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La Fondazione Valente per la Chiesa
15 maggio 2019

 La Fondazione Vincenzo Maria Valente, della quale sono presidente da giugno 2017, è sotto attacco per due concerti, in particolare, che avrebbero colpito la sensibilità cristiana del mio amico Vito Panunzio, del quale rispetto anche le sue ardite interpretazioni del codice canonico; in particolare, non sono stati molto graditi i concerti di dicembre 2017 con i Gospel ed il concerto “Omaggio A Mina” dell’1.3.2019, presentato quest’ultimo da Antonio Di Lorenzo (id est il noto amico salentino di don Tonino Bello) il quale, sempre in Cattedrale e durante la pausa concertistica, ha ricordato la sua vicinanza e la sua alta devozione al nostro Santo, nonché il suo profondo legame con Molfetta, avendo vissuto accanto a don Tonino per anni due nell’attiguo vescovado. Per i Gospel l’amico mio ha lamentato il fatto che uno di essi si era permesso di danzare su una sedia in Cattedrale e che addirittura era riuscito a far ballare tutti i presenti (ed erano tantissimi, un evento irripetibile!), mentre per il concerto di Mina sarebbe “andato in onda” un pezzo un po’ ose’, noto come “Ancora”, ricordandoci che in chiesa si va per pregare e non già per danzare. Sempre il sullodato Panunzio difendeva “a gamba tesa” il recente Golgota, da me qualificato terribile manufatto, peraltro, abusivo secondo la Soprintendenza, dedicato a Don Tonino Bello e alla visita di Papa Francesco, due Personaggi autorevoli del cattolicesimo mondiale, che certamente meritavano a mio avviso di più di una croce, della quale come simbolo della cristianità ho grande rispetto ed amore, pur essendo un laico… convinto proprio da don Tonino Bello. “Carissimo avvocato” è l’incipit della bella lettera inviatami dal nostro Santo il 27 ottobre 1987, “le chiedo ancora scusa se l’altro giorno mi sono permesso di interpellarla per telefono per la questione dei signori… (omissis): la delicatezza del caso forse avrebbe richiesto anche la delicatezza del tratto da parte mia, e sarei, più giustamente, dovuto venire di persona a parlarle. Però la sua gentilezza mi ha messo subito a mio agio, e mi sono sentito compreso in questa mia sortita, che qualche altro avrebbe potuto giudicare “invasione di campo”. Pertanto, la ringrazio ancora una volta. Con i suddetti signori, interessati nella vicenda della vendita ipotecaria dei loro beni, ho parlato a lungo, e mi sono adoperato perché, saltando decisamente le lusinghe che possono venire da eventuale sentenza favorevole in appello, addivengano ad una transazione. Penso di esservi riuscito in questa mediazione che, essendo io esperto in ben altre mediazioni, non mi è molto congeniale. Però, mi accorgo che quando si tratta di ridare serenità e pace alla gente bisogna combattere in tutti i modi, anche con i moduli che esulano dal proprio mestiere. Ora, carissimo Avvocato, questa gente viene da lei per la transazione. Vorrei tanto che si usasse il massimo della comprensione e della magnanimità che, del resto, caratterizza l’istituto bancario che lei tutela nei suoi interessi. Le lacrime di questi vecchietti mi fanno male. So che fanno male anche a lei e che, comunque, buttarla sul sentimentale sa di espediente molto ingenuo; però so anche che la pace di una casa è un bene grandissimo e che chi si adopera a metterla in atto è benedetto dal cielo. Spero che vorrà perdonarmi ancora una volta e che, anche se non potrà darla ai signori… (omissis), mi darà l’assoluzione. F.to Don Tonino Bello Vescovo di Molfetta”. Il grande merito di Ton Tonino, che mi piace ricordare aveva anch’Egli con uno scritto, come i nostri concerti, del resto, turbato il perbenismo di alcuni religiosi locali, è stato proprio quello di conquistare i laici, me compreso, che con Lui avevano (rectius avevamo) ritrovato la voglia di entrare in Chiesa per ascoltarlo e seguirne i nobili insegnamenti. Certamente don Tonino non avrebbe voluto quella grande Croce nella nostra piazza Garibaldi (poteva essere ben sistemata, invece, all’interno del cancello del vescovado, al limite!), perché a Lui era sufficiente portare con sé quella minuscola