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La ragazza più bella del mondo
15 dicembre 2020

La storia di Cecilia, una storia di patimenti, di sventure, di povertà onesta e dignitosa che ho cercato negli anni di alleviare anche con l’aiuto di gente buona, è una storia che può sembrare inventata, ma è vera in ogni suo dettaglio. Ho già scritto la storia di Antonia e della nascita dell’ultimogenito, ma in questi giorni il mio pensiero torna spesso a Marianna, la quarta o quinta figlia di Cecilia, che di figli ne ha messi al mondo otto. La ricordavo come una delle faccette confuse nell’immagine sfocata di quando da piccoli li vedevo tutti insieme e non riuscivo a distinguerli, poi non l’ho vista per anni, finché Cecilia non mi telefona per dirmi che Marianna si è fidanzata e vuole venire a trovarci con lei e il promesso sposo per presentarcelo. Vibra nella sua voce felice una nota di orgoglio. Finalmente una buona notizia. Concordiamo il giorno e l’ora e arrivano puntuali, entra per prima Cecilia, poi un bel giovane dall’aria sicura e vestito bene e per ultima entra lei. La guardo stupefatta: “Ma questa è la ragazza più bella del mondo!”, esclamo prendendole una mano e introducendola in casa. Continuo a tenerla per mano e lei sorride, poi con semplicità si avvicina e mi abbraccia, non riesco a smettere di osservarla: è una visione. Quello che mi colpisce di più in lei non è solo la raffinata bellezza dei lineamenti, lo splendore della carnagione, la luminosità degli splendidi occhi azzurri – da chi li avrà ereditati? -, è anche una sorta di castità, di purezza che sembra irradiare intorno a lei. E’ come essere di fronte ad una sorgente di acqua limpida, non so, ad un elemento incontaminato della natura. Quando ci sediamo e cominciamo a chiacchierare mi accorgo che si esprime con proprietà di linguaggio, in modo tranquillo e gentile. Anche il giovane mi fa un’ottima impressione, è alto, con un fisico da sportivo e sorride, guardando Marianna con tenerezza. “Vive in America – mi dice Cecilia che se li cova con gli occhi – e Marianna dopo il matrimonio va via con lui”. Poi mi raccontano a turno che Gaspare, è il suo nome, è venuto in Italia con i genitori e un fratello per un periodo abbastanza lungo, un paio di mesi, perché hanno ancora un po’ di terreno qui che vogliono vendere e Gaspare vuole sposare una ragazza italiana. I suoi genitori si sono trasferiti in America quando lui non era ancora nato e hanno fatto fortuna: hanno una piccola fabbrica di calzature che va molto bene. Gaspare ha studiato, si è preso un diploma non ricordo più in che cosa e aiuta i suoi nella fabbrica con un altro fratello. Capisco che stanno bene economicamente e che la sua è una famiglia di gente onesta che lavora sodo. “Appena arrivati in Italia sono venuti a trovarci perché siamo un po’ parenti così quando lui e Marianna si sono incontrati si sono cecati”, dice Cecilia, è il nostro modo dialettale per dire che c’è stato un colpo di fulmine. Quando vanno via abbraccio Marianna con gli occhi lucidi e, non so perché, con una stretta al cuore, forse perché immagino che difficilmente la rivedrò, invece dice fermandosi sulla soglia. “Quando tornerò verrò ancora a trovarla”. So poi che si è sposata per procura e quando è arrivata a New York hanno fatto una bellissima festa, lei ha indossato l’abito bianco e ci sono stati doni, fiori, un ricco buffet, insomma il cliché di rito. Cecilia mi dice che Marianna è felice, ma dopo qualche tempo è stranamente reticente quando le chiedo notizie, temo ci sia qualcosa che non va, ma un po’ per discrezione e un po’ per vigliaccheria, non chiedo spiegazioni. Un giorno viene a trovarci, mia madre l’abbraccia e lei scoppia in pianto ed è un pianto così pieno di desolazione che ci guardiamo sgomente, e quando riesce a calmarsi un po’ il suo è un grido rabbioso: “Ci hanno ingannati!”