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Il vescovo ai funerali delle vittime dell'incidente sulla statale: ascoltate il monito che viene da queste bare
27 agosto 2008

MOLFETTA - “Nessuno vi impedirà mai di fare festa, ma vi supplico, non rimanga inascoltato il monito che si leva da queste quattro bare”. Va dritto al mondo dei giovani l'appello di Mons. Luigi Martella, nel giorno dei funerali (vedi photo gallery sotto) di Lazzaro Rizzi, Sergio de Gennaro, Annalisa de Ceglia e Elisabetta Cagnetta, morti nell'incidente stradale sulla statale 16 tra Molfetta-Bisceglie sabato notte, quando la loro Mercedes ha travolto la Volvo di Dritan Oksa, la cui salma è già stata rimpatriata per le esequie in Albania. In maniera non ipocrita, a tratti dura, il vescovo ha ricordato i quattro ragazzi, non aggirando il problema della insicurezza sulle strade: “alcune volte la morte dipende da fattori esterni alla volontà umana, altre volte no”, ha aggiunto nel messaggio finale, poco prima che le bare abbandonassero la chiesa della Madonna della Pace, ancora una volta scenario di un bagno di folla, dopo l'addio alle vittime della cisterna del Truck Center. Funerale comune per i quattro ragazzi “uniti da vincoli di amicizia ed amore”: così le famiglie hanno smentito di fatto la “bufala” di qualche giornale, che si era inventato i contrasti tra i familiari delle vittime per cercare una notizia eclatante da prima pagina. Nel giorno dell'addio, nella chiesa, stracolma ancora più che nello scorso marzo per i funerali degli operai (a differenza di allora, è stato concesso l'accesso anche alla “balconata” interna, ma ciò non ha evitato diversi malori per il caldo e per l'emozione), c'era spazio solo per il dolore. Presenti per l'ultimo saluto a Sergio anche gli amici del Moto Club Molfetta con le moto listate a lutto e l'Associazione Cuochi Baresi, che ha letto un messaggio al termine della cerimonia funebre, nel momento forse più toccante: la chiesa e l'esterno, ricolmo di gente sotto gli altoparlanti, si sono prima riempiti delle parole con cui due amici hanno ricordato Lazzaro, Annalisa, Sergio ed Elisabetta. Successivamente, è stata letta una vecchia lettera di Sergio alla sua fidanzata. Poi, l'uscita delle quattro bare (bianche quelle di Lazzaro e Antonella, promessi sposi a maggio prossimo, portate via assieme), non prima delle ultime parole del vescovo, che ancora invita a pensare “al come e al perché di questo evento: ci sono dei perché a cui bisogna dare risposta tutti. Giovani, famiglie, istituzioni: la prudenza è una virtù necessaria da acquisire e la sicurezza è una cultura da indossare”.
Autore: Vincenzo Azzollini
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Faccio parte di quella o quelle generazioni cresciute e maturate a cavallo delle due culture televisive. La seconda è nota a tutti o quasi, la prima non conosciuta a tutti e forse dimenticata da molti. Nato nel 1957, Carosello porta la pubblicità in televisione e nelle case degli italiani. La musichetta che accompagna Carosello, segnava per gli adulti l'ora della cena, e per i più piccoli quella di andare a letto. Come scordare le trasmissioni di prima serata: Lascia e raddoppia, Telematch, Campanile sera, L'amico del Giaguaro, La Fiera dei Sogni, L'oggetto misterioso, Il signore di mezza età, Il Musichiere, per finire alla saga di Canzonissima, uno spettacolo che da solo basterebbe a caratterizzare un'epoca. Quali erano i messaggi che noi giovani si riceveva da tutto questo? Chiari e semplici. " Istruito, intelligente, bravo, educato, gentile e cortese, rispettoso, volenteroso e capace, senza fretta e pretese raccoglierai i frutti del benemerito. Una raccomandazione: restare sempre con i piedi per terra.( Sia al maschile che al femminile ). Poi ci fù la seconda fase, più rapida e veloce, stridula e confusionaria con i nuovi messaggi: " Bello, strafottente, arrogante, non importa se deficiente, un po' stronzo ( se tutto meglio ancora ), tono di voce più alto di tutti, ambiguo, mascalzone, bugiardo, meglio se un po' culattone. Con una raccomandazione: mantenere sempre i piedi sull'acceleratore ( sia al maschile che al femminile ). E' evidente l'esagerazione messa in atto, questa per rendere più chiara l'idea, qualora ce ne fosse bisogno. C'è ancora tanta parte sana nella società, grazie a dio, grazie a quei ragazzi e sono tanti, forse meno rumorosi i quali credono ancora nella bellezza della vita e nella sua dignità. Forza ragazzi, non arrendetevi, siate forti, vincerete.