croce di legno, disdegnando fasti e grandi monumenti religiosi o croce gigantesca per i giovani, i quali di croci ne hanno già in abbondanza, che ha negativamente impressionato il Prof. Omar Galliani: “Entrando dopo un mese a Molfetta non credevo ai miei occhi… anzi i miei occhi hanno pianto davanti a quello che oserei chiamare il “Golgota di Molfetta. Un orribile spartiacque cimiteriale all’ingresso di quello che considero uno dei più bei centri storici dell’intera Puglia. Non vorrei poi entrare nel merito artistico della “Croce” in ferro di cui il povero e Grande Salvatore di croci “Don Tonino Bello” sarebbe rimasto basito, anche perché lui era per togliere le “Croci” al mondo ed ora ne troviamo una che ci impone di guardare da un’altra parte per evitare questo scempio. Spero che il Sindaco si ravveda e ripristini lo status quo ante. F.to Omar Galliani”. Quanto al valore artistico dell’opera, non v’è dubbio che sia pari a zero e quanto all’ubicazione non v’è dubbio che trattasi di una scelta infelice; si poteva sistemare anche in via Bisceglie, all’incrocio cimiteriale. Allora, non ho assolutamente nulla contro il simbolo della Croce, sia questo chiarissimo, e per ciò che essa rappresenta (mi viene in mente or ora quella “politicotta”, in cerca di notorietà, che vorrebbe coprire le croci alla bisogna con una tendina “mobile”, che vada cioè su e giù, per non disturbare altre religioni) e che ex se rispetto e venero da quando sono nato (ricordo che ho fatto l’asilo e le scuole elementari presso le suore in San Pietro e che sono stato anch’io in seminario negli anni ’60, dal quale fui cacciato, perché volevo diventare vescovo, per saltum!), ma – con forza – ribadisco che quella ubicazione è inopportuna e non lo dice soltanto il presidente della Fondazione Valente ma lo ha scritto – a chiare lettere – l’arch. Mauro Panunzio, il pittore Paolo Lunanova, il giornale Quindici ed il suo direttore Felice de Sanctis, nonché - ex plurimis – anche uno dei più importanti artisti contemporanei a livello mondiale (id est Omar Galliani), docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, al quale gli Uffizi di Firenze hanno chiesto e da Lui ottenuto un suo grande autoritratto, che è stato affisso nel corridoio vasariano, dedicandogli una suggestiva cerimonia nell’ottobre 2018. Fatta questa premessa, vengo al punctum dolens delle chiese e dei loro parroci illuminati, che hanno aperto le loro porte sia alla musica aulica o religiosa e sia alla musica popolare, quest’ultima giammai offensiva del luogo sacro, perché, come ho già detto al mio Amico, anche la cattiva musica va rispettata “dal momento che la si suona e la si canta ben di più, e ben più appassionatamente, di quella buona, ben di più di quella buona si è riempita a poco a poco del sogno e delle lacrime degli uomini. Consideratela per questo degna di venerazione. Il suo posto, nullo nella storia dell’arte, è immenso nella storia sentimentale della società” (Marcel Proust Elogio della cattiva musica). A riprova della richiesta di divieto di fare concerti in chiesa, il mio amico, che da tempo ne sollecita al Vescovo la proibizione, ha citato una proluvie di norme del Codice canonico secondo le quali “nel luogo sacro… è vietato tutto ciò che non sia consono alla santità del luogo”, e, in particolare, non sarebbero consoni i predetti due concerti dei Gospel di Natale e quello di Mina, programmati dalla Fondazione Valente. Insomma, i cattolici di antica fede (cc.dd. ortodossi), compreso il mio amico, di cui ho grande rispetto, dovrebbero prendere qualche lezione dal Vescovo di Noto, il quale suona e canta in chiesa – tra le altre – canzoni di Noemi e Mengoni, permettendosi di ballare e di far ballare i fedeli nel luogo sacro, aprendo così le porte anche a musicisti e cantanti molto amati dai giovani, che si vorrebbe, invece, tutti fuori consentendone l’ingresso solo per pregare. “Il sorriso non è solo una questione di soldi, ma una magia che ha molto più a che fare con la qualità della vita, le gratificazioni, gli incontri, le opportunità, che i listini di borsa e gli indicatori economici” (cfr. La Corruzione Spuzza, pag. 101, di Cantone