. Aspettiamo che riprenda fiato senza fare domande. “Ci hanno ingannati! – ripete, questa volta con un filo di voce – I parenti di qui non sapevano che Gaspare aveva dei disturbi mentali come il fratello più grande e non hanno potuto avvertirci, la famiglia ha fatto in modo che si sposassero in fretta, ma dopo un po’ di tempo che l’ha colmata di premure e regali, perché le vuol bene davvero ed è un buon ragazzo, lui ha cominciato a farle scenate per ogni più piccola cosa, ha cominciato a picchiarla, poi quando si calmava piangeva le chiedeva di perdonarlo, un inferno. Marianna non diceva niente a noi, neanche con il fratello Roberto si confidava, sono stati sempre legati loro due. Poi un giorno che ha dovuto correre al pronto soccorso, dove volevano che denunciasse il marito, non è tornata a casa. Si è rifugiata presso i cugini italiani che le hanno trovato un nuovo lavoro – prima lavorava nella fabbrica di Gaspare – e un posto dove vivere. Ora, e sono passati sei mesi, mi scrive che è tranquilla, Gaspare e i genitori l’hanno supplicata di tornare, sempre tramite i cugini, perché non sanno dove vive, ma lei non vuole saperne e noi stiamo cercando di convincerla a tornare in Italia, ma dice che lì sta bene, lavora ed è serena”. Le diciamo parole di conforto inadeguate, cerchiamo di consolarla esprimendole il nostro affetto, il peggio però doveva ancora venire, ma questo né lei né noi potevamo saperlo. Dopo mesi, nel corso di una telefonata, Cecilia mi dice che Marianna è andata a trovare il fratello in Germania, si fermerà da lui per un mese, Gaspare è in casa di cura e lei comincia a perdonare lui e i suoi per l’inganno, andrà da Roberto poi vedrà se sarà il caso di stabilirsi in Germania. Dopo mesi vado a trovare Cecilia, è dimagrita e ha lo sguardo fisso, con un che di allucinato che non mi fa presagire niente di buono, mi abbraccia e poi dopo avermi invitata a sedere siede anche lei, con le mani abbandonate in grembo, in silenzio. “Che c’è Cecilia, che è successo?”, chiedo senza inutili giri di parole. “Marianna è scomparsa”. Più che un sussurro è un rantolo. “Che vuol dire scomparsa – parlo a fatica – è morta?”. “Non lo sappiamo”. “Cecilia, per l’amor del cielo, spiegati”. Non piange neanche, nel suo dolore sconfinato non c’è più posto, neanche per le lacrime. “Si è fermata per un mese in Germania, stava bene, era serena, poi ha detto che doveva tornare in America per licenziarsi dalla ditta, salutare i cugini e mettere a posto i documenti, a New York i cugini l’aspettavano per il pranzo, avrebbe preso un taxi, non è mai arrivata”. “Ma è assurdo, avete fatto ricerche, hai bisogno di aiuto?”. “I cugini hanno informato l’Ambasciata e il Consolato, Roberto lo ha fatto in Germania, nessun risultato. Eppoi se non ci sono riusciti Al Bano e Romina, con i loro soldi e le loro conoscenze…”. Infatti poco tempo dopo Marianna è scomparsa la figlia dei due attori- cantanti e anche di lei non vi è traccia. Lo sgomento, la pena, mi serrano la gola, mi impediscono di parlare. Per dire che cosa, poi? Ho continuato successivamente a proporre a Cecilia di coinvolgere nelle ricerche persone che conosco a New York, ma dovrei avere dati che non ho, mi dice che loro continuano a tentare e a sperare che un giorno suoni il telefono o che allo squillo del campanello dietro la porta di casa ci sia lei. Dove sei Marianna? Che ne è stato della ragazza più bella del mondo? Forse non lo sapremo mai. …………… Ieri sera sono andata a dormire presto, ho avuto una giornata impegnativa, dormo già da un po’ profondamente quando mi sveglio di soprassalto, mi è sembrato di sentire il campanello del portone. Guardo l’orologio, è quasi mezzanotte, mi alzo col cuore in gola, indosso la vestaglia e vado a guardare dal balcone, non intendo certo aprire; giù non c’è nessuno, la piazza semideserta è piuttosto buia, si sono fulminati un paio di lampioni nei giorni scorsi e non hanno ancora provveduto. Nel cielo la luna è velata, poche nubi oscure e Marte, che è in congiunzione con la luna da qualche giorno, è particolarmente rosso e luminoso. Una coppia attraversa la piazza dirigendosi verso la via che porta al mare, dall’altra parte della piazza una donna, alta, con una mantella scura, va in direzione opposta, non posso vederne il volto, fra poco sarà fuori della mia vista. Continuo a seguirla con lo sguardo, mi sembra che si volti rapidamente a guardare verso di me, ma ormai le nuvole hanno coperto la luna. La piazza, ora, è completamente deserta. © Riproduzione riservata

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