell'impianto da parte della concessionaria. Le valutazioni del giudice penale sulla responsabilità dell'impresa sono state pesanti. Infatti, la sentenza ha messo in evidenza che l'imputato è recidivo per quanto riguarda la violazione delle norme sullo smaltimento dei rifiuti e che, pur essendo pienamente consapevole dei limiti tecnici dell'impianto, ha continuato ad accettare rifiuti, provenienti anche da fuori regione, al solo scopo di aumentare i profitti, disinteressandosi della sua corretta gestione. In virtù di quanto è emerso dal processo e dalla sentenza, il Comune, anche ai fini della stipula della transazione, avrebbe dovuto porsi il problema della permanenza in capo alla società Mazzitelli, concessionaria di un'opera pubblica e di un pubblico servizio, della permanenza dei requisiti oggettivi e soggettivi per la prosecuzione della gestione”. Cosa intende fare a questo punto Legambiente di Molfetta? Avvocato Gadaleta: “Ci siamo attivati, facendo ricorso al D.Lgs. 195/2005 sull'accesso alle informazioni di carattere ambientale, per porre in essere i controlli ed attivare gli strumenti di partecipazione al procedimento amministrativo consentitici dalla legge, al fine di accertare la regolarità delle successive autorizzazioni che l'impresa Mazzitelli chiederà a Provincia e Comune. Con un'istanza del 19 marzo abbiamo chiesto di conoscere le eventuali richieste di ampliamento dell'impianto presentate dalla Mazzitelli s.p.a.. Al tempo stesso abbiamo domandato alla Provincia, in virtù del contenuto della sentenza, la revoca dell'autorizzazione in precedenza rilasciata a Mazzitelli, essendo palesemente venuti meno i requisiti per l'autorizzazione alla gestione dell'impianto di compostaggio”. Come pesa in generale sulla gestione dei rifiuti a Molfetta la conclusione della vicenda Mazzitelli? Vanna Grillo: “Quella dell'impianto di compostaggio, finanziato con soldi pubblici, è stata un'occasione persa. Associazioni ambientaliste e la stessa ASM hanno sostenuto la raccolta differenziata dei rifiuti organici finalizzata al compostaggio, ma paradossalmente non è mai stato prodotto compost. L'organico è circa il 40% in peso dei rifiuti totali prodotti, se fosse avviato alla produzione di compost alleggerirebbe notevolmente lo smaltimento. L'impianto andava gestito correttamente, ma non è stato così. Se l'impianto funzionasse come progettato e come la tecnologia consente, si produrrebbe dai rifiuti organici un compost di qualità, da vendere come fertilizzate, guadagnandoci, mentre dal resto dei rifiuti indifferenziati si avrebbe un materiale stabilizzato, che peserebbe meno in discarica, con un risparmio per le casse comunali, da utilizzare eventualmente anche come materiale di riempimento”. Quali sono stati i costi per la collettività di questa operazione? Vanna Grillo: “Il Comune di Molfetta ha aumentato la tassa per lo smaltimento rifiuti, visto che i costi di gestione sono diventati più elevati per il fatto che i rifiuti che dovevano essere conferiti all'impianto di compostaggio con una tariffa agevolata, sono stati smaltiti nelle discariche di Trani e Andria ad un costo quasi doppio rispetto a quello preventivato. Obiettivo della costituzione delle parti civili nel processo penale era quello di chiedere la condanna dell'impresa Mazzitelli alla restituzione delle maggiori spese sostenute dalla collettività, oltre al risarcimento del danno ambientale. Questo non è avvenuto, perché il Comune, come si sa, non ha mantenuto la propria costituzione di parte civile nel processo penale e quindi non ha beneficiato di nessuna condanna patrimoniale a carico dell'impresa; al tempo stesso la transazione sottoscritta con l'impresa Mazzitelli prevede a carico della società solo il compito di ripristinare l'impianto (da essa stessa reso inservibile), di ammodernarlo e potenziarlo. La transazione, dunque, va ad esclusivo vantaggio della società concessionaria. Per i guasti e dei danni inerenti al passato nulla è dovuto al Comune e quindi a noi cittadini”. Si può dire, quindi, che la scelta fatta dall'amministrazione comunale nei confronti della Mazzitelli finisca per ricadere su tutti i molfettesi? Vanna Grillo: “Sarebbe bastato gestire correttamente il contenzioso, anche il giudizio arbitrale, e non sarebbe stato necessario aumentare la tassa per i rifiuti. Se non ci fosse stata la transazione, se il Comune fosse andato avanti nel processo avrebbe avuto una condanna provvisionale, per il danno subito. Ci sarebbe quanto meno uno scenario diverso, recuperando soldi da Mazzitelli. Sembra una specie di Robin Hood alla rovescia, che prende il denaro ai poveri, invece che dai ricchi”. Quali sono le proposte di Legambiente-Molfetta in merito alla gestione dei rifiuti in città? Vanna Grillo: “Si dovrebbe potenziare la differenziazione con la raccolta porta a porta, fatta anche qui vicino, a Barletta per esempio, se l'impianto di compostaggio ricomincia a funzionare si porteranno lì i rifiuti organici, con un abbattimento dei costi, anche perché uno dei pochi vantaggi della transazione è quello di tenere prezzi bassi per lo smaltimento. È paradossale che si tratti il rifiuto, che è una vera e propria fonte di reddito ormai, come un prezzo che grava sulla cittadinanza, ce ne manca la cultura. Anche a livello comunale, poi, bisognerebbe spingere verso la diminuzione della produzione di rifiuti, di cui non si parla nemmeno nel Piano dei rifiuti regionale”. Un'ultima battuta sull'impianto per la produzione di combustibile derivato da rifiuti (CDR), qual è la posizione di Legambiente - Molfetta? Vanna Grillo: “Innanzitutto siamo assolutamente contrari a che vengano seguire delle procedure semplificate previste quando si tratta di ampliamento e adeguamento di impianti esistenti; è quello che probabilmente l'impresa intende fare, avendo l'impianto di compostaggio soggetto ad adeguamento, mentre l'impianto per il CDR è da costruire ex novo. Le procedure semplificate comporterebbero una valutazione più semplificata delle caratteristiche dell'impianto e del suo impatto sull'ambiente. Detto ciò, produrre CDR da avviare a combustione ha senso solo all'interno di un piano che preveda quanto più è possibile il riciclo di tutte le componenti riutilizzabili e pensi alla produzione di combustibile esclusivamente per quel che rimane.“
Autore: Lella Salvemini
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