e Caringella). Ma il canto non è magia, non è forse la preghiera per antonomasia, soprattutto per i giovani? “Infatti, la qualità del capitale umano di una società, prodotta dal miglioramento culturale del singolo, ha un’incidenza diretta sulla crescita economica, sui costi del welfare, sull’innovazione, sulla produttività, sull’occupazione, ma anche su altri indicatori sociali, quali una maggiore speranza di vita, una più consapevole partecipazione alla vita democratica, un minor tasso di criminalità, una maggiore impermeabilità alla corruzione e all’illegalità” (cfr. Derek Bok, Rettore Università di Harvard in La Corruzione spuzza pag. 83 op.c.). Orbene, le norme in generale vanno lette ed interpretate e soprattutto contestualizzate, e se non rispettate ed applicate da tempo vanno abrogate per desuetudine, perché andando a ritroso nel tempo non è difficile scontrarsi con altre norme – a dir poco crudeli – applicate da Santa Madre Chiesa, quali i processi per stregoneria dell’inquisizione, che abbondavano anche nella nostra città (ricordo la povera signora Rosa Di Pantaleo, processata dal nostro vescovato dell’epoca (siamo nel 1.600) ed imprigionata (nella attuale casa di una mia parente), e, in piena armonia con la legislazione dell’epoca e, in osservanza della sentenza ecclesiastica, veniva giornalmente bastonata e nutrita solo con pane ed acqua. Quelle erano le norme dell’epoca, che per fortuna non sono state richiamate dal mio amico per la loro immediata applicazione, altrimenti sarei stato io per prima bastonato e nutrito giornalmente come la povera Rosa Di Pantaleo. Ecco, le norme canoniche, come tutte le leggi, non sono statiche in quanto sono oggetto di revisione, di interpretazione e di allineamento al contesto in cui viviamo; la Chiesa non è mai stata contraria ad esporre nei luoghi sacri anche le muse dei più grandi artisti del Rinascimento come la Fornarina di Raffaello o icone di bellezza senza tempo come il David di Michelangelo, o Adamo ed Eva di Lucas Cranach il Vecchio oppure la Madonna di Edvard Munch di fine ottocento perché l’Arte, quella vera e autentica che veicola emozioni, non può mai ritenersi offensiva, in quanto ti fa sentire parte di un mondo ideale dove c’è solo amore e bellezza. Se si chiudessero le chiese alla musica amata dai giovani e dal popolo, si andrebbe contro gli insegnamenti di don Tonino che “era riuscito di fatto a compiere il grande miracolo di svegliare la cristianità in tanti laici. Ed i laici gli hanno voluto bene, hanno apprezzato tante Sue iniziative ed hanno scoperto la dimensione religiosa che pensavano sopita”, come sottolineava l’indimenticabile Collega Nicola Morgese dalle stesse pagine del giornale del mio amico, che forse auspica la “restaurazione cattolica” oppure il salvinismo religioso, anche se non lo credo! L’amato Vescovo don Mimmo, allora, non ascolti il mio amico e respinga tout-court i reiterati inviti alla censure dei concerti o alla chiusura delle chiese alla musica di Mina e a quella dei Gospel, per fare un esempio concreto, ma le mantenga aperte ai giovani, alla musica, all’arte, alla bellezza, altrimenti si rischia di fare la fine dei capponi di Renzo, litigiosi fra di loro ma finiti tutti col collo tirato. Diventa, quindi, solo nota umoristica la polemica del ballo in chiesa dei Gospel, o la salita di uno di essi su una sedia per mostrarsi (era bassino), che hanno senz’altro onorato il buon Dio, con tutti i festosi presenti, con la loro musica e con il loro canto e con il loro ballo, come per la canzoncina di Mina, una delle più grandi interpreti della musica italiana ed europea. A meno che non ci sia una precisa volontà di impedire l’esecuzione dei concerti della Fondazione Vincenzo Maria Valente, che proprio sabato 4 maggio 2019 il mio Amico Vito Panunzio ha molto apprezzato, così impedendo alla Città di usufruire della musica più bella ed autentica, premiata dalla Regione Puglia, dal Ministero dei beni culturali e dal Comune di Molfetta, Ente che è parte integrante della medesima Fondazione, essendone Vice Presidente il Sindaco Tommaso Minervini. Rocco Nanna

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