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La storia del naturalista Giuseppe Saverio Poli (Molfetta 1746 - Napoli 1825)
15 gennaio 2022

Cosa accomuna un ecclettico studioso del Secolo dei Lumi, un giovane studente universitario, un coltissimo storico dell’arte e un professionista innamoratissimo della sua città? La risposta è semplice: l’amore per la cultura e per il sapere. Il riferimento è al prof. Gaetano Mongelli, al dott. Giuseppe Saverio Poli jr (anche se, con grandissima signorilità e umanità, preferisce farsi chiamare semplicemente Peppino) e al ventenne Davide Facchini, che, con grande determinazione, hanno voluto accendere i riflettori su una personalità poliedrica e di grande notorietà nei complessi anni a cavallo tra XVIII e XIX secolo: Giuseppe Saverio Poli. Da tempo la sua figura è al centro di iniziative tese a favorirne la conoscenza: dalla Mostra degli Uomini Illustri Pugliesi, allestita negli anni Ottanta a Milano alla medaglia commemorativa, coniata dal Circolo Filatelico Molfettese nel 1999 (riporta l’ergometro che ideò per misurare la resistenza dei bivalvi), dalle tesi di laurea a lui dedicate alle numerose visite guidate alla Casa Poli, promosse e organizzate da diverse realtà culturali cittadine. Ma la sua levatura merita sempre maggiore attenzione. Nel luglio scorso, dinanzi a Casa Poli, è stata inaugurata una stele che raffigura lo scienziato (cfr. Quindici – n. 9 settembre 2021). Durante la significativa cerimonia, fu annunciata la pubblicazione di un volume dedicato allo scienziato e all’opera che lo raffigura. Il volume, pubblicato nelle scorse settimane con il titolo “Il naturalista Giuseppe Saverio Poli (Molfetta 1746 - Napoli 1825)”, è un piccolo gioiello scritto a quattro mani dal prof. Gaetano Mongelli, apprezzato storico dell’arte, scrittore, docente presso l’Università degli Studi di Bari, e da Davide Facchini, studente di Beni Culturali – curriculum storico-artistico, appassionato di archeologia, già noto per aver ricevuto il Premio Rotary Scuola per l’a.s. 2018/2019. Alla penna attenta e lieve di Davide Facchini è stata affidata la stesura del profilo biografico di Giuseppe Saverio Poli. Tutt’altro che semplice tracciare la storia di una personalità così eclettica, una figura estremamente complessa, persona di scienza e sapere, che frequentava i salotti più importanti in Italia e all’estero ma il talentuoso Davide, che sicuramente ha il dono della sintesi, è riuscito a riallacciare “… i legami tra l’uomo e la sua epoca, tra l’autore e la sua opera, tra lo studioso e il suo sapere: in definitiva, tra la sua storia e la nostra…”. Scorrendo lo scritto di Facchini si ripercorrono le vicende della famiglia, giunta a Molfetta da Chioggia agli inizi del ‘700, la nascita dello scienziato nel 1746, i suoi studi nel collegio dei Gesuiti, gli studi universitari a Padova, il rientro a Molfetta per esercitare la professione di medico, il trasferimento a Napoli e gli innumerevoli incarichi (docente di Geografia e Storia militare alla Reale Accademia – oggi Nunziatella, docente di Fisica sperimentale nella Scuola Medica dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, precettore dell’erede al trono Francesco I autore di testi scientifici come “Elementi di fisica sperimentale” (in 6 tomi) adottato anche da Alessandro Volta come manuale d’insegnamento, o i tre volumi “Testacea Utriusque Siciliae”. Ma Giuseppe Saverio Poli fu anche poeta e letterato; compose liriche musicate da Maestri come Luigi Capotorti e Giuseppe Millico (in molti ricorderanno, ad esempio, che nel novembre 2009 l’Inno al Sole, composto da Poli e Millico, venne eseguito, nella Cattedrale di Molfetta, dai soprani Angela Nisi e Annamaria Bellocchio, accompagnate dall’Orchestra da Camera “Nino Rota” – ndr). Il professor Mongelli ha ricostruito, invece, le vicende che hanno portato alla