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Iraq, ostaggi italiani salvati senza cedere al ricatto dei terroristi
10 giugno 2004

ROMA – 9.6.2004 La tensione di quasi due mesi di attesa e di trepidazione per la sorte degli ostaggi (nella foto) è finalmente terminata. Una telefonata a casa: “Stiamo bene. Torniamo presto”. E subito pianti di gioia e grande commozione. Non solo in casa Stefio, Agliana e Cupertino, le famiglie dei tre ostaggi liberati. Una forte commozione in tutto il Paese. Dopo quasi due mesi di prigionia nelle mani delle sedicenti “Brigate verdi di Maometto”, la liberazione è avvenuta ieri mattina (martedì 8 giugno), intorno alle ore 13 con un'operazione condotta dalle forze speciali della Delta Force a Ramadi, a sud di Bagdad. Con loro è stato trovato anche un cittadino polacco, Jerzy Kos, poi ricoverato in ospedale per curare alcune ferite causate da morsi di cane. La notizia è stata diffusa prima dalla tv polacca, che ha ripreso alcune dichiarazioni diffuse dal comandante del contingente polacco generale Mieczyslaw Bieniek: “un cittadino polacco è stato liberato dalle forze speciali della coalizione. La sua vita non è in pericolo. Tre altre persone di nazionalità italiana sono anche state liberate”. Pochi minuti dopo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, conferma la notizia in diretta tv, e il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, esprime gioia e soddisfazione per la liberazione. Il nascondiglio dei rapitori era sorvegliato da tempo. Notizie da diverse fonti di un'imminente soluzione del caso sono cominciate la scorsa settimana, mentre altre voci parlavano di un trasferimento o addirittura di una vendita degli ostaggi da un gruppo all'altro. I telefoni dei sequestratori erano controllati. I militari erano pronti ad entrare in azione dall'alba, ma l'ordine è stato dato solo verso le undici locali, quando si è avuta la certezza che l'operazione era possibile e non c'erano pericoli per gli ostaggi. Sotto un sole cocente, con cinquanta gradi di temperatura, i soldati hanno fatto irruzione nel covo a Ramadi. Non è stato versato sangue e non è stato sparato neanche un colpo. E' la fine di un'angoscia, che si è poi davvero conclusa questa mattina con l'arrivo dei tre ragazzi italiani da Bagdad all'aeroporto di Ciampino. Parenti e amici erano pronti a riabbracciarli. Una forte emozione. Un momento che aspettavano da ormai settimane. Famiglie fiduciose, che non hanno mai perso la speranza di vedere tornare a casa i loro ragazzi. Momenti di gioia incontenibile sono anche quelli che la famiglia Cupertino sta vivendo in questi momenti con il loro figlio. Laura Albanese, cognata di Umberto, riesce appena a descrivere il clima di gioia: “Può immaginare - dice - non sappiamo se ridere, piangere, abbracciarci”. Anche la mamma di Umberto, nonostante l'età, non si controlla più. “Adesso penseremo al suo matrimonio”, dice. Francesca Bonerba, la fidanzata di Umberto, aspettava questa notizia da quasi due mesi. E poi c'è la visione di Carmela, la nipotina di Umberto. La bimba, di dieci anni, aveva previsto la data della liberazione di suo zio. Nei giorni scorsi aveva scritto sul calendario, accanto alla data di oggi 8 giugno, “Liberi”. La scritta era comparsa sul calendario da un paio di giorni. La famiglia Cupertino si chiedeva chi lo avesse scritto, anche perché la bambina non diceva nulla. Poi ieri è venuto fuori che era stata lei, che se lo sentiva che lo zio sarebbe stato liberato per tornare a casa. Sempre questa mattina, sono emerse delle atroci verità sul terribile destino dei nostri ostaggi se non ci fosse stata una celere, quanto mai rapidissima operazione di liberazione. “Il tempo era scaduto, stavano per ucciderli. Non si poteva più aspettare”. E' quanto ha affermato il ministro dell'Interno Beppe Pisanu, commentando il blitz. Pisanu si dice convinto che i sequestratori erano decisi ad ucciderli l'11 giugno, giorno prima delle elezioni e data simbolica per il terrorismo islamico, con quell'11 ancora una volta presagio di sventura. Per Pisanu era evidente una strategia politica, pensata per destabilizzare le istituzioni e che prefigurava uno scenario assai simile alla strage di Madrid dell'11 marzo: il barbaro assassinio dei nostri connazionali alla vigilia del voto. Oggi è un momento di gran festa per tutto il paese. Ci stringiamo anche noi allora tutti attorno alla gioia delle famiglie, utilizzando questo momento di commozione anche per riunificare la nostra Nazione, e per fronteggiare tutti i pericoli e tutte le minacce alla sicurezza e alla stabilità dell'Italia e dei suoi cittadini. Lucrezia Pagano
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Riporto dal sito di Emergency di Gino Strada a sostegno di Nemmfazz Frcà: "[...] racconta non di un blitz militare ma di una «presa in consegna» dopo il «pagamento di un riscatto di nove milioni di dollari». «Quella casa al numero 17 di Zaitun Street era disabitata da almeno due mesi. Fino a lunedì sera tardi (7 giugno, ndr) quando, intorno alle 23, si è sentito un gran trambusto. Io, che abito al 13, ho visto arrivare alcune auto e fermarsi davanti a quella casa. Sono entrate un po' di persone. Era buio, non abbiamo visto bene. Poco dopo se ne sono andati via ed è tornata la calma». A parlare, raggiunto al telefono da PeaceReporter, il giornale online di Emergency, è un iracheno, il signor Fahad, che assieme ad altri due suoi vicini, il signor Mohammed e il signor Ibrahim, sarebbe a suo dire stato testimone oculare della liberazione di Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Salvatore Stefio. TESTIMONE - Fahad parla dalla sua casa, al 13 di Zaitun Street, ad Abu Ghraib: «Il mattino seguente, intorno alle 9,30, sono arrivate cinque auto militari americane, di colore verde oliva. Si sono fermate davanti a quella casa. Ne sono scesi alcuni uomini vestiti in abiti civili e con gli occhiali scuri. Hanno aperto la porta dell'abitazione, senza forzarla, come se fosse giá aperta, e sono riusciti subito con solo quattro uomini, che poi abbiamo saputo essere i tre ostaggi italiani e un ostaggio polacco. Li hanno caricati su un furgoncino bianco e se ne sono andati via. Il tutto con la massima calma. Non è stato sparato un colpo. Nella casa, a parte gli ostaggi, evidentemente non c'era più nessuno. Non è stato assolutamente un blitz militare come è stato annunciato tre ore dopo. Quelli sono tutta un'altra cosa. Lì si è trattato di una semplice presa in consegna»". A volte si preferisce la comodità del denaro alla forza di intervento del Fascio. Tra l'altro abbiamo un presidente capitalista, cosa vuoi di più?
Che tristezza e che grande pena provo nel leggere i commenti a questo lieto evento. La felicità per il ritorno a casa dei nostri compatrioti deve essere la felicità di tutti. Invece per voi questo evento non è altro che l'ennesimo argomento per litigare su Berlusconi: secondo il mio parere in molti inconsciamenti vi siete innamorati di lui. Possibile mai che i vostri argomenti son sempre limitati a Berlusconi? Per non parlare di chi per screditare il Governo è pronto a precisare che la paternità del salvataggio è degli "odiati" americani e dei polacchi: tutto pur di non usare mezza parola a favore del Governo, che a prescindere dalla proprio fede politica, ha comunque la paternità dell'evento. Lascio perdere Tremonti che non c'azzecca niente, ma qui si nota che tutto fa brodo. Il problema vero è che continuando così è logico che continueremo ad essere lo zimbello di tutte le nazioni del mondo, ovvio se non siamo in grado di usare una linea comune nemmeno per questi eventi meravigliosi. Solo criticare ed accusare, infangare ed infamare, che vergogna. Così come quanti prima hanno accusato gli ostaggi di essere solo dei mercenari ed ora invece sono felici perchè magicamente sono ritornati ad essere degli italiani! Io sono felice per loro, da italiano e me ne frego di tutto il resto, conta la mia patria e la mia bandiera, un tricolore, baciato dai liberati (dovrebe essere d'esempio a molti di voi), e non una bandiera con la scritta forza italia ne tantomeno una rossa con falce e martello o una arcobaleno. W l'Italia e un caloroso BENTORNATI A CASA FRATELLI!


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