Recupero Password
La poesia attenta alle piccole cose alle grandi cose
15 luglio 2010

Basterebbe leggere la prima poesia di questa raccolta “Presenza” (“Dell’amore… il silenzio. Mezzina 2010) per trovarvi subito l’intera tematica dell’Autrice: l’attenzione amorevole alle piccole cose intorno, alle grandi cose del mondo, ed ecco “il respiro della vita”, “il fi ore”, “il bimbo che nasce”, “un arcobaleno che rassicura” (questo verso sa d’infi nito) e ancora “il venticello”, “la brezza”, “i tramonti”, “le stelle” e soprattutto Dio, la cui presenza ci invade, ci sovrasta con la gratitudine che gli dobbiamo per tutto ciò che di bello e di buono ha creato per noi. E tutta la silloge si snoda con l’alternarsi di piccoli elementi naturali e di grandi problemi umani che germinano un pensiero, un ricordo, un’immagine, un verso. Appare il “Vecchio pianino” dell’infanzia che fa rampollare memorie di guerra e di pace, di bimbi vocianti, smemori degli eventi più grandi di loro. Spesso in queste poesie si affaccia “la luna” che l’Addamiano vede specchiarsi nel porto, la luna amata forse più del sole, compagna della sera, custode di segreti più segreti. Anche il lemma “ombra” viene ripreso in parecchi versi, anzi si potrebbe intenderlo come un “topos” di tutta la silloge: cosi in “Siamo solo ombre”, “Solo ombre”, “Quotidiani pensieri”, “Nuova luce”, “Dramma”, “Scuro di pelle”, “A mani vuote”, ecc. Ma è soprattutto la presenza dell’altro che si cerca in “Ci sei”, “Mi vesto di nuovo”, stare insieme con piacere, con pienezza del vivere per “sapere se il sole oggi darà più luce di ieri”, (versi di pensosità toccante). È la gente che si vuole, gli altri costituiscono un imprescindibile punto di riferimento per Maria Addamiano. Tuttavia si prova anche l’inevitabile delusione di pensieri di pace e di fratellanza inevasi, di sorrisi mancati, di saluti frettolosi, di incontri improntati solo a formalità. Comunque l’Autrice possiede la saggezza e la fortuna di saper ancorarsi al presente, senza rimpianti o nostalgie per il passato e senza chiedere nulla al futuro, al domani. scopre magica la semplicità del quotidiano, delle piccole cose d’ogni giorno: la bellezza “di sorrisi semplici” il calore degli “affetti familiari”, delle “strette di mano”, la gioia di “una persona amica”, in “Quotidiani pensieri”, “Incontro”. Di qui si evince una sottile serenità interiore nell’Addamiano, non intaccata dal tormento dei dubbi, dei se e dei ma. Le basta “essere ogni giorno bambini”, saper incantarsi ai giochi di bimbi in “Schizzi e risate”: se sapremo stupirci ancora per qualcosa ed essere sempre nuovi, allora varrà la pena che la vita sia vissuta. Si avvicendano le grandi cose, i grandi problemi dell’umanità, il dramma dell’immigrazione in “Solo ombre”, “Fior di strada”, “Ritrovarci”, dove i bei versi “alleggeriti dalle zavorre/avremo le mani libere/ e le stringeremo” richiamano un’utopia: quella di poter un giorno ritrovarci in un mondo senza più barriere di odio, di guerre, d’indifferenze, con “l’amore del fratello”. In “Qualsiasi cibo” si apre la piaga della fame nel mondo e in “Il sole e’ di tutti”, si sprigiona una sorta di empatia col dolore umano; con suggestive immagini si vuole la luce delle stelle e del sole per poterne dare “Rifl essi” agli altri: è così appagante donare agli altri meno fortunati “spiccioli d’amore”. Si legge nella raccolta l’impotenza, il disagio di non poter alleviare il male del mondo in “Scuro di pelle”, o del ragazzo all’angolo della piazza in “Ti ho visto”. Tuttavia la libertà del pensiero porta l’Autrice a posare lo sguardo ancora intorno: ora protagoniste diventano “le vele” bianche sul mare in “Regata”, o le “stelle” del cielo in “Abbracciati”, “Rifl essi”, stelle che addirittura si intridono di religioso, di epico se appaiate alla grandezza dei “santi”, in “Solo rifl essi”. Affronta poi in “Come un gabbiano”, il tema della possibilità a qualsiasi età di mettersi in gioco, in discussione, per giocare ancora una partita, per progettare di volare o il tema “Tutto o nulla” del nichilismo dell’uomo moderno deputato dal Creatore a possedere il Tutto, l’Assoluto e che invece si umilia in un miserevole relativismo, senza prospettive grandiose. Emerge infi ne il tratteggio della fi gura ieratica di Don Tonino che Maria Addamiano sente ben a ragione come “un conforto per vivere”, “stella mattutina”, “uomo del divino” per la scia luminosa lasciata.

Autore: Jole de Pinto
Nominativo  
Email  
Messaggio  
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2024
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet