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Il principio di Peter
15 settembre 2004

Terminato il periodo estivo si riapre la stagione politica ed economica. I nostri politici sono tornati riposati (si spera) dalle vacanze e hanno più energia da dedicare all'attività amministrativa. In realtà, tutta questa energia la riversano nel litigare fra loro e per disarcionare qualche compagno di partito dalla sua poltrona. E così, come in autunno cadono le foglie, a Molfetta cadono gli assessori. E il ballo ricomincia. La politica nella nostra città è ridotta a questo, con un sindaco ostaggio di Forza Italia e dell'intera maggioranza, costretto com'è a soddisfare tutti gli “appetiti” e a gestire la sua sopravvivenza, come a Roma Berlusconi. In questo galleggiare, i problemi del Paese e della città restano irrisolti. Molti politici, chiusi nel Palazzo, non si rendono conto della realtà esterna, del malcontento popolare e continuano imperterriti ad operare come se gestissero la propria casa e non quella dei cittadini. E la città si avvia sempre più verso un lento degrado, soprattutto se paragonata ai paesi vicini, anche più piccoli di Molfetta. Sembra che siano solo due le uniche cose che la città possa vantare all'esterno: Marinella Falca, la ginnasta olimpica, medaglia d'argento ad Atene (alla quale il sindaco e l'amministrazione comunale non hanno deciso ancora di tributare alcun omaggio, a differenza di quanto è avvenuto a Giovinazzo) e Carmela Campanale, Miss Puglia e finalista a Miss Italia. E che i cittadini siano orgogliosi di queste due molfettesi, lo dimostrano i messaggi lasciati sul nostro quotidiano in internet “Quindici on line”, che è un po' il termometro dell'umore dell'opinione pubblica. Ma andare orgogliosi per queste brave e belle signorine è giusto, ma ci sembra un po' poco per una città come Molfetta che vantava gloriose tradizioni civili e soprattutto culturali. Ah, la cultura! A Molfetta sembra una bella signora nobile decaduta che vive di ricordi del passato. Di cosa discute questa città? Solo e soltanto di edilizia, con tutte le sue degenerazioni. Eppure l'edilizia è stata la vera rovina, producendo solo rendite parassitarie, non creando posti di lavoro, bensì favorendo l'arricchimento di pochi e l'impoverimento dell'economia cittadina. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. E sull'edilizia molti sperano di poter moltiplicare i consensi elettorali e magari ricavare qualche vantaggio economico indiretto. L'altro argomento che tiene banco è quello delle poltrone: il centrodestra mai sazio di potere, soprattutto rappresentato da personaggi che fino a ieri avrebbero potuto - per cultura, titoli di studio, capacità gestionale - fare altro, oggi ricoprono incarichi istituzionali, ma sono sempre insoddisfatti e desiderosi di salire ancora più in alto. E' il cosiddetto “principio di Peter”: in un'organizzazione “meritocratica” ognuno viene promosso fino al suo livello di incompetenza. Cioè se una persona sa fare bene una certa cosa, la si sposta a farne un'altra. Il processo continua fino a quando ognuno arriva al livello di ciò che non sa fare e lì rimane. La situazione oggi è ancora più grave di come la descriveva Laurence Peter trent'anni fa, perché il concetto di “merito" è sempre più confuso. Le “promozioni” sono spesso dovute alla protezione di potenze oligarchiche, al gioco delle apparenze o a intrighi che hanno poco a che fare con la “competenza”. A Molfetta, inoltre, ognuno si assegna competenze che non ha, senza preoccuparsi delle eventuali conseguenze: tutti sono capaci di fare tutto in ogni campo. Fare il sindaco? Che ci vuole? E l'assessore? Ancora più facile, è poco meno che gestire un condominio. Questo a parer loro, il guaio è che tale principio lo attuano concretamente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, perfino dei forestieri o dei molfettesi che ritornando dall'estero dopo tanti anni, lamentano di trovare una città in degrado. E così nel nome del principio di Peter l'inarrestabile Pino Amato riuscirà a realizzare il suo sogno di diventare assessore passando nelle truppe di Forza Italia che, da sempre arruola, oves et bove et omnia pecora campi, a destra e a manca, mentre altri personaggi impresentabili si affacciano alle stanze del potere. Forse dobbiamo a queste menti fervide i guasti realizzati e in via di realizzazione, compreso l'arredo urbano dalle “palme di regime” alla piazza Principe dei Puffi (già principe di Napoli) con annesso vespasiano o doccia per cani, secondo i gusti. Che dire poi dello scempio in dirittura d'arrivo per la villa comunale, dove una fontana (riproduzione di quella esistente nei primi anni del secolo scorso?) verrà collocata al centro dell'area interna, davanti al monumento avendo ai suoi lati il brutto gazebo e la poco artistica gelateria? Intanto assistiamo impotenti a uno scivolamento verso il basso di una classe dirigente che da sola offre un'immagine poco edificante della città. Mentre nel centrodestra si litiga e si patteggia per un posto a tavola, nel centrosinistra si litiga senza avere nemmeno un desco, ma forse più che litigare, si dorme. Non c'è stato alcun incontro ufficiale fra i partiti della coalizione, tranne quello pubblico della Festa dell'Unità, non si è deciso se fare le primarie ed è lontanissima l'individuazione del candidato sindaco. Cosa si aspetta, che il centrodestra si dissolva da solo? Temporeggiare non è mai una buona politica, soprattutto con le elezioni regionali in vista. Occorre creare subito un'alternativa a questa infima classe dirigente e qui l'appello lo rivolgiamo alla società civile: abbandonate le vostre “torri d'avorio”, non siate più “latitanti dall'agorà” e "vittime del privatismo”. “E intanto la città muore. Col vostro nulla osta”. Lo scriveva don Tonino, un vescovo profeta che ci manca molto: sulle sue parole dovremmo riflettere tutti. Il futuro è nelle nostre mani, ci vuole più coraggio per mettersi in gioco al servizio di tutti, per evitare che sempre più gente si metta al servizio di se stessa. “E le stelle non staranno più a guardare”.
Autore: Felice de Sanctis
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