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L'Associazione antiracket denuncia: legge antiusura, troppi ritardi della Regione Puglia
04 dicembre 2009

MOLFETTA - Al momento dell’approvazione nel marzo 2006, la legge antiracket aveva suscitato entusiasmo nelle istituzioni che ne avevano consentito la stesura e l’approvazione, «perché le associazioni antiracket e antiusura saranno sempre più protagoniste nella lotta anticrimine in Puglia grazie a una legge che è sicuramente la più evoluta e avanzata d'Italia» (Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ndr). Tuttavia sono passati ben 3 anni e «per motivi non chiari, la legge ha tradito le aspettative, perché tutto resta fermo nei cassetti o sulle scrivanie di qualcuno». Nella conferenza stampa (nella foto gli avv.ti Tangari e Altomare e il presidente De Scisciolo), tenutasi nella sede della vice presidenza nazionale della Federazione delle Associazioni Antiracket (I piano, ex Pretura Molfetta), si è affrontata questa problematica ormai insostenibile ed assurda.

«Sembra un paradosso, ma - ha spiegato Renato De Scisciolo, presidente dell’Associazione Provinciale Antiracket e vice presidente nazionale della Federazione delle Associazioni Antiracket - tutto è fermo perché non sono stati ancora individuati i componenti della commissione che dovrà valutare le domande. Inoltre negli anni precedenti sono stati stanziati milioni di euro, per garantire a famiglia un aiuto economico di 75mila euro, ma ancor oggi nessuno a visto niente».
Eppure, nel 2006 lo stesso De Scisciolo si era mostrato soddisfatto «per la nuova legge regionale, che tutela anche i singoli cittadini che non svolgano attività imprenditoriale»: le idee, le promesse, le prospettive, i buoni propositi erano numerosi, ma tuttora nessun effetto concreto.
Il numero delle famiglie che, su scala provinciale, si sono rivolte alle associazioni antiracket per chiedere aiuto è aumentato del 60%: per questo motivo, «è urgente che la legge funzioni a regime, perché implicherebbe un aumento delle denuncie di usura e racket».
L’usura è un fenomeno in crescita, anche a Molfetta (numerose denunce provengono dai cantieri edili), come dimostra l’operazione «Dominio di Bari» della Guardia di Finanza, con cui sono stati arrestati 85 affiliati del clan Parisi, grazie anche al lavoro delle associazioni antiracket: si è reso necessario un perfezionamento dei meccanismi di difesa delle vittime, realizzato grazie alla collaborazione con l’avvocato amministrativista Carlo Tangari, intervenuto alla conferenza stampa.
Nella circostanza l’avvocato Tangari ha affrontato il caso del titolare di una tabaccheria-ricevitoria di Giovinazzo (vittima di usura) che, con una recentissima sentenza del Tar Puglia, è riuscito ad avere ragione sul Monopolio di Stato, riuscendo a dimostrare di non aver potuto onorare, in tempo, i debiti perché strozzato. «Un’esperienza - secondo l’avvocato Tangari - che ci aiuta a comprendere l’importanza del ruolo delle associazioni antiracket nello stabilizzare i rapporti tra il cittadino e l’ente statale, dal momento che la legislazione tende, invece, ad approfondire le divergenze tra le due parti».
La legge antiracket del 2006 era stata definita il provvedimento più avanzato ed evoluto d'Italia, perché avrebbe dovuto garantire (il condizionale è d’obbligo) la protezione della famiglia, dei singoli, degli operatori economici e dei lavoratori dipendenti e pensionati, valorizzando l'impegno dell'associazionismo. Come ormai accade in Italia, la burocrazia cammina lenta ed i problemi per le famiglie ed i commercianti avanzano.
Autore: Marcello la Forgia
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