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Le donne molfettesi che seppero rialzarsi dalla guerra Un omaggio delle Associazioni “Eredi della storia” e Anmig
15 marzo 2022

Le associazioni Eredi della Storia e A.N.M.I.G. in occasione della “Giornata Internazionale della donna”, rivolgono un pensiero particolare a tutte quelle donne coraggiose che, nei momenti difficili, seppero rimboccarsi le maniche ed addirittura sostituirsi agli uomini, risollevando le sorti della nazione. Con lo scoppio della Grande Guerra (1915 – 1918), la donna fu chiamata a sostituire gli uomini impegnati al fronte nelle fabbriche, alle poste, nei campi e nelle scuole. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, le crocerossine che servirono nei reparti medici, condividendo con i soldati le sofferenze delle ferite ricevute in battaglia. Vi furono anche delle ragazze che attraversarono il fronte tra le bombe e le scariche dei fucili per portare ordini e vettovaglie; tra queste vogliamo ricordare Maria Abriani che si guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: ‘‘Durante un combattimento, guidò con ardimento un comandante di avanguardia […] rimanendo impavida esposta al fuoco avversario”. Molte furono le donne molfettesi impegnate in questi ruoli contribuendo a risollevare l’economia della città. Ancora oggi molte di esse sono ricordate con immutato affetto da chi le ha conosciute per il brillante lavoro svolto in quegli anni difficili. Tante furono le donne che insegnavano l’arte del cucito tra queste ricordiamo Giacoma Galeppi, imprenditrice molfettese dedita al taglio e cucito con macchine innovative e Pisani Carmela detta “torollone”, una delle prime sarte di Molfetta. Maria Marseglia fu un pilastro per i filati e la maglieria, infatti fu a capo dell’azienda “MMM” (nota come “tre M”), successivamente condusse un’azienda agricola e frantoio oleario. Nel campo della medicina ricordiamo la crocerossina Donna Pia Maggialetti fondatrice del primo centro radiologico a Molfetta, Donna Nietta Costa - Messina fondatrice della clinica Villa Giustina, la dottoressa Vincenza Alma Monda, l’ostretrica Ignazia Armenio conosciuta come “memmer trsor”. Nel campo della moda ricordiamo le sorelle Francesca, Vincenza e Filomena Cecchini, Laura Pansini, Giovanna Balice (ved. Porta) detta “ la signora dei bottoni”. Nel campo del commercio ricordiamo Carmela Ferrarese della ‘‘casa del materasso’’ che continuò a lavorare fino alla sua morte; la cappelleria Panunzio in attività da tre generazioni, la Signorina Binetti Annamaria detta “la cicogna” titolare di un negozio di corredini per bambini. In ambito alimentare ricordiamo La Padula Lina detta “la fenicina” che possedeva una latteria in via Baccarini, le signorine Altomare pioniere della radio e della televisione che avevano un negozio in via Respa. Rilevante fu la figura di Chiara Solimini, che alla morte del marito continuò l’attività di autonoleggio in via san Rocco. Nell’ambito dell’istruzione ricordiamo la maestra Rosaria Scardigno (alla quale è stata poi intitolata la scuola che si trova nei pressi della chiesa di San Pio X); Stella Poli che oltre a essere una dirigente scolastica fu anche una stimabile poetessa; non dimentichiamo nemmeno le maestre, rimaste sole dopo i lutti delle guerre, come Rosetta Ragno, insegnante di scuola materna e le cuoche dell’asilo San Domenico come Lucia, Nicoletta e Girolmina. Un ruolo importante fu svolto dal Sindaco Generale Luigi Amato che collaborò con le associazioni mutilati e invalidi di guerra e combattenti e reduci, le quali funzionarono come gli attuali patronati per dare la possibilità alle donne di lavorare. Molte di loro, infatti, ottennero la licenza per tabaccherie come Giovanna Azzollini, tabaccaia di vico Margherita di Savoia, Anna De Gennaro tabaccaia di via Madonna dei Martiri e Capurso Isabella in via Roma. Non dimentichiamo nemmeno le tante donne dedite ad altri lavori come il confezionamento delle reti, la produzione di dolci tipici (come le signore Beatrice Mastropasqua e Giuseppina Gadaleta), le operaie, le segretarie, le contadine, ecc. Concludiamo esprimendo la nostra più commossa solidarietà alle donne ucraine, costrette a fuggire dagli orrori della guerra lasciando le proprie case e portando con sé i figli con la speranza di trovare rifugio in un posto migliore, oltre a quelle che per difendere la propria patria sono disposte ad imbracciare un fucile pur non avendolo mai fatto. Più di ogni altra cosa, però, ci auguriamo che questa inaudita follia possa terminare al più presto. Come hanno urlato diversi Papi: “Mai più guerre!!”, grido troppo spesso rimasto inascoltato da chi ha la responsabilità nei confronti della propria nazione e della civile convivenza tra i popoli sul nostro pianeta. Infine un augurio particolare va a tutte le donne, madri, mogli e figlie veri pilastri delle nostre famiglie. Ci scusiamo per aver dimenticato qualche nome illustre molfettese e ringraziamo Luigi Gadaleta proprietario di alcune immagini. Le associazioni Eredi della storia e A.N.M.I.G. Dott.ssa Annalisa Ragno

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