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"La vita davanti. Si può vivere senza amore?", teatro a Molfetta Prosegue la rassegna di drammaturgia contemporanea "Storie da me – Autori in scena", dell'Associazione Culturale Malalingua
14 febbraio 2013

MOLFETTA - Venerdì 15 febbraio alle ore 21.00, sul palco del Cineteatro Odeon di Molfetta (Via Baccarini 104) andrà in scena lo spettacolo "La vita davanti – Si può vivere senza amore?"- La vita davanti è ideato e interpretato da Tony Allotta, che si è liberamente ispirato all’opera letteraria di Emile Ajar per far rivivere sul palco il personaggio diMomo, bambino mussulmano abbandonato dalla madre nell’orfanotrofio di Madame Rosa, anziana prostituta ebrea scampata ai campi di concentramento di Aushswitz, che nella Belleville multietnica degli anni 80 si occupa dei figli delle prostitute.

Attraverso la voce di Momo e il suo rapporto con Madame Rosa, lo spettacolo accompagna il pubblico in una indagine sull’amore nei tempi di crisi, sollevando la disarmante domanda: si può vivere senza amore? La vita davanti è un racconto diretto, mai patetico e disperatamente vitale, sulle scelte universali cui la vita ci pone immancabilmente di fronte. Nei giorni successivi allo spettacolo, sabato 16 e domenica 17, Tony Allotta condurrà un laboratorio teatrale nella sede dell’Associazione Culturale Malalingua: laboratorio “Woody Allen e la tragedia greca" Informazioni e prenotazioni al numero 347.4663244 o all’indirizzo malalingua@hotmail.it Tony Allotta è nato a Roma, dove è iniziata la sua formazione professionale, tra l'Università la Sapienza e il Laboratorio di Gigi Proietti, con cui ha lavorato in diversi spettacoli (Leggero Leggero, L'opera del Mendicante, Per Amore e per diletto, fino all'inaugurazione del Globe Theater di Roma con Romeo e Giulietta).

Successivamente ha collezionato numerosi ruoli in diverse produzioni teatrali e dal 2007 porta sulle scene il suo Lettere rubate, cui si affianca dal 2012 La vita davanti. Nel film di Jean Sarto Dall'altra parte del mare (2009), recita a fianco di Galatea Ranzi interpretando il ruolo di Filippo.

Contatti: L’Associazione Culturale Malalingua ha sede a Molfetta, in Vico I Catecombe 16. Informazioni e prenotazioni al numero 347.4663244 o all’indirizzo associazione.malalingua@gmail.com.

Autore: Leonardo de Sanctis
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.......il regime di vita, gli usi e le abitudini sono quasi le stesse in tutti i trenta e più locali, la differenza è solo nel prezzo di quell'amore di breve durata, e per conseguenza in altre piccolezze esteriori: nella scelta di donne più o meno belle, nei vestiti più o meno eleganti, nello sfoggio delle acconciature e nel lusso delle camere. La più elegante delle case è la Treppel, all'ingresso della grande Jamskaia, la prima casa a sinistra. E' una vecchia ditta. L'attuale proprietario porta un nome diverso e fa parte del Consiglio comunale; ed è perfino assessore. La casa è a due piani in bianco e verde, costruita in stile falso-russo, ornata con cavalli scolpiti al vero, dei galli, delle cimase, dei merletti, tutto di legno scolpito; sulla scala un tappeto con strisce bianche; nell'anticamera un orso imbalsamato, che tiene tra le zampe distese in avanti un piatto di legno per le carte da visita; nella sala da ballo un pavimento a scacchi, alle finestre delle pesanti portiere di seta e delle tendine di tulle; lungo le pareti delle sedie bianche con righi dorati e specchi con cornici dorate; vi sono inoltre due camere adiacenti con tappeti, divani e cuscini di raso; nelle camere da letto delle lampade azzurre e rosee, delle coperte di canovaccio e guanciali puliti. Le inquiline portano degli abiti da ballo aperti, ornati di pelliccia oppure dei ricchi costumi da carnevale, da ussari, da paggi, da pescatrici, da scolare, e la maggior parte di esse sono tedesche delle provincie baltiche, belle donne forti, dai corpi bianchi e dai seni sviluppati. Da trppel si pagano tre rubli per una visita e dieci rubli per tutta la notte………….. Fino alle prime ore del mattino centinaia e migliaia di uomini salgono e scendono per queste scale. Si vede gente di ogni specie, vecchi bavosi mezzi rovinati, che vanno cercando eccitamenti artificiali, e giovani – cadetti e scolari – quasi ragazzi ancora; padri di famiglia con tanto di barba; onorevoli colone della società con gli occhiali d'oro; giovani sposi e fidanzati innamorati, autorevoli professori dai nomi illustri e ladri e assassini, e avvocati liberali e severi predicatori di morale, pedagoghi e letterati eminenti – autori di ardenti appassionati articoli intorno all'emancipazione della donna – e sbirri e spioni, e galeotti e ufficiali e studenti, e socialisti ed anarchici e ben pagati patrioti, e timidi e sfrontati, malati e sani; gente che va da una donna per la prima volta e vecchi libertini, che trasudano il vizio da tutti i tratti del volto; belli uomini dagli occhi sereni, e mostri già marchiati perfidamente dalla stessa natura; sordomuti, ciechi, nasi rincagnati e corpi appassiti, cascanti; gente dal fiato puzzolente, zucche pelate, membra tremanti, coperte da parassiti, uomini panciuti, scimmie emorroidale. Vengono e vanno con la stessa libertà e semplicità con cui vanno al ristorante o alla stazione, si siedono, fumano, bevono, si abbandonano ad un'allegria morbosa, ballano, movendo il corpo in modo abominevole. Così passa tutta le notte. All'alba a poco a poco la Jama si fa silenziosa e non appena spunta il giorno appare deserta, larga, immersa nel sonno, con i portoni ben chiusi e le imposte delle finestre sbarrate. Verso sera le donne si sveglieranno e si prepareranno per la notte seguente. E così senza fine, un giorno dopo l'altro, per mesi ed anni, vivono esse nei loro harem pubblici, una vita strana, irreale, cacciate via dalla società, maledette dalle famiglie, vittime del temperamento sociale, cloache per l'eccesso di lussuria della città, custodi dell'onore familiare, - queste quattrocento donne istupidite, oziose, isteriche, infeconde. – Tratto da: LA FOSSA – ALESSANDRO KUPRIN -