Finalmente: si sono spenti i riflettori su di una tragedia che andava gestita in modo diverso e senza riflettori. Trascinati dall'emozione e dalla pietà umana, ci siamo lasciati andare dalla "smania" più coincitata.Abbiamo parlato di tutto e di tutti, esprimendo ognuno le proprie impressioni, "smaniando" a ragione o a torto a volte anche esagerando.Da parte di tutti, anche la voglia di apparire.La "SMANIA", questa non considerata nuova malattia le cui radici stanno ramificandosi nell'umano. SMANIA, così definita:"Stato di agitazione psicofisica, provocata da tensioni nervose da condizioni ambientali non confacenti, da condizioni fisiologiche anomali".In questi giorni, in politica, si sta attuando la riforma scolastica e il ritorno della "buona condotta" che, se introdotta e attuata severamente e seriamente, potrebbe essere non un ritorno al passato ma il ritorno della buona educazione, del comportamento civico,dell'autolimitazione e dell'appartenenza.Non basta, altre ne devono seguire. A quando una riforma e il controllo della televisione, la vera cattiva maestra di questi ultimi trent'anni? A quando una riforma del giornalismo e della comunicazione onde evitare la spettacolarizzazione dell'imbecillità e delle nullità additate ad esempi? Tutti ne parlano, niente cambia, al contrario si precipita sempre più nel volgare e nel maleodorante più infernale: basta informarsi cosa ci proporranno le televisioni di stato e private a partire da settembre. Raccapricciante e da brividi.

Assistiamo ancora una volta a delle tragedie evitabili e non ad una fatalità.Anche questa volta lo zampino della morte s'e' avvicinata a questi poveri giovani per l'alta velocità che accomuna moltissime persone e che resta la causa pricipale degli incidenti mortali e non, oltre all'alcool e altro.Dunque speriamo ancora una volta che il sacrificio di questi giovani sia di monito per gli altri amanti della velocità.Innanzitutto rispettare se' stessi e poi rispettare gli altri.Oramai ci sono piu' macchine che uomini ed il rischio c'e' sempre, ma la prudenza e non il rischio devono far riflettere, specialmente quest'anno Molfetta ha perso numerosi giovani vite spezzate per un motivo o per l'altro, facendo piangere intere famiglie.Dobbiamo ancor piu' essere vicini sempre ai nostri figli anche se cresciuti e dire sempre che la vitae' una sola e va mantenuta a tutti gli effetti, chiaramente almeno in casi come questi accaduti ultimamente. Frequento moltissimo la statale 16 bis e vedo che sono uno di quei pochi automobilisti che manitiene i 90 km all'ora, il resto neanche a parlarne.Chiediamoci come mai?Che senso ha arrivare 10 0 20 minuti piu' tardi!!!Davvero non lo capisco. Per motivi di lavoro non ero presente al funerale e poi non mi piace per il parlare a sproloquio delle persone curiose presenti immagino quel giorno funesto. Ma attraverso questa e-mail voglio esprimere ai genitori molfettesi ed albanesi le mie piu' sentite condoglianze per la prematura scomparsa di questi 5 giovani.
