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Le primarie a Vendola: ha vinto il popolo pugliese. I candidati di Molfetta Le schede alle Regionali
15 febbraio 2010

Il popolo pugliese ha sconfitto, sonoramente, le oligarchie partitiche romane. I pugliesi hanno sconfitto quel pugliese che si ritiene tale, semplicemente perché attracca la sua barca nel porto di Gallipoli. I pugliesi hanno smentito quei ragionieri della politica che volevano svendere la nostra regione per lucrare altrove. Il popolo di Puglia ha premiato quanto di buono è stato fatto in questi cinque anni dalla Giunta Vendola. Questa potrebbe essere la sintesi di quanto accaduto domenica 24 gennaio, quando il popolo delle primarie, con oltre il 70% dei voti, ha dato mandato a Nichi Vendola di guidare il centro sinistra nella imminente competizione elettorale di fine marzo, con l’intento di sconfiggere il centro-destra e riconfermarsi alla Regione Puglia. Valutando bene le primarie si potrebbe capire che non ci sono sconfitti. Non lo è Francesco Boccia che, con un po’ di masochismo, sapeva di andare incontro ad una pesante disfatta; forse non lo è neanche Massimo D’Alema, che ha cercato in tutti i modi di essere coerente con la sua strategia, seppure sbagliata, rimettendoci la faccia; non lo è Pierluigi Bersani, il segretario nazionale del PD che, sicuramente, oggi è più libero di guidare il partito, non avendo più D’Alema tra i piedi, l’ombra che lo seguiva. Il vincitore non è neanche lo stesso Vendola che, comunque, non ha dimostrato buone capacità nella gestione della sanità pugliese, in attesa di eventuali conseguenze giudiziarie. Il vero vincitore delle primarie è stato il popolo pugliese che ha dimostrato all’Italia intera, nonostante l’assedio mediatico, come la politica è dei cittadini, come nel Paese c’è una voglia di partecipare e di decidere, senza lasciare che le scelte vengano prese nelle segrete stanze dei partiti, da politici che dimenticano di essere dei semplici rappresentanti dei cittadini; ed è al giudizio di questi ultimi a cui dovrebbero costantemente sottoporsi. Alla fine l’indecisione tragicomica del PD regionale sulla ricandidatura di Vendola, durata per diversi mesi e sfociata nelle Primarie, è stata salutare per lo stesso Vendola che ha avuto la legittimazione del popolo, ha usufruito di una notorietà mediatica nazionale senza precedenti, ed ha lasciato nella confusione il PDL (che ha atteso l’esito delle primarie per ufficializzare la candidatura di Rocco Palese). Primarie utili anche per svelare il vero volto dell’UDC, tanto conteso da entrambe le parti, ma che alla fine sta cercando di vendersi al miglior offerente, riproponendo la più indecente politica democristiana che tanti danni ha fatto al nostro Paese in passato. Ora Pierferdinando Casini, dopo aver tanto corteggiato il PD sostenendo Boccia, sta cercando di imporre il suo candidato, Adriana Poli Bortone, al PDL; continua a sostenere che Vendola è troppo comunista (eppure fa la Comunione come lui in Chiesa, ndr), e non svela quali sono i suoi veri interessi sulla nostra Regione. La conseguenza, almeno in Puglia, sarà un UDC isolato al centro, e la politica dei due forni, tanto difesa da Casini, produrrà serie scottature per qualcuno. Focalizzando l’attenzione sulla nostra città, il risultato di Vendola alle primarie è stato quasi un plebiscito (quasi il 90% dei consensi su oltre 2.600 votanti). Un risultato che può essere collegato al forte sostegno che a Molfetta, il governatore Vendola, ha ricevuto dall’assessore regionale Guglielmo Minervini (suo sostenitore dalla prima ora), unico tra i candidati alla segreteria regionale del PD che è rimasto coerente con quanto promesso nelle primarie dello scorso ottobre. Il suo supporto a Vendola non è mai mancato, anche quando gli orientamenti del suo partito andavano da tutt’altra parte; ora rivendica, con orgoglio, come le sue scelte sono state determinanti anche per mantenere l’unità del partito, seriamente compromessa da scelte insensate e poco autonome del segretario regionale Sergio Blasi. Per Guglielmo Minervini è stata una rivincita anche contro la corrente interna al PD molfettese, quella che fa capo a Piero de Nicolo (possibile altro candidato molfettese del PD, per la corrente che fa capo al sen. Alberto Tedesco), che avrebbe dovuto sostenere Boccia (considerando la sua appartenenza alla mozione Blasi). Ma il camaleontico de Nicolo, comprendendo il clima pro-Vendola, avrà dirottato i suoi voti su quest’ultimo. Sul versante centro-destra, forti malumori all’interno del PDL molfettese per la scelta del senatore Antonio Azzollini di candidare al Consiglio Regionale il suo uomo di fiducia (quello che può essere definito il sindaco occulto della nostra città), il segretario cittadino Antonio Camporeale; quindi, rimandato alla prossima occasione, il presidente del Consiglio Comunale, Nicola Camporeale, in un primo momento dato quasi per certo. Ma sul nome di Antonio Camporeale (che come il sindaco è un altro ex comunista pentito) sembrerebbe non esserci la compattezza del partito; molti esponenti del PDL locale sembrerebbero stufi di allinearsi alle scelte imposte dal grande capo (ci potrebbero essere molte promesse non mantenute dal senatore) e sarebbero pronti a progettare una imboscata già nelle prossime elezioni, dirottando i loro pacchetti di voti su altri candidati. Sul candidato del PDL si sta cercando l’appoggio di tutto il centro- destra molfettese, anche se alcune indiscrezioni parlano di alcuni assessori comunali già al lavoro per altri candidati non molfettesi: Vincenzo Spadavecchia a sostegno di Massimo Cassano e Mauro Magarelli per il candidato sostenuto dall’on. Francesco Amoruso. Incerta la candidatura dell’altro consigliere regionale uscente, Francesco Visaggio, che ha cercato di rientrare nella corte di Azzollini ma, fino ad ora, ha trovato la porta chiusa. Ancora da definire le candidature dell’ex sindaco, Tommaso Minervini, per Sinistra Ecologia e Libertà, di Antonello Zaza per Rifondazione Comunista e del dott. Domenico Cives per L’Italia dei Valori. Insomma, dopo tanta attesa, la campagna elettorale sembra essere iniziata anche a Molfetta e i tabelloni pubblicitari pieni di volti (qualcuno ha deciso di coprirsi con quanto fatto in questi cinque anni, ndr) ne sono una testimonianza. Di certo la nostra città avrà i suoi rappresentanti in Consiglio Regionale solo se ci saranno candidati in grado di captare voti anche fuori dalle mura amiche. Che vinca il migliore, anzi che vinca la buona politica!

Autore: Roberto Spadavecchia
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