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L’occhio divino di Marx
15 novembre 2020

È la mia via. Anzi, doveva essere la mia via. Ma che sono ste campane! Io voglio il canto eterno Comunista. L’inno comunista: “Avanti popolo alla riscossa bandiera rossa, bandiera rossa… trionferà!”. Invece questi mi suonano le campane a morto. E mi hanno portato pure in chiesa quei crucchi del cazzo! Vestiti come degli alieni m’hanno preso, legato alla barella, e spedito qui. Non se ne sono fottuti nemmeno d’avvisare mio nipote, quel minchione che passa tutto il tempo a vedere donne nude sul telefonino! Segaiolo del cavolo! Ah, ah! Ma chi cazzo doveva dirmelo, a me che sono sopravvissuto alle bombe della guerra mondiale! Che ho fatto la Resistenza, alla sifilide, cazzo! Proprio a me, che non ho mai ceduto un capello ai fascisti! Io che sono stato martoriato, rastrellato ed internato. Eroe, mi dicevano! In questo mese tutti a dire che stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile. Ma che cazzo ne sapete voi delle guerre! Non siete buoni nemmeno a scaldare una sedia col vostro culo arrossato! Sarà stato quel segaiolo di Pasquale, mio nipote a passarmelo il virus. Con la smania che ha di andare ai centri commerciali, ai bar per l’aperitivo, l’apericena, l’aperisega… come la chiamano loro, gli aperipaccheri! L’errore l’ho fatto quando ho deciso di prendermelo in casa quel perdigiorno. Ahi! Non riesco a muovermi in questa bara di merda. L’han fatta troppo corta per me che sono alto due metri. M’hanno messo le gambe a “V” e sono state schiacciate dal coperchio. Cazzo m’aspettavo di vedere in faccia Gramsci o Pertini e invece la prima persona che ho visto è Vincenzo il sagrestano con tanto di mascherina, occhiali da sub, scafandrato come tutti quegli altri in ospedale. Mi scrutava come fossi un gambero in un acquario. Schifandosi ed impaurendosi per la mia contagiosità. Ma va là, che in vita sei stato il leccaculo per eccellenza Vincè! Sempre vicino ai preti Vincè! Che sei diventato sagrestano perché nessuno ti cagava quand’eri in balera e non hai trovato di meglio che sbatterti la perpetua azzoppata in cerca di un marito da sempre… E certo che il prete non se la poteva sposare, e l’ha data a te amico caro! Che le cose qui in paese si sanno Vincè! Ed ora fai finta di non conoscermi, e mi schifi! Non m’hanno lasciato nelle tasche nemmeno il mio sigaro. Se lo saranno fumato in corsia certamente. Era di marca. Panamense. Me l’aveva regalato un emigrato pentito a cui facevo le pizze. Nel mio forno, quante fumate! Quando lo fumi dopo il cognac, il sigaro, ti senti davvero in paradiso. Ecco sarebbe stata l’unica cosa che m’avrebbe fatto sentire in pace. E pure le scarpe m’hanno tolto quelle sanguisughe. Le portantine dell’ospedale mi avranno fatto questo scherzo. All’accoglienza già sapevano che me ne sarei andato, porca puttana. «Si tolga le scarpe, tanto dovrà coprirsi i piedi con le buste». Se è vero che l’inferno è lastricato dalle buone intenzioni, io ora come ci vado sui carboni, a piedi nudi? Mortacci loro! L’unica consolazione è con non gli ho mai pianto in faccia. Quando avevano capito che non ce l’avrei fatta e m’hanno chiesto se volevo sentire qualcuno a telefono e m’hanno chiesto con chi volessi parlare, se con mia moglie, i miei figli, i miei nipoti, io gli ho detto: parlo solo con Gramsci! Gramsci! Mi dicono strabuzzando gli occhi! Si, Antonio Gramsci! Ma è morto! Mi fa il primario. Ma sarà morto per lei, giovane idiota, per un cazzuto comunista come me Gramsci non muore mai! Devo aver fatto un sacco di bolle con le labbra, e da lì in poi m’hanno sedato ed intubato. Non mi ricordo più niente. Solo un sogno, che pensavo fosse giunto il giorno del trapasso. Mi ricordo d’aver sognato l’Olimpo, il triangolo perfetto: GRAMSCI, TOGLIATTI e PERTINI come degli angeli a sorreggere l’occhio divino di MARX messo al centro del triangolo. Subito dopo mi sorprendono le voci che recitano preghiere; le stesse preghiere che sentivo da bambino. Padre nostro…! Eterno riposo, Angelo custode! Ma cazzo dico, non è mica il Capitale questo! Ma mi fanno pagare il fìo per quel fijo de na mignotta di mio nipote che si è fatto leghista! Ho pensato. Poi apro gli occhi e mi vedo un prete che mi benedice! Un’unzione… l’estrema! A pensare che devo aver perso la scommessa con Mastice… chi è Mastice? Gigino il falegname. Come attacca lui le sedie nessuno lo sa! Mastice ed io, entrambi classe 1920. Porca puttana, li avrei compiuti il 6 settembre i miei primi cent’anni. Un secolo di vita. Lui il 4 ottobre. E verrà sicuramente a deporre i fiori e si compiacerà d’avermi fottuto la casa. Ci siamo fatti testamento l’un l’altro, ma non lo sa nessuno. Il primo che muore consegna le chiavi a chi resta. Mio nipote il segaiolo, quando lo saprà che dovrà smammare si butterà nel fiume. Mbè, comunque io me ne son fatte tredici di donne tra i settanta e i novanta. Gigino, solo una, la polacca, che poi gli si è incollata al collo la troia. «Al Mastice s’attacca di tutto », gli dicevo! Spero che non l’erediterà lei, la polacca, la mia casa. Fosse stata Russa Pura, gliel’avrei perdonata. A quel punto meglio che se la prenda Pasquale, così non s’ammazza. Ma ho già la soluzione. Andrò in sogno a Gigino una di queste notti, e glielo dirò. O te la tieni tu la casa o la dai a Pasquale. Niente alla troia polacca. Guarda che non ti faccio più dormire ! E così sistemo tutto. (pausa) (lungo silenzio) (campane a morte) (inizia “My Way” di Frank Sinatra) Non viene nessuno. (urla) Bisogna avere paura dei vivi, non dei morti, miseri che non siete altro! Spero almeno mi scrivano qualche bella frase sulla lapide, tipo: “Preferisco essere rosso piuttosto che morto”. Anzi scrivete sulla mia tomba: “Il libero pensiero è attaccaticcio come un’epidemia!”. Bertolt Brecht… minchia che frase! (piccola pausa… guarda esterrefatto davanti a sé): Minchia, ma quello lì è Mezzabarba… non ci posso credere… l’unico che ce l’abbia fatta a vincere la paura. Mbè, non si poteva chiedere di meglio alla vita! Il pazzo del paese con il primo morto covid quasi centenario della storia! Vieni, cazzo, vieni Carlo Mezzabarba! Mi sembri Marx diviso a metà: abbracciami Compagno ! Abbracciami e fanculo alla vita! (alle note di “My Way” di Frank Sinatra, si aggiungono le ultime campane a morto). B u i o.

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