Sig.Francesco, La ringrazio per l'apertura di uno scambio d'opinione rispettoso e democratico. Non mi riferivo allo specifico, drammatico e involontario incidente, nè al premere sull'acceleratore ma ai guasti che una certa televisione e un certo giornalismo così detto d'assalto, provoca su generazioni in fase di sviluppo psichico e critico, sviluppando poi tutto quello che accade, drammaticamente, intorno a noi. Non ho idea di quanti anni Lei abbia, sono sicuro che come me( e come tanti )non comprerebbe mai uno "sciogli pancia", cinque orologi dal valore di milioni al prezzo di 50 euro, gioielli dal valore di altrettanti milioni al prezzo di 100 euro,alle prime tre telefonate, non guarderebbe estasiato personaggi falsi, ciarlatani equivoci sia al maschile che al femminile, sporchi nella loro dialettica e negli atteggiamenti i quali, proprio la televisione e i media ci additano a campioni di vita ed esempio a seguire per diventare belli, ricchi e famosi. Non a caso cito questi ultimi trent'anni e guarda caso, gli sfortunati autori e gli attori di queste drammatiche tragedie hanno dai venti ai trent'anni( per non parlare di minorenni (? ) ancora più colpiti da esempi balordi sempre più in vista).Noi siamo cresciuti e maturati a cavallo delle due culture televisive e giornalistiche, per cui abbiamo la capacità critica che manca totalmente a chi invece è cresciuto e maturato con la seconda. Eravamo anche protetti da situazioni famigliari oggi in via di estinzione, da una scuola anche se selettiva, capace di trasmettere quei valori di vita e di rispetto sociale oggi quasi del tutto scomparsi. Con il passare degli anni tutto è cambiato, cose in meglio altre in peggio forse il prezzo da pagare al meglio. I bambini sempre meno tutelati da genitori distratti, da genitori impossibilitati per motivi noti a tutti. Qui nasce il problema dei guasti generazionali, mi auguro non irreversibili. Il consumismo eccessivo, l'insaziabile sete di guadagno, la pretesa che tutto ci è dovuto senza niente in cambio, il non autoregolamentarsi, ottenebrando così tutti quei valori sociali di convivenza civile. La televisione faceva "cultura". Vi ricordate? " provare per credere"-"a dire è niente"ecc.ecc.innocenti modi di dire che invadevano l'etimologia della parola, ultimo "l'aiutino" e qui ci fu l'intervento del garante.La conduttrice di una popolare trasmissione televisiva, ebbe a dire una volta guardando un giovane ballerino dalle sembianze efebiche:" Come sei bello, meriti tutto il successo di questo mondo". Non sto qui ad elencare quelle trasmissioni che trasmettevano e trasmettono violenze nascoste e false realtà: ancora in atto.Le generazioni cresciute in questi trent'anni hanno subito queste violenze, crescendo e maturando davanti alla televisione. I bambini si accostano alla televisione e la guardano con motivazioni che differiscono in misura significativa da quelle prevalenti fra gli adulti. La maggior parte degli adulti per loro stessa ammissione, guardano la televisione per divertimento(non sempre). La maggior parte dei bambini, pur trovandola divertente, guarda la televisione perchè cerca di capire il mondo. Molti adulti considerano la televisione poco significativa e la guardano con quella che talora si definisce "sospensione dell'incredulità". Capiscono perchè un dato personaggio vola per aria,diventa invisibile, compie azioni sovrumane. Uno spettacolo non deve essere per forza reale o vero. I bambini hanno più difficoltà - a causa della loro limitata comprensione del mondo - a discernere i fatti dalle finzioni. Ecco che dopo trent'anni di questi pericolosi e idioti indottrinamenti, i risultati intorno a noi sono visibili ogni giorno, ogni ora e sempre più drammatici e dolorosi.

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