realizzazione della stele, realizzata in biancone di Apricena (FG) dallo scultore Mauro Antonio Mezzina, reinterpretando un busto realizzato in gesso da Giulio Cozzoli. Se con la pubblicazione del volume si è inteso riallacciare la storia di Poli e la nostra, l’opera di Mezzina è riuscita a saldare il passato al presente. Acuto e interessante il saggio del prof. Mongelli, il quale ha ripercorso la storia della statuaria molfettese da Giulio Cozzoli a Mauro Antonio Mezzina, inquadrandola, però, nel contesto di una città plasmata dall’Arte, arte che Gaetano Mongelli evoca a partire dall’architettura del Duomo romanico per giungere alle sculture e ai bronzi di Cifariello e Cozzoli, passando per la perlacea tavolozza di Corrado Giaquinto. La narrazione trasporta il lettore in un anno particolarissimo: il 1913, poco tempo prima dello scoppio della Grande Guerra (28 luglio 1914; l’Italia, invece, entrerà nel conflitto il 24 maggio 1915 – ndr). Il Comune di Molfetta voleva dedicare un monumento a Giuseppe Saverio Poli e Giulio Cozzoli ne realizzò un bozzetto. Con lo scoppio della guerra, il monumento non venne più realizzato. Il bozzetto e un busto di Giuseppe Saverio Poli, opera dallo stesso Giulio Cozzoli e dono per le nozze di Vitangelo Poli e Caterina Rotondo, sono ora custoditi dagli eredi Poli-Rotondo. Da queste opere ha tratto ispirazione Mauro Antonio Mezzina. Il testo è stato sapientemente presentato dal dottor Francesco Picca, storico dell’Arte, funzionario tecnico delle attività museali nella Pinacoteca De Nittis e il Museo Civico di Barletta, in una manifestazione che ha rappresentato la seconda tappa di un ciclo di iniziative, promosse dalla Società di cultura europea “Caracciolo” (iniziative che si concluderanno nella prossima primavera). Francesco Picca, nel suo intervento, ha ripreso i contenuti del volume, a partire dalla genealogia e dalla biografia di Giuseppe Saverio Poli, sottolineando i fondamentali incontri con alcune delle più eminenti personalità scientifiche del Settecento come James Cook, la conoscenza di diverse lingue (francese, inglese, tedesco e, in parte, russo e olandese) oltre a soffermarsi su immagini e foto pubblicate nei due saggi, molte delle quali inedite. Nel corso della presentazione, Giuseppe Saverio Poli jr, autentico committente del volume, ha ringraziato il sindaco Tommaso Minervini per il patrocinio offerto alla pubblicazione. Con la consueta verve, dopo aver definito la manifestazione “revival del Poli” e ha simpaticamente commentato il nome del suo avo che venne battezzato Giuseppe Saverio (nomi di famiglia), Simone (protettore dei naviganti e i Poli hanno creato le proprie fortune grazie al mare), Vincenzo (patrono del regno di Napoli nel Settecento), Domenico Corrado (patrono di Molfetta). Ha, soprattutto, definito il suo antenato un precursore di tanti giovani che, ancora oggi, si allontanano da Molfetta per costruirsi un futuro adeguato al proprio valore. Il sindaco Tommaso Minervini è intervenuto rimarcando la relazione tra passato e futuro: «ricordiamo il passato perché abbiamo gli uomini del presente che studiando, finanziando, creando partecipazione creano memoria. Il passato si può trasmettere al futuro, ai giovani, solo se impegno, passione, mecenatismo, voglia di fare memoria esistono negli uomini del presente. La responsabilità di ricordare con correttezza, nella verità, il passato è degli uomini del presente, a partire dalle Istituzioni: ricordare il passato e preparare il futuro». A margine della manifestazione, Giuseppe Saverio Poli jr ha avanzato una interessantissima proposta: quella di allestire, nel prossimo anno, una mostra dei testi scritti dal suo omonimo grande ricercatore. L’auspicio è che la sua proposta venga accolta e valorizzata adeguatamente. © Riproduzione riservata

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