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La nuova giunta di centrodestra indenne al suo primo Consiglio Comunale. Sì alle variazioni di bilancio
30 novembre 2005

MOLFETTA - 30.11.2005 Passa indenne la prima prova in Consiglio Comunale, la nuova amministrazione targata Tommaso Minervini. Nella serata di ieri, infatti, la maggioranza di centrodestra ha approvato la variazione di bilancio e l'assestamento dei conti per l'esercizio 2005, così come previsto. Altro punto all'ordine del giorno approvato, il subentro di Cosmo Damiano Pappagallo di An al dimissionario Giuseppe De Nicolò, nominato assessore nella nuova giunta. Prima del voto, però, il sindaco aveva comunicato all'aula la composizione della nuova giunta, definendola “naturale evoluzione del progetto civico del 2001 e sintesi tra le espressioni della società civile e quelle dei partiti”. Si è dovuto tuttavia registrare subito l'assenza del sen. Antonio Azzollini, neo assessore al Bilancio che, nonostante fosse in discussione in Aula un provvedimento che riguardava proprio il settore di sua competenza, non ha potuto prendere parte alla riunione del Consiglio per impegni istituzionali (era infatti a Roma per la votazione in Senato della legge “ex Cirielli”, meglio conosciuta come “salva-Previti”), tanto che il sindaco ha dovuto sopperire a tale mancanza relazionando egli stesso sulla questione all'ordine del giorno e rispondendo in prima persona alle richieste di chiarimento dei consiglieri di opposizione. La maggioranza, tuttavia, non è apparsa per nulla solida. Infatti alla votazione sui provvedimenti non hanno preso parte i due consiglieri di “Molfetta che Vogliamo”, Leonardo Siragusa e Vincenzo Spadavecchia, che, prima di uscire dall'Aula "G. Carnicella", hanno letto in Consiglio un documento con cui prendono formalmente le distanze dalla Casa delle Libertà. Per quanto riguarda i Repubblicani, la vicenda è un po' più complessa: come già detto ieri il “partito dell'edera” ha fatto recapitare a tutte le forze politiche di centrodestra un documento con cui criticava aspramente la composizione della nuova giunta e prendeva le distanze dalla maggioranza dichiarando una "fiducia condizionata" solo al sindaco. Nel consiglio di ieri, poi, l'esponente dei Repubblicani, Giovannangelo De Gennaro, non si è fatto vedere e quindi non ha preso parte al voto, mentre l'altro consigliere “indipendente”, ma ormai molto vicino al partito dell'ex assessore Pietro Uva, Giuseppe Balestra (eletto con “L'Italia dei Valori” ma poi fuoriuscito da questa forza politica), ha prima disertato tutta la seduta, salvo poi ripresentarsi a pochi minuti dal voto, richiamato in tutta fretta e convinto a sostenere l'amministrazione, visto che la maggioranza rischiava di andare sotto. Anche i tre consiglieri del “Nuovo Psi” (Piergiovanni, Di Giovanni e Giancola), nonostante il documento fatto circolare nei giorni scorsi dal consigliere regionale Franco Visaggio, con cui anche il “garofano rosso” prendeva formalmente le distanze dalla Casa delle Libertà, non hanno fatto mancare il proprio appoggio all'amministrazione, persistendo in un atteggiamento decisamente ambiguo che, ormai, si trascina da qualche mese (ricordiamo che il Nuovo Psi sostiene ormai organicamente Nichi Vendola alla Regione, mentre a Molfetta sostiene un governo di centrodestra che comprende anche il sen. Antonio Azzollini di Forza Italia). In sostanza, al momento del voto, l'amministrazione ha ottenuto diciassette voti favorevoli. Una bella differenza rispetto ai ventitre consiglieri di maggioranza con cui questa amministrazione cominciò, nel 2001, la sua esperienza al governo della città. E non possiamo evitare di notare come oggi Tommaso Minervini si regga solo grazie agli indispensabili voti di due consiglieri non eletti nella sua coalizione: Benito Cimillo (eletto nella lista di “Democrazia Europea” che nel 2001 sosteneva Pietro Centrone come candidato sindaco) e Nicola Piergiovanni (eletto nel centrosinistra come maggior suffragato della lista dei “Democratici”, a sostegno di Nino Sallustio candidato sindaco). Un'altra contraddizione per chi diceva in campagna elettorale che non sarebbe mai andato avanti con l'appoggio di consiglieri non eletti nel suo schieramento. Non possiamo dimenticare infatti che la principale accusa che nel 2000 l'attuale sindaco rivolgeva al suo predecessore, Guglielmo Minervini, fu proprio quella di reggersi grazie al supporto di consiglieri che avevano cambiato schieramento. Esattamente quello che oggi sta capitando a lui. Giulio Calvani
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