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La ricerca al centro recupero tartarughe
15 aprile 2021

Isabella de Pinto Il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF Molfetta, diretto da Pasquale Salvemini, è una realtà ormai consolidata nella nostra città e sta creando significativi legami con il mondo accademico. Oltre ai progetti di sviluppati con l’Università La Sapienza di Roma, infatti, la struttura molfettese è interessata dalla collaborazione con tesisti e ricercatori di diversi atenei. “Quindici” ha incontrato Mara Miglianti, giovane studentessa dell’Università di Pisa. Nata a Bentivoglio (in provincia di Bologna), si è trasferita in Toscana per conseguire la laurea magistrale in Biologia marina. Al momento di decidere dove svolgere l’internato per la tesi ha avuto l’opportunità di venire a Molfetta, dove, dagli inizi di ottobre, si sta dedicando a una ricerca sulla dieta delle tartarughe marine. Con grandissimo entusiasmo ha raccontato a “Quindici” la sua esperienza: «Non ricordo di aver mai voluto fare altro, a parte veterinaria, e, in particolare, ho sempre voluto occuparmi dei grandi vertebrati. Avendo iniziato a frequentare il primo anno di biologia marina, ho compreso subito che veterinaria non sarebbe stata la professione giusta per me. Preferisco l’aspetto etologico ed ecologico a quello prettamente medico. Il lavoro di ricerca che sto conducendo, che parte dalla dieta delle Caretta Caretta, riguarda tutta la catena che ruota intorno alle tartarughe sostanzialmente nel golfo di Manfredonia. Sito che, infatti, è stato già riconosciuto come un luogo molto importante per l’alimentazione della Caretta Caretta». Come si articola la ricerca? «A seguito del recupero e degli esami radiologici e medici – aggiunge Mara – l’esemplare viene tenuto in vasca per 10 giorni. Quando le vengono prodotte le feci, queste vengono raccolte con un retino; per recuperare anche le parti più piccole vengono setacciate. Una volta raccolto, il campione viene analizzato per poi procedere alla classificazione dei residui alimentari, cercando di individuare le specie di appartenenza almeno per la maggior parte di essi. Uno studio analogo viene condotto anche sulle carcasse spiaggiate da poco tempo oppure su quelle di esemplari che non sopravvivono. In tal caso, però, si procede con la necropsia per recuperare i contenuti intestinali. L’obiettivo è giungere a progetti di tutela non rivolti soltanto alle tartarughe ma a tutto ciò che è legato al loro ciclo vitale e al loro habitat». La giovane laureanda partecipa attivamente anche alle consuete attività del Centro, che partono dal recupero delle tartarughe, soprattutto grazie alla collaborazione con le marinerie di Bisceglie e di Trani. Gli esemplari vengono visitati per verificare le loro condizioni, ad esempio la presenza di stati di gasembolismo o di ami, nel qual caso si avrà un periodo di degenza presso la struttura molfettese. In assenza di problematiche o al termine della degenza, le tartarughe vengono liberate. Per questa fase è essenziale la collaborazione instaurata con la Bisceglie Approdi che mette a disposizione il proprio gommone. Un impegno molto intenso, considerando che da gennaio ad oggi sono state recuperate oltre 120 esemplari, di questi pochissimi (quattro o cinque) erano deceduti. «Al Centro – prosegue Mara Miglianti – giungono, però, anche altre segnalazioni che riguardano il recupero di animali di altre specie. È una struttura che consente di ampliare notevolmente la propria esperienza». Impossibile non affrontare, però, un argomento che – da ormai un anno – ha prepotentemente modificato le nostre abitudini, ossia il Covid-19. Per quanto concerne strettamente la vita universitaria, Mara non ha avuto particolari problemi: «Avendo terminato quasi completamente il secondo semestre (restava solo una piccola parte di lezioni da seguire), non ho avuto le difficoltà che potrebbero aver avuto colleghi che frequentano altri corsi di studio o che erano in anni diversi. Per quanto riguarda gli esami, invece, devo dire che sostenerli on line si è rivelato più rassicurante, avendo la possibilità di restare nei propri luoghi, essere a casa». Da valutare, invece, le modalità della seduta di laurea. Mara dovrebbe completare i suoi studi nel prossimo autunno e tutto dipenderà da come si evolverà la situazione nei prossimi mesi. Ma la giovane laureanda non si lascia demoralizzare: «certo, con la seduta di laurea on line si perde molto, a partire dal contatto con i colleghi ma, d’altra parte, questo eviterebbe ai miei cari di doversi spostare per venire a Pisa per assistere alla seduta». Nessuna difficoltà, invece, per quanto riguarda la ricerca poiché lavorando al recupero di animali (che potrebbero anche presentare situazioni di emergenza veterinaria, ndr) si era autorizzati negli spostamenti. Ma come si trova una giovane donna che da Bologna o da Pisa viene a vivere, sia pure temporaneamente, a Molfetta? «Mi sono trovata molto bene anche se, comunque, in questo periodo ci sono state delle limitazioni legate alle direttive anticovid. È vero che Bologna e Molfetta sono due realtà molto diverse, ma io provengo da Bentivoglio, non abito in centro città. Così ho ritrovato a Molfetta alcune situazioni simili alla mia città d’origine. Anzi, ne ho ritrovate alcune che altrove sono andate perdute, ad esempio il farti sentire a casa da subito oppure se hai bisogno di qualcosa c’è sempre chi ti aiuta. Se potessi avere l’occasione di lavorare qui, nel mio settore, dopo la laurea mi trasferirei molto volentieri a Molfetta. Una sensazione che non ho provato neanche a Pisa, che è una città bellissima, in cui ho conosciuto anche persone molto carine ma non ho mai pensato di trasferirmi definitivamente là, come invece mi è accaduto per questa città». Auguriamo a Mara di raggiungere tutti i suoi obiettivi. © Riproduzione riservata

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