“………….se Lena si tagliasse i capelli più corti e li tingesse di una sfumatura più grigi, sembrerebbe una quarantenne ben conservata; ma come porta i capelli adesso, la differenza tra la sua acconciatura giovanile e il suo volto non più tanto giovanile è troppo grande, e la gente la crede sul finire della quarantina; che in fondo è la sua vera età, solo che in tal modo essa perde un'occasione che invece dovrebbe sfruttare: fa l'effetto di una biondina sfiorita che – cosa del tutto inesatta –conduca o cerchi di condurre un'esistenza piuttosto libera. Leni è una delle pochissime donne che possono permettersi la minigonna: le sue gambe e le sue cosce non mostrano le vene né rivelano alcun rilassamento dei tessuti. Ma Lena resta fedele a una lunghezza della gonna ch'era di moda suppergiù nel 1942, e questo soprattutto perché porta ancor sempre le sue vecchie gonne, dando la preferenza a giacche e bluse perché dato il suo petto (e qui ha piuttosto ragione) i pullover le sembrano troppo vistosi. Quanto ai cappotti e alle scarpe, vive ancora delle ottime e ben conservate scorte che si era potuto fare da giovane, quando i suoi genitori furono, per un certo periodo, facoltosi. Tweed ruvido e robusto, color grigio e rosa, verde e azzurro, bianco e nero, celeste unito, e nel caso che voglia coprirsi il capo, un fazzoletto; le sue scarpe sono di quelle che – avendone i mezzi – si potevano comprare negli anni 1935-39 come “eterne”. Siccome Leni, al momento, si trova senza la costante protezione o il consiglio di un uomo, è vittima di un'illusione permanente per ciò che concerne la sua acconciatura; ne ha colpa il suo specchio, un vecchio arnese del 1894 che, per disgrazia di Leni, è sopravvissuto a due guerre mondiali. Leni non entra mai da una pettinatrice né in un supermercato ricco di specchi, fa le sue compere in un negozio al minuto che sta ormai per essere travolto dall'evoluzione delle nostre strutture sociali; così non ha altro responso che quello specchio, del quale, già sua nonna, Gerta Barkel nata Holm, diceva ch'era un po' troppo adulatore; Leni usa moltissimo quello specchio. La sua acconciatura è uno dei motivi dei suoi guai, ma Leni non sospetta ci sia una relazione. Ciò che invece sente in tutta la sua forza è la crescente avversione del suo ambiente, in casa e nel vicinato. Nei mesi scorsi Leni ha avuto molte visite maschili: emissari di istituti di credito che, non avendo lei risposto alle loro lettere, le recavano gli ultimi e ultimissimi solleciti; ufficiali giudiziari, fattorini di studi legali; infine messi dell'ufficio giudiziario, che venivano a ritirare oggetti pignorati; e poiché Leni, inoltre, affitta tre camere ammobiliate, che ogni tanto cambiano affittuario, naturalmente venivano anche uomini più giovani a cercar camera. Alcuni di questi visitatori maschili hanno preso certe iniziative…..senza successo, s'intende; ma poiché tutti sanno che sono proprio i dongiovanni respinti quelli che vantano i loro inesistenti successi, non è difficile immaginare come il buon nome di Lena sia stato presto diffamato. - FOTO DI GRUPPO CON SIGNORA – H. BOLL.

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