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L’amministrazione Minervini in tre parole: trasformismo, disordine, megalomania
15 aprile 2019

Il 22 marzo scorso l’Amministrazione Minervini ha votato a maggioranza in Consiglio comunale il bilancio di previsione dell’anno 2019, cioè il bilancio con cui una maggioranza mette nero su bianco le proprie intenzioni programmatiche, i propri investimenti e le proprie opere pubbliche. Ebbene, questo bilancio disvela la fine della luna di miele della maggioranza guidata da Tommaso Minervini. Si esaurisce la spinta propulsiva iniziata con la vittoria elettorale nel giugno 2017. E dimostriamo perché. Iniziamo da un elenco molto significativo di obiettivi proposto dal sindaco Minervini. Per l’urbanistica: “Concludere i procedimenti urbanistici che riguardano il piano comunale coste; Realizzare a livello ottimale la depurazione con la piena funzionalità dell’impianto. Riqualificare Cala San Giacomo, punto d’approdo dei fondatori della città! Riqualificare l’oasi naturale di Torre Calderina. Interventi di riqualificazione sulle tre cale di levante. Realizzazione opere di urbanizzazione primaria necessaria alla vita funzionale di cantieri. Attivazione funzionale del parco di lama Martina, del parco Baden Powell della zona 167 e del parco zona “tombino”. Per lo sviluppo economico: “Ripresa iter approvazione piano dell’agro con valorizzazione turistico culturale delle torri, casali dell’agro. Creazione di un brand città di Molfetta per rilanciare il turismo. Approvazione del piano strategico del commercio, creazione dei distretti urbani del commercio e approvazione piano dei dehors. Riqualificazione dell’ex area del mercato ortofrutticolo adiacente alla Parrocchia salesiana. Attivazione di spazi di coworking per start up giovanili e di innovazioni tecnologiche finalizzate alla realizzazione di infrastrutture nella logica delle Smart City”. Per l’ambiente: “Realizzazione impianto compostaggio e digestore anaerobico, impianto selezione materiali in contrada Coda di volpe e impianto selezione plastica. Attivazione delle aree parcheggio esistenti e realizzazione di nuovi parcheggi anche con la partecipazione pubblico privata e/o col project financing”. Per l’organizzazione comunale: “Progettazione, costruzione e denominazione della nuova sede comunale che dovrà vedere riuniti tutti gli uffici comunali all’interno della cosidetta area di “lama Scotella”. Istituzione di “Agenzie di partecipazione” per potenziare e qualificare le esperienze, le professionalità e le proposte di singoli o gruppi organizzati di cittadini”. Sono solo alcune delle azioni previste ma non realizzate da questa Amministrazione, azioni previste non con il bilancio di quest’anno approvato lo scorso mese ma esattamente con il bilancio dell’anno scorso, nel marzo 2018! Opere per cui l’Amministrazione annunciava il suo “impegno programmatico a breve medio termine”. Dunque, un anno passato invano, un anno che non ha dato i frutti promessi, se non in minima parte. Basterebbe questa semplice verifica delle cose annunciate e non realizzate per sanzionare negativamente l’amministrazione Minervini. Invece che succede? Succede che si riparte come se nulla fosse e si annunciano, in farneticanti comunicati stampa, 80 milioni di opere pubbliche nel bilancio appena approvato. Che cosa c’è dentro questo nuovo “pacco” della Giunta Minervini? Se togliamo i 55.000.000 di euro dei fondi per i lavori del porto vanno via già i due/terzi delle risorse. Che cosa rimane nel “pacco” oltre ai consueti lavori di manutenzione di istituti scolastici, piazze e immobili pubblici? Qualcuno penserà legittimamente che si attueranno gli obiettivi fissati nel 2018 e invece no. Colpo di scena! Mago Tommasino rendendosi conto che il bilancio 2018 era un libro dei sogni, che la Smart City era buona solo come slogan elettorale, che cosa s’inventa? Semplice, quello che da sempre si fa come opera pubblica prima di un’elezione: il rifacimento delle strade, l’asfalto, altro che innovazione tecnologica e smart city. Un bel mutuo ventennale a nostro carico di 11.000.000 di euro per rifare una parte delle strade cittadine e il basolato, oltre che per le opere di urbanizzazione dei comparti 1-9. Per carità non diciamo che non serva riparare le strade cittadine ma di solito questo intervento si attua come manutenzione ordinaria pluriennale e non ci si indebita per le manutenzione ordinarie. Così come non diciamo che non vadano fatte le urbanizzazioni dei nuovi comparti di espansione, però facciamo osservare curiosamente che le fa con mutui lo stesso sindaco che quindici anni prima ha utilizzato gli oneri di urbanizzazione pagati dalle famiglie molfettesi per fare spesa corrente. Ma il pezzo forte è l’asfalto come nel-le migliori tradizioni da Prima Repubblica, così prima delle prossime elezioni regionali – che sono tanto importanti per i politici molfettesi che svolgono le funzioni di cani da guardia di Emiliano – ci sarà un sacco di movimentazione in città, tutto un cantiere fatto di asfalto. Ma siccome il mago Tommasino si crede un artista, per i palati più fini, sforna dal cilindro di prestigiatore un nuovo coniglio: il nuovo teatro comunale da 1.200 posti (che manco il Petruzzelli di Bari) per un costo di 7.000.000 di euro che prende il posto di un punto programmatico sbandierato in campagna elettorale, nella presentazione delle linee programmatiche a inizio mandato e nel bilancio 2018 ovvero la tensostrutturas da 3.000 posti che scompare letteralmente dagli obiettivi. Vale a dire, per quasi 2 anni puntavamo su un obiettivo, ora cambiamo diametralmente strada. Così nei prossimi mesi tutti a correre dietro il coniglio del nuovo teatro comunale, chi lo vuole ovale, chi lo vuole quadrato, chi lo vuole in marmo, chi in legno e così via nel discutere e perdere tempo prezioso nel mentre si preparano le elezioni regionali per far dimenticare i disastri sulla sanità prodotti dal padrone politico di questa amministrazione, Michele Emiliano. Per riassumere, dopo 22 mesi, riscontriamo i ritardi e l’evanescenza fumosa dell’Amministrazione che lancia progetti su progetti ma le cose che si realizzano (lavori Corso Umberto, ampliamento cimitero, pista d’atletica per fare qualche esempio) sono in larga parte debitrici di progettazioni di passate amministrazioni. Oltre ai ritardi l’inerzia su problemi strategici come le politiche abitative e il rilancio dell’economia urbana con il commercio al palo. Altri annunci che non hanno ancora visto fatti conseguenti? La ripresa dei lavori del porto commerciale, la revisione delle modalità di raccolta porta a porta, i nuovi impianti di lavorazione dei rifiuti. Come risponde a tutto ciò l’amministrazione? Semplicemente cambiando programma e introducendo due obiettivi – il piano strade e il nuovo teatro comunale – che non erano nemmeno contemplati né nel bilancio dell’anno scorso né nel programma elettorale, sparacchiando comunicati stampa a ritmo quotidiano per giustificare anche l’assunzione di due addetti stampa. Insomma, si è esaurita la spinta propulsiva del programma elettorale e si procede a casaccio, altro che idee chiare, innovative e capacità di programmazione. Si procede a vista, talmente a vista che questo bilancio è passato anche con il voto di astensione di due consiglieri di Forza Italia. Insomma, si tratta dell’inizio della fine di una maggioranza politicamente disomogenea che sta cercando di arrivare il più possibile coesa all’appuntamento delle elezioni regionali della prossima primavera dopo cui ci sarà il “liberi tutti” per una nuova stagione in cui mago Tommasino ci stupirà con nuove fantastiche giravolte. C’è un simbolo che riassume negativamente in modo plastico questa esperienza amministrativa ed è la realizzazione dei due monumenti a ricordo della visita del papa nel 25° anniversario della morte di don Tonino. Una scelta che riassume in sé i tre principali caratteri di questa amministrazione e di chi la guida in testa: trasformismo, disordine, megalomania. Trasformismo di cui Minervini è campione locale indiscusso. Dopo aver cambiato bandiera da sinistra a destra, poi di nuovo sinistra e ora destra-centro, oggi Minervini supera un’altra frontiera: da laico e socialista salveminiano, si riscopre insolitamente devoto nello svolgimento del suo ruolo di sindaco. Disordine amministrativo perché la realizzazione dei due interventi non ha scontato la procedura di richiesta di autorizzazione paesaggistica in zona vincolata, cosa che rischia di rendere abusivi i due monumenti. E questo succede perché ad occuparsi della faccenda non è stato il settore Urbanistica bensì – inspiegabilmente – il settore Attività Produttive e Ambiente. Megalomania nella scelta di due monumenti – non ne bastava uno... – per una spesa complessiva di 155.000 euro che fa a pugni con la storia e l’eredità “frugale” di una figura di vescovo così importante per la comunità cittadina. Gianni Porta

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