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L'Azione Cattolica e il Vescovo in marcia per la legalità
15 luglio 2012

Noi non siamo mele marce e non lo saremo mai. Questa significativa frase, pronunciata da Graziano Salvemini, responsabile dell’Azione Cattolica diocesana, ha avviato la «Marcia per la legalità», il corteo cittadino che ha ricordato le vittime della mafia, in particolar modo il sindaco molfettese Gianni Carnicella, assassinato il 7 luglio del 1992. La marcia, promossa dall’Azione Cattolica della Diocesi di Molfetta, Ruvo, Terlizzi e Giovinazzo, dall’Associazione Avvocati di Molfetta e dal presidio Libera di Molfetta, alla quale hanno aderito “Quindici” (che da sempre è in prima linea nella battaglia per la legalità) con il direttore Felice de Sanctis e tutta la redazione oltre all’editore l’Associazione culturale “Via Piazza”, è partita proprio dal sagrato della chiesa di san Bernardino, sulle cui scale fu assassinato Carnicella. «La marcia è il momento conclusivo del percorso dei giovani di Azione Cattolica “Giovani di AC... matti da LegaLe!!!” (anche premiato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ndr) iniziato lo scorso gennaio dopo il messaggio del Papa in occasione della giornata mondiale della pace - ha spiegato a Quindici -. Inoltre, volevamo preparare i giovani delle parrocchie all’anniversario della morte di Gianni Carnicella». Tra l’altro, «la marcia non è un attacco a nessuno, ma vuole semplicemente invitare i cittadini a riappropriarsi di una cultura della legalità che significa essere coscienti del rispetto delle regole e degli strumenti di partecipazione popolare». Davanti alla chiesa di san Bernardino, Corrado la Grasta del Teatro dei Cipis ha letto l’omelia funebre pronunciata da don Tonino Bello in occasione dei funerali del sindaco Carnicella, mentre Anna Carnicella ha ricordato il senso civico e l’amore per la città del fratello. «Penso non sia cambiato moltissimo dagli anni ’90 – il rapido commento di Anna Carnicella a Quindici -, le logiche sono sempre quelle e ci sono ancora gli stessi personaggi dell’epoca». A Piazza Municipio altre due testimonianze. Francesco Tammacco del Carro dei Comici ha letto le parole di Marina Biagi, vedova di Marco Biagi, mentre Daniela Marcone, figlia di Francesco Marcone (direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia assassinato il 31 marzo del 1996) ha raccontato la sua esperienza di figlia di una vittima della mafia, entusiasta della iniziativa dell’Azione Cattolica perché evidenzia il dovere, la coerenza e il coraggio con cui le vittime della mafia hanno difeso le loro città. La marcia è proseguita nel centro antico fino a Piazza Catecombe dove Giorgio Latino del Collettivo Dino La Rocca ha ripreso un estratto dell’opera Cose di Cosa Nostra. Sono state menzionate anche due importanti operazioni antimafia, Reset (che cancellò il mercato della droga a Molfetta) e Primavera (avviata nel 2000 per contrastare l’emergenza legata ai traffici del contrabbando di sigarette, ma anche di armi e stupefacenti). In via Santa Cecilia, prima della conclusione della marcia a Piazza Paradiso, sono stati letti alcuni brani de La bellezza e l’inferno di Roberto Saviano. Denso di riflessioni è stato l’intervento del vescovo di Molfetta, mons. Luigi Martella (foto). «Non chiedete mai agli altri cosa possono fare per voi, ma cosa voi potete fare per gli altri»: il vescovo ha sottolineato l’importanza dei concetti sociali di responsabilità delle proprie scelte e coscienza sociale, basilari per esprimere e concretizzare in modo compiuto la legalità. «Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune»: così la definisce un documento del 1991 della Chiesa italiana. Legalità non sono solo i magistrati e le forze di polizia, ma tutti i cittadini. Legalità è soprattutto corresponsabilità.

Autore: Dora Adesso
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