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INCHIESTA - Aviaria, psicosi ingiustificata: un allarme che non c'è Da un'indagine fra pollerie, macellerie e rosticcerie della nostra città risulta un crollo della vendita di carni bianche, crude o cotte del 75-80%
15 marzo 2006

La nuova psicosi del ventunesimo secolo è sbarcata ad appena sette chilometri dalla nostra città. A Giovinazzo, è stato ritrovato un cigno infetto da H5, ceppo non letale per l'uomo del virus dell'influenza aviaria. Con la conferma delle cause del decesso del volatile da parte dell'istituto zooprofilattico di Foggia sono subito scattate le misure di sicurezza, su indicazione del ministero della Salute e dell'unità di crisi della Regione Puglia, in accordo con gli amministratori locali. Con un'ordinanza del sindaco l'area in cui è stato ritrovato il cigno è stata interdetta da qualsiasi attività per un raggio di tre chilometri. Altre misure di prevenzione sono state adottate dal sindaco di Giovinazzo, Antonello Natalicchio, sia per l'individuazione di eventuali allevamenti di pollame a rischio, con conseguente messa in atto delle varie misure di bio-prevenzione e disinfezione, sia degli animali che dei mezzi in entrata e in uscita dalle aziende avicole. Nel frattempo sono iniziati i balletti sulle cifre riguardanti i volatili trovati morti in Puglia e uccisi dall' H5N1, variante del virus letale per l'uomo. Secondo l'assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, i casi sarebbero 6 in totale, anziché 8, mentre l'istituto zooprofilattico di Padova, al quale sono stati inviati tutti gli esemplari sospetti di influenza aviaria rinvenuti in Puglia, ha parlato di appena 4 casi accertati. Probabilmente quest'incertezza generalizzata su quanti uccelli siano veramente morti di aviaria e, soprattutto, quanti siano stati uccisi dal ceppo H5N1, letale per l'uomo, ha contribuito a scatenare la psicosi un po' ovunque, anche a Molfetta. Le ripercussioni sulle pollerie Facendo una piccola indagine fra pollerie, macellerie e rosticcerie della nostra città, salta agli occhi un dato che si commenta da solo: il crollo della vendita di carni bianche, crude o cotte, che si attesta fra il 75 e l'80% . “Stiamo cercando di resistere a questo periodo, ma è veramente dura – ci spiega il titolare di una polleria vicino a Piazza Principe di Napoli – ormai siamo passati dalle 200 alle 45 persone in un giorno e di questo passo non so come andrà a finire”. Più ottimista il titolare di una nota rosticceria del centro, che parla di un “periodo che passerà, come per il fattaccio della mucca pazza”. Ma la verità è ben peggiore: la crisi del settore avicolo si sta avvertendo sempre più forte anche a Molfetta, dove la richiesta di pollame dagli allevamenti è crollata ai minimi storici. “Siamo stati costretti ad abbattere i prezzi dei polli da allevamento – spiega a “Quindici” il responsabile di un allevamento di pollame molfettese – ma purtroppo non siamo riusciti a smaltire quasi nulla”. La situazione del settore avicolo è talmente grave che la CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) nelle ultime settimane del mese di febbraio si è mobilitata per ottenere sostegno economico dal governo. Il dato certo è che la psicosi sull'aviaria a molfetta si è fatta sentire e si fa sentire, nonostante tutta una serie di dati e motivazioni scientifiche che portano il governo e gli amministratori locali a dichiarare che la carne di pollo, in particolare quella italiana, è sicura. “La cottura della carne, rende impossibile la sopravvivenza di un qualsiasi virus esistente in natura, compreso il virus H5N1”, ha spiegato a “Quindici” il dott. Giuseppe Palasciano, direttore della Clinica Medica “A. Murri” e docente universitario. “Anche le uova non rappresentano un pericolo – ha continuato il dottor Palasciano - perché vengono sterilizzate con il sistema UVR e classificate una per una con un piccolo codice alfanumerico che è facile riscontrare sulle uova che si comprano nei supermercati o nelle pollerie”. Sulla questione Tamiflu, Palasciano non ha dubbi: “Il Tamiflu è un farmaco antivirale che non previene ne combatte l'influenza aviaria, ma è un normale antinfluenzale che la comunità scientifica e l'Organizzazione Mondiale della Sanità non hanno mai suggerito ne riconosciuto come farmaco contro l'aviaria”. Insomma, anche la corsa al Tamiflu, che non pochi molfettesi si sono affrettati di comprare nelle scorse settimane, è il sintomo di una psicosi ingiustificata. Inoltre, dato tutt'altro che trascurabile, nel nostro paese non ci sono stati casi di contagio di pollame, ma sono risultati infetti solo uccelli selvatici che, grazie alle norme di igiene e sicurezza dei pollai, difficilmente potrebbero entrare in contatto con animali da allevamento. Nonostante tutto, però, i molfettesi sembrano per lo più diffidare di chi predica la calma e hanno eliminato il pollo dalla lista della spesa. “Meglio non rischiare, preferisco comprare della carne di vitello piuttosto che quella di pollo – ci spiega una massaia intervistata in un noto supermercato cittadino – anche perché si scopre una cosa nuova ogni giorno su questa influenza”. Fortunatamente per gli addetti ai lavori del settore avicolo, abbiamo trovato anche persone che all'emergenza aviaria non credono più di tanto. “Penso che tutta questa storia dell'aviaria si smonterà – ci ha spiegato un anziano signore che ha acquistato del pollo in una macelleria – dopotutto anche con la storia della mucca pazza fu alzato un polverone, ma ora non ne parla più nessuno”.
Autore: Vito Piccininni
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