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Iniziative di Salvemini per l'istituzione dell'asilo "Filippetto" a Molfetta (1910) Frammenti di storia
15 aprile 2006

A due anni quasi dalla sciagura di Messina,in cui vide distrutta la sua famiglia (una sorella, la moglie e cinque figlioletti), Gaetano Salvemini, nell'ottobre 1910, pensò di promuovere nella sua città natale la costruzione di un asilo infantile a ricordo del primogenito Filippetto, scomparso nel disastro all'età di 10 anni. Stando in quel tempo a Molfetta, egli infatti scrisse il giorno 10 al Presidente della Congregazione di Carità della città: "Desiderando trovare, in un'opera di assistenza sociale, un conforto alla sventura da cui fui colpito nel disastro di Messina del 28 dicembre 1908 con la distruzione dell'intera mia famiglia, sono venuto nella determinazione di contribuire, nella misura delle mie deboli forze, alla istituzione nel nostro paese di un nuovo Asilo d'Infanzia per bambini poveri" (v. la lettera in C. Spadavecchia, G. Salvemini e il "Filippetto", Mezzina, Molfetta 1987, p.23). Scrive inoltre a Giustino Fortunato, in data 14: "Siccome presto, a causa, della divisione di quanto possedevano le mie povere creature, mi toccherà una somma di circa30 mila lire, ho pensato di adoperarla a promuovere qui la costruzione di un asilo infantile. La Congregazione di Carità, dove ho come presidente un amico, doterà l'asilo con 6.000 lire annue; le altre 4.000 lire necessarie al funzionamento annuo, le troverò presso la provincia, il comune, i privati, ecc.ecc. Ma 30.000 lire, o meglio 1'area fabbricabile e 15.000 lire in denaro non bastano per l'edificio e l'arredamento. Occorrono altre 25 mila lire. Intanto la Congregazione di Carità delibererà domani sera (15). Ed io non so donde cominciare! Non conosco nessuno. E ai miei amici o meglio ex amici politici non intendo rivolgermi a nessun patto!". Perciò egli chiedeva al suo grande amico "Fortunato" il patrocinio di una persona "autorevole" per ottenere "1° dal Ministero degli Interni la sollecita autorizzazione per la Congregazione di Carità" ad accettare il suo dono "e la sollecita erezione in ente morale della nuova Opera pia; 2° dal Ministero della P.I. e dalla Commissione per il Mezzogiorno il sussidio di lire 25mila per la costruzione e l'arredamento dell'edificio" (G. Salvemini, Carteggio 1910, Lacaita, Manduria). "Commosso dalle decisioni" di Salvemini, G. Fortunato gli rispose subito il giorno dopo, suggerendogli, per quanto desiderava dal ministero dell'Interno di presentarsi di persona a Luigi Luzzatti (Presidente del Consiglio dal 31 marzo 1910 e fino al 29 marzo 1911), "con la semplice presentazione del tuo biglietto da visita - scrive il 15 ottobre a Salvemini. "Ma se credi occorra il mio intervento - continua Fortunato - fammene avvisato, perché il giorno prima della tua visita, io gli telegraferei, annunziandogliela. Se poi vuoi che gli scriva io, dimmelo. Ma credi, sarà meno efficace". In quanto poi al Ministro della P.I. Luigi Credaro, "è proprio necessario - scrive ancora il Fortunato a Salvemini - che vada tu a parlargliene di persona e puoi giurare, egli sarà a tua disposizione. Ma quanto egli effettivamente possa, ignoro (Carteggio cit. ). Il successivo lunedì 16 Vesevo (Giuseppe Poli) riferiva sull'Atto munifico di Salvemini, in una cronaca apparsa sul "Corriere delle Puglie" del 18 ottobre 1910: "Con atto munifico il nostro illustre concittadino Prof. Gaetano Salvemini, insegnante di storia moderna nella R. Università di Pisa, ha elargito L. 40.000 alla locale Congregazione di Carità, destinandole alla costruzione di un asilo d'infanzia, che porti il nome "Filippetto" dal figlioletto perito in Messina nell'immenso disastro del terremoto. Il Presidente della Congregazione di Carità, Signor Giamberardino Tattoli, riunito iersera il Consiglio - della nobile ed umanitaria istituzione, votava un deliberato di plauso e di ringraziamento al tanto munifico Prof. Gaetano Salvemini, che questa sera parte per Milano (per partecipare al Congresso nazionale del Partito socialista) ossequiato dai suoi moltissimi ammiratori ed amici." Per il lascito generoso di Gaetano Salvemini scrisse inoltre, con qualche dettaglio in più, Gioacchino Poli, sul "Corriere delle Puglie" del 27 ottobre, riferendo a proposito della donazione che "la moglie di Gaetano Salvemini, Maria, era figlia del nostro concittadino Ing. Corrado Minervini, un giorno capo del Genio Civile di Bari. Ora il prof. Gaetano Salvemini - continua il Poli - aveva restituito la dote della moglie al suocero, che più volte rifiutò. Nacque da questo delicato sentimento e da questa nobile gara di generosità l'idea del lascito di Gaetano Salvemini ... mentre il mio vecchio amico ing. Corrado Minervini - conclude il Poli - a completare il generoso slancio di suo genero, offre altre cinque mila lire, e di più oltre il suolo (donato da Salvemini) darà l'opera sua gratuita nella direzione e nel progetto dell'edificio stesso". Il suolo per la costruzione dell'asilo fu distaccato da Salvemini da una sua cocevolina posta alla contrada "Petrullo" nella zona di sviluppo edilizio a levante della città. Confinante a est con via Baccarini, a sud con via Giaquinto, a ovest con via Bari e a nord con via Amedeo, la zona edificatoria, di 2.300 metri quadrati e di figura trapezia (come specificato nell'atto di donazione dell'8 gennaio 1911, pubblicato nell'op.cit. di C. Spadavecchia, p.36-37), è evidenziata (in neretto) nel "Piano regolatore di ampliamento della città di Molfetta", dell'ing. Gaetano Valente, approvate il 26 ottobre 1899. Per l'Asilo, Salvemini scrisse anche a Giovanni Cena, insieme al quale si era occupato l'anno prima delle condizioni della scuola popolare di Reggio Calabria su iniziativa della Società, fiorentina per la scuola popolare nel Mezzogiorno, diventata poi l'Associazione Nazionale per gl'Interessi, del Mezzogiorno d'Italia (ANIMI), presieduta da Leopoldo Franchetti, con sede in Roma. Appunto da Roma, gli rispose il Cena in data 18 ottobre: "Farò quanto mi dici per l'Asilo, e te ne scriverò". (Carteggio 1910 cit.). Rientrato a Firenze, dove alloggiava in via San Gallo 10, Salvemini ricevette una lettera dallo stesso Franchetti, il quale, in data Roma 12 novembre 1910, scrive: "Caro Professore ho parlato stamani dell'asilo di Molfetta a Credaro e a Corradini (Camillo, Direttore Generale per l'istruzione primaria e popolare) Credaro si è mostrato assai favorevolmente impressionato. Corradini mi ha detto che la questione degli asili modello era ancora allo studio, che una commissione sta studiando quale possa essere l'organizzazione ecc. di quegli asili, e che essi dovranno sorgere in città dove sorgono scuole normali dalle quali verranno le apprendiste maestre. Esso mi ha aggiunto che il Consiglio comunale di Bari aveva votato offerte assai generose per avere quell'asilo modello. Appena mi giungerà la lettera con documenti da Molfetta, farò la domanda ufficiale e dietro la risposta che riceveremo, ci regoleremo sul da farsi". (Carteggio cit.). Tornato a Molfetta a fine anno, per trascorrere il Natale presso l'amico Francesco Picca, Gaetano Salvemini scrisse il 28 dicembre al Presidente della Congregazione di Carità per ringraziare la sua Amministrazione della "cordiale e liberale accoglienza" della sua offerta per la erezione dell' Asilo d'Infanzia, che era stata deliberata il 15 ottobre precedente (v. lettera in C. Spadavecchia cit., p.30-31). Poi se ne partì da Molfetta, dopo che il 31 dicembre la Congregazione di Carità deliberò l'istituzione dell'Asilo Filippetto, per la cui donazione Salvemini incaricò lo stesso amico Picca, come suo procuratore generale, di firmare l'istrumento notarile, redatto l'8 gennaio 1911. Nel dare notizia di questo atto sul "Corriere delle Puglie" del successivo giovedì 12, g. p. (lo stesso Giuseppe Poli) sotto il titolo "Filantropia all'Asilo Filippetto, scrive: "L'altro giorno si è stipulato, l'istrumento dal Notaio Berardino Rotondo con cui il prof. Gaetano Sa1vemini donava a scopo di un erigendo asilo di bambini del popolo 2.500 metri quadrati di suolo, valutati a circa trentamila lire. Ne1 contempo l'ing. Corrado Minervini, di proposito venuto da Firenze, versava altre cinquemila lire per contribuire alla generosa offerta di suo genere prof. Gaetano Salvemini. La somma è stata versata dal Cassiere della Congregazione di Carità al Banco di Napoli, in attesa della costruzione di detto asilo. All'istrumento assisteva l' avv. Francesco Picca". Rientrato infine a Firenze, Salvemini ricevette una lettera da Leopoldo Franchetti, datata Roma 11gennaio 1911, i1 quale "con vera letizia" gli mandava "l'accluso telegramma di Credaro cui ha già telegrafato per ringraziarlo" scrive il Franchetti, il quale continua: "Le rimando l'appunto sull'asilo di Molfetta con le risposte (...). Il Credaro, appena gli parlai del Suo desiderio, mi manifestò il più vivo interesse e senza quasi lasciarmi finire, mi disse con calore che si occuperebbe subito della cosa e che farebbe tutto quanto dipendeva da lui per ottenere il risultato desiderato: come vede ha tenuto parola" (G. Salvemini, Carteggio 1911, a cura di Sergio Bucchi, Lacaita, Manduria 2004).
Autore: Pasquale Minervini
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