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L’epidemia la Spagnola nel 1918 a Molfetta
15 aprile 2020

L’attuale emergenza sanitaria causata dal coronavirus COVID- 19, riporta alla memoria i racconti dei nostri nonni su un’altra terribile influenza la “Spagnola” verificatasi tra il mese di settembre e ottobre del 1918. Sull’argomento portiamo a conoscenza due documenti conservati presso l’Archivio Comunale di Molfetta, per capire come si intervenne a contrastare l’imprevedibile influenza e i relativi strascichi burocratici dopo 10 anni. Il 31 agosto 1918 il Prefetto della Provincia di Bari, Pesce, all’imperversare del contagio indirizzò una lettera ai Sindaci e ai medici della Provincia: “Ai Sigg. Sindaci ed Ufficiali Sanitari della Provincia Come è noto alle SS.LL. dalla scorsa primavera comparve in molti paesi Europa una forma epidemica analoga a quella verificatasi negli anni 1889 e 1890 e che anche ora riconobbesi trattarsi di influenza con complicazioni generalmente consecutiva incuria prima attacchi morbosi. Tale malattia ha fatto in Italia sua apparizioni. Essa colpisce preferibilmente vie respiratorie tendente localizzarsi polmoni tuttavia non mancano casi con sintomatologia abnorme, mentre negasi ogni giustificazione allarmi dovuta a fantasie esaltate, reputo opportuno richiamare attenzione SS.LL. su alcuni punti fondamentali utili per effettuare razionale profilassi. Trattandosi di contagio rapidamente diffusivo anche per tramite portatori non riconosciuti, emerge inopportunità misure contumaciali e di isolamento quali si adottano per altri morbi epidemici, considerando invece natura mite malattia che ben trattata non riveste carattere maligno consigliansi provvedimenti generali che debbano ispirarsi conoscenze epidemiologiche dimostranti che materiale infettivo di elimina o si diffonde attraverso vie respiratorie e che l’abilità germe prova che sia più ovvia contagio risiede nel contatti diretti ed esplosione colpi di tosse. Ciò premesso profilassi dovrebbe essere basata sopra seguenti capisaldi: 1) Identificazione e rapida denunzia della eventuale comparsa di focolai. 2) Evitare possibilmente contatti sospetti. 3) Disinfettare mucose esterne attaccate e minacciate da processo infettive nonché punti più esposti contaminazioni sospette. 4) Speciale vigilanza reclamo collettività particolarmente predisposte quali caserme, convitti, scuole, teatri, cinematografi, ecc. Allo scopo di evitare eccessivi affollamenti ed ottenere rigorosa pulizia. 5) Buone pratiche preventive sono disinfezione bocca, naso e mani, divieto sputare in terra massimo in ambienti chiusi e pulizia e pulizia e disinfezione sistematica oggetti e punti maggiormente esposti agli inquinamenti boccali o nasali quali fazzoletti, apparecchi telefonici ecc. 6) Comparendo focolaio epidemico ammalati vanno trattati con speciali precauzioni nell’interesse loro e di chi assiste. Infermieri e medici debbono indossare vestaglia non omettere disinfezione viso e mani o munirsi anche di opportuni schermi filtrati per proteggersi contro inalazioni pulviscolo infetto quando speciali circostanze lo consigliano, parimenti devono provvedere disinfezione immediata sputi, fazzoletti, pavimenti sale degenze attivandone ventilazione. Viste facili recidive complicazioni spesso mortali cui espongono trascuratezze occorre che infermi anche leggeri guardino letto osservando consigli medico fine termine speciale malattie comuni. Onde predisporre adozione di ogni possibile misura preventiva. 7) Occorre intensificare più possibile vigilanza annonaria specialmente nei riguardi frutta e latte. 8) Occorre infine predisporre in tempo assistenza medica e farmaceutica assicurando provvista medicinali anche per i poveri. Quanto sopra si fa presente alle SS. LL. in via di massima onde orientare profilassi nella forma epidemica influenzale raccomandando in ogni caso di tranquillizzare popolazione evitando allarmi ingiustificati e che non hanno ragione alcuna di esistere. Attendo un cenno di ricevuta”. Il Municipio girò la Circolare per conoscenza ai medici molfettesi: Latella Bartolomeo, Roselli Domenico, Introna Francesco, de Cosmo Giovanni, de Cosmo Saverio, Fontana Italo, Rana Francesco, Rana Mauro, Pansini Vito, Pansini Antonio, Calvario Francesco. I pazienti colpiti vennero ricoverati nel lazzaretto situato nell’ex villa Cappelluti (Attuale Museo Archeologico del Pulo sulla via per Ruvo), poi di Antonio Salvemini e successivamente espropriata a quest’ultimo nell’occasione del colera del 1910, la villa di Leonardo Fraggiacomo e la Casina del Seminario Vescovile (Preventorio) ambedue sulla via per Terlizzi. Tra i ricoverati nel lazzaretto segnaliamo il marinaio Matteo Facchini che, venuto in licenza, entrò nel lazzaretto con i genitori per aver contratto la Spagnola. A causa dei numerosi decessi, servì con urgenza un terreno in cui inumare i cadaveri. Esso fu localizzato a levante del Cimitero, facente parte della VI zona di ampliamento di circa 1750 m2; il terreno era parte di un fondo più ampio di proprietà di Angela Cappelluti fu Mauro Sergio. Dopo 10 anni fu eseguita l’esumazione dei cadaveri sepolti nella VI Zona; con sorpresa si notarono degli inconvenienti descritti in una lettera del custode del Cimitero, Ettore Spadavecchia che sovraintendeva all’opera pietosa, inviata all’allora Podestà di Molfetta Stefano de Dato. “Verificandosi giornalmente nel periodo dell’attuale esumazione ordinaria che i cadaveri sepolti a preferenza, nella VI zona, appartenenti all’epidemia detta “SPAGNOLA” non si rinvengono sotto i mucchi di terra indicanti il rispettivo tumolo, su cui è impiantato il cippo numerico, invece da V. S. un provvedimento opportuno, con cui sospenda la esumazione dei morti, almeno della predetta zona, per conto dei privati e per ragioni esclusivamente tecniche, e ordinare esumarsi d’ufficio per deporne gli avanzi nell’ossario Comunale, per le seguenti ragioni: -I Il personale addetto in quel triste periodo per l’escavazione dei CANALONI (non delle fosse) fu di squadra mutabili giornalmente formate da contadini, malpratici che lavoravano di notte e quindi non in linea retta, ma ad arco o ritorto in serpentina, senza direzione pratica trovandosi sotto le armi il Cavafosse titolare; e invece di Becchini per la tumulazione, essendo completamente assorbiti dal servizio di Città, erano stati adibiti tale bisogna due facchini. Complessivamente il personale era tutto malpratico e inadatto. -II La grande mortalità dell’epidemia (Settembre 386 e Ottobre 543) non dava luogo, sia di notte che di giorno, al Custode di assistere alla inumazione, uno per uno, dei cadaveri accompagnandoli sul luogo, perché gli era d’uopo effettuare ipso facto la registrazione, per evitare errori, per registrare le vetture nell’interesse del Comune e per identificare i nuovi feretri arrivati. Egli era solo a compiere tutto il servizio di notte e di giorno. -III I contadini che inumavano, non conservando lo spazio di circa 30 centimetri fra i piedi di un feretro e la testa dell’altro giù nei canaloni, facevano occupare minore lunghezza di esso, di quella che non fosse sulla superficie della zona, ove fra mucchio e mucchio, per estetica e per il passaggio si suole interporre. -IV Le sopradette ragioni, mentre creavano un radicale disturbo all’ordine del seppellimento, erano inevitabili avuto presente il periodo critico epidemico, durante il quale si ebbero più molfettesi morti a Molfetta in due mesi che non al Fronte in cinque anni, e poi compiuto da persone inadatte, di urgenza e per lo più di notte. -V Ne consegue che nell’escavare un feretro o non si trova sotto al mucchio di terra col suo numero, e si deve ricercarlo intorno, aprendo altri tumoli; il che produce un accanito lavoro per chi scava e un dubbio perenne sia per la famiglia del defunto, che teme di non aver avuto i resti del suo caro, e sia per il Custode che teme di non poter dare agli altri richiedenti quelli del loro defunto, che involontariamente ha forse dati ad altri. Voglia compiacersi V. S. Ill. accertarsi mercé un’inchiesta con sopraluogo di persone adatte e provvedere di urgenza in conformità di quanto il sottoscritto si onora invocare nell’interesse del servizio”. Nella VI Zona furono sepolte 157 salme. © Riproduzione riservata

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