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La libertà per Patrick Zaki dopo 22 mesi di detenzione ingiusta si celebra anche a Molfetta con Amnesty
22 dicembre 2021

MOLFETTA - Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna detenuto in Egitto dal febbraio 2020 per motivazioni politiche, è stato scarcerato dalle autorità egiziane: una notizia tanto attesa e tanto lieta è giunta in Italia verso mezzogiorno del 7 dicembre, ma questa decisione del tribunale egiziano non cancella i 22 mesi di detenzione ingiusta che il giovane ha dovuto sopportare, e purtroppo, questo capitolo della vita di Patrick non è ancora chiuso definitivamente, perché lo studente è stato scarcerato, ma non assolto.

È proprio per questo che il gruppo di Molfetta appartenente all’ong (organizzazione non governativa) Amnesty International, impegnata nella difesa dei diritti umani, si è riunito davanti alla panchina gialla dei diritti negati che si trova nella villa comunale di Molfetta, dal lato del seminario vescovile, per celebrare la gioia di vedere scarcerato Patrick che finalmente tornerà a vivere, ma allo stesso tempo ricordare tutti gli altri prigionieri che, invece sono ancora prigionieri e vittime in Egitto e nelle altre zone del mondo dove la libertà è in pericolo.

Ma prima di tutto, bisogna far chiarezza sul perché Patrick è stato imprigionato: Le accuse che sono state mosse contro di lui sono di diffusione di notizie false, incitamento alle proteste illegali, sovversione e propaganda per il terrorismo. A causa di queste affermazioni, lo studente, dopo esser stato catturato dai servizi segreti egiziani, ha dovuto affrontare diversi interrogatori (il primo di 17 ore), bendato e ammanettato, insieme a torture con percosse e scosse elettriche.

Per tutto il periodo di detenzione, Patrick è stato tenuto prigioniero a causa di una serie di rinnovi della custodia cautelare della durata di 45 giorni: ad ogni scadere della custodia, quest’ultima veniva rinnovata, con l’intento di far cadere nell’oblio la sua storia.

Durante l’evento in villa a Molfetta, sono state distribuite delle maschere del volto di Patrick, perché tutti i rappresentanti di Amnesty International sono come lui, degli attivisti dei diritti umani e non accettano che lui abbia trascorso 22 mesi in carcere solo per questo. È stato anche letto e ricordato l’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani che afferma che “ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione”.

Zoe, Simone e gli altri ragazzi di Amnesty Molfetta hanno letto alcune testimonianze delle vittime del governo egiziano, perché Zaki, purtroppo, è solo una delle numerose persone che stanno vivendo l’incubo della prigionia.

“Voglio mandare il mio affetto a tutti i miei compagni e amici di Bologna, mi manca moltissimo la mia casa, le strade e l’università. Speravo di trascorrere le vacanze con la mia famiglia, ma questo non succederà a causa della mia detezione. Sto ancora resistendo…” Queste, le parole che Zaki ha scritto nelle poche lettere che sono giunte ai suoi familiari dall’Egitto e che, durante la serata, sono state citate.

Il messaggio di determinazione che Amnesty Molfetta voleva comunicare durante l’evento è giunto forte e chiaro. Le parole del presentatore dell’evento Domenico Bufi sono state: “La lotta per assolvere Patrick continua e siamo ancora più determinati, dobbiamo andare avanti e insistere perché la lotta vince, la nostra pressione sta portando i risultati e non ci arrenderemo”.

Bisogna quindi restare vigili e sull’attenti, pronti a fronteggiare ogni difficoltà che potrà esserci nei prossimi processi. Inoltre, c’è bisogno che più gente sia consapevole del fatto che Patrick è solo uno dei tanti prigionieri innocenti in Egitto che attendono da tempo immemore di essere ascoltati, aiutati, assolti. Questi prigionieri hanno bisogno di qualcuno che li ascolti, e che li liberi dal silenzio straziante che risuona tra le quattro mura delle sudicie celle egiziane.

© Riproduzione riservata

 

Sara Mitoli

Autore: Sara Mitoli
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