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Il nuovo centro destra e la (s)vendita del porto di Molfetta. Bugie e verità
22 dicembre 2014

MOLFETTA - Osservando le vicende politico/istituzionali della nostra Molfetta, forse ha ragione chi sostiene che la campagna elettorale, terminata un anno e mezzo fa con la nettissima vittoria al ballottaggio del Candidato di Centro Sinistra, Paola Natalicchio, continui ancora. Non sappiamo se quanto osserviamo si possa catalogare come campagna elettorale continua. Il tenore dello scontro, in tutte le occasioni, fra la Maggioranza e l’Opposizione - con particolare riferimento al Centro Destra - è sempre al calor bianco: surriscaldato! C’è sempre qualcosa da eccepire, da obiettare; lo si fa, a quanto raccontano le cronache delle sedute del Consiglio comunale, con atteggiamenti anche  maleducati, poco adatti a chi siede nel Consiglio.

Non che prima, regnando il Centro Destra, con Sindaco Antonio Azzollini, la situazione fosse diversa. Speculare, si; diