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La peer-education per la lotta alle dipendenze patologiche a Molfetta Originale iniziativa dell'assessorato ai Servizi Sociali: i giovani impiegati come “agganci” fuori dai locali pubblici per diffondere ai loro pari età la cultura della prevenzione dei fenomeni devianti come droga e alcol
21 luglio 2008

MOLFETTA - Educare ai sani stili di vita e prevenire le tossicodipenze, l'alcoldipenza e le altre forme di dipendenze patologiche usando il linguaggio dei giovani, andando direttamente nei luoghi frequentati dai giovani e con la sintonia comunicativa che solo fra coetanei si può creare. È questo lo spirito di fondo del progetto di peer-education che l'assessorato ai Servizi Sociali sta mettendo a punto con la collaborazione con la Comunità Terapeutica Lorusso Cipparoli. Il nuovo servizio è inserito nell'ambito del piano “Esprit – Esperienze di Prossimità” nell'ambito del Piano di Zona e coinvolge anche il Comune di Giovinazzo e il Dipartimento Dipendenze Patologiche della Asl Bari e inizierà in via sperimentale già a partire dalle prossime settimane. L'iniziativa si rivolge in particolar modo a gruppi “informali” di adolescenti e si pone come obiettivo la prevenzione del fenomeno delle dipendenze. Dopo aver seguito corsi preparatori tenuti da esperti dell'assessorato ai Servizi Sociali e da quelli del Sert della Asl, alcuni giovani frequentano i principali luoghi di aggregazione giovanile della città - pub, discoteche, lounge bar, ma anche le piazze, le strade, i giardini – al fine di intercettare le richieste di aiuto, promuovere azioni di sensibilizzazione e di informazione sui fenomeni legati alle dipendenze, aiutare a prevenire stili di vita e comportamenti a rischio. Gli stessi giovani diventano, cioè, vettori di una cultura del viver sano. «In altre parole – spiega l'assessore ai Servizi Sociali, Luigi Roselli –, creiamo dei percorsi di prevenzione basati soprattutto sull'informazione diretta fra ragazzi di pari età. Attraverso questo contatto diretto, l'azione di sensibilizzazione viene filtrata ed elaborata mediante il linguaggio dei giovani rendendola così più credibile ed efficace. La peer education – aggiunge l'assessore Roselli – è una forma educativa cosiddetta “di strada”, destrutturalizzata e informale, che punta inoltre alla ottimizzazione del tempo libero dei giovani e alla valorizzazione delle relazioni sociali di gruppo». Nella prima fase sperimentale saranno due gli educatori di strada coinvolti nel progetto. «Proviamo a coinvolgere anche i gestori dei locali pubblici» specifica Pino Mele, coordinatore del progetto per la Cooperativa Terapeutica Lorusso Cipparoli «perché c'è necessità di comprendere sempre di più i giovani, il loro mondo e le loro modalità di vivere il tempo del divertimento e del piacere nei luoghi in cui si esplica».
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