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La ragazza col cappello di paglia
15 giugno 2021

La pioggia incessante aveva picchiato contro i vetri per tutta la notte e lasciava posto ad un’alba livida che rischiarava debolmente la stanza. Sentì battere contro i vetri, forse le ultime gocce di pioggia o forse un gabbiano, il mare era vicino, aveva visto infatti qualcosa di bianco subito scomparso. Non chiudeva mai le tende, quindi si alzò senza accendere la luce, guardò nella stanza comunicante ricordando poi che suo marito era fuori per un congresso medico, era partito il giorno precedente e già le mancava. Sorrise fra sé e si avvicinò allo specchio: anche con la luce incerta si vedevano le profonde occhiaie, risultato di una notte inquieta, poi le parve di vedere la sua immagine sdoppiarsi. Che le stava succedendo? “Non preoccuparti – disse una voce che riconobbe subito – non vedi doppio”. Una risatina provocatoria le rivelò che l’immagine nello specchio accanto alla sua era quella della ragazza col cappello di paglia. “Che ci fai qui? – le chiese bruscamente un po’ imbronciata – mi hai spaventata”. “Non ti decidevi a venire giù così sono salita io – rispose lei con un risolino indisponente – sei l’unica che può vedermi e poi devo dirti una cosa che interessa te”. La guardò prima che scomparisse: il volto fresco incorniciato dai riccioli biondi, il sorriso radioso e il grande cappello di paglia con i fiori di campo sulla tesa, l’abito fiorito… era incantevole!, ma ormai l’immagine nello specchi era scomparsa. “Ci penserò domani! – disse a sé stessa imitando involontariamente Rossella O’ Hara – Anzi no, lo faccio subito”. Dopo una rapida toilette scese al piano di sotto della villa, la cuoca non era ancora arrivata, andò direttamente al lungo corridoio che divideva le stanze e in fondo, contro la grande vetrata con i vetri colorati la rivide in controluce. “Finalmente ti sei decisa!” – disse la ragazza con una certa insolenza. “Ehi! – controbatté lei – sei veramente insopportabile! (ma guarda che mi metto a litigare con un fantasma, pensò fra irritazione e divertimento). Posso sapere che vuoi da me?” “Prova a indovinare! – la provocò la ragazza ridendo – tanto non ci riusciresti mai! Credimi, è tutto nel tuo interesse”. “Se non vai via tu vado via io – replicò lei – salvo che non ti decidi a dirmi che vuoi. Fra poco verrà la cuoca e penserebbe che parlo da sola in fondo al corridoio. E poi fra un po’ sarà giorno). “E va bene, – disse la ragazza con condiscendenza – sono sempre stata bella, e questo certo si vede ancora. (“Che sfacciata!), pensò lei. Vivevo con i miei genitori in questa villa, viziata, devo riconoscerlo e contesa dai giovani aristocratici che ci frequentavano, ma io mi innamorai perdutamente di un pittore inglese che era venuto nel paese vicino durante il suo Tour in Italia. Era già famoso e i miei gli commissionarono il mio ritratto. Fu un colpo di fulmine anche da parte sua, ma mio padre si dimostrò contrarissimo alla nostra storia (credo che avesse fatto indagini e scoperto che era già sposato), così gli ingiunse di finire il ritratto e dimenticarmi. Quando il quadro fu completato – devo dire che era veramente un capolavoro – gli dissi che ero disposta a fuggire con lui, sfidando le ire di mio padre che mi avrebbe sicuramente diseredata. Ci accordammo per vederci la mattina dopo alla scogliera, là dove la costa scende a strapiombo, un luogo solitario e pericoloso, soprattutto quando c’è vento, sai come può essere violento il nostro vento. La mattina dopo, messo in una borsa capace lo stretto necessario dei miei indumenti e i miei gioielli, ne avevo di belli, uscii silenziosamente all’alba, con il groppo in gola, e mi recai al nostro appuntamento. Giunsi alla scogliera che il sole era appena sorto, il vento scompigliava i mie capelli e gonfiava i miei vestiti. Dovevo essere bellissima!”, disse con un sospiro. “Sei incorreggibile, continua la storia”. “Lui non c’era. Dopo una interminabile attesa compresi che non sarebbe venuto, non ne aveva avuto il coraggio ed evidentemente non mi amava abbastanza. Mi ritrovarono sfracellata sulle rocce. Dissero poi che mi ero suicidata, figuriamoci! Un uomo così non meritava un gesto così definitivo: avevo tanti corteggiatori, una famiglia che mi adorava e tutta la vita davanti a me…”. “E allora?”. “E allora! – sbuffò lei – era successo che mi ero avvicinata troppo all’orlo dello strapiombo, il vento violento mi aveva fatto perdere l’equilibrio e… sbam!, la testa fracassata contro uno scoglio… ora sai tutto”. “Povera piccolina!” Sospirò lei con il pianto nella voce, anche se aveva qualche dubbio che la storia fosse vera. “Non mi credi, eh? – sembrava le leggesse nel pensiero – allora ti dirò una cosa che può dare un senso alla tua vita, piuttosto insulsa, devo dire”. “Ma come ti permetti?”, interruppe lei. “Non prendertela,– replicò la ragazza con degnazione – cerca il mio ritratto, è ancora qui nella villa non so dove sia finito, cercalo, vale una fortuna… quando lo avrai trovato potrò passare nella luce. Forse non ci vedremo più. Mi mancherai, sei una brava persona, ti voglio bene…”. Le ultime parole si persero nello sbatacchiare di imposte aperte dalla cuoca, ma fu avvertibile il suo risolino indisponente. Sorrise fra sé: “Sarà tutto vero? E dove cominciare a cercare?”. Chiamò la cuoca, le disse di far venire il figlio che stava diventando il suo compagno di avventure, avrebbero cercato insieme, ammesso che il quadro esistesse veramente. Al terzo giorno di ricerche infruttuose lo trovarono in una dependance della villa che era diventata il ripostiglio di cose messe lì già nel dopoguerra e poi durante i lavori di ristrutturazione della villa e completamente dimenticate. Avevano quasi abbandonato la speranza quando il ragazzo ebbe l’intuizione di picchiare con le nocche su una parete di legno che si sbriciolò ad una sua spallata, forse per proteggerlo da tutti gli sconvolgimenti della guerra lo avevano lasciato lì, sia pure ben protetto da teli e cartoni su cui si era depositata la polvere di anni, ma quando fu liberato del suo involucro il quadro li lasciò senza fiato: era in perfette condizioni e la ragazza col cappello di paglia e un gran fascio di fiori fra le braccia apparve in tutta la sua bellezza: che fosse opera di un grande artista era evidente. “Come hai fatto a trovarlo?”, – le chiese sbalordito suo marito, quando glielo mostrò, anche se ormai non si meravigliava più di niente – Deve avere una altissima quotazione”, disse guardando la firma, ma questo non aveva importanza, tanto sapeva che lei non se ne sarebbe separata mai. a Maria © Riproduzione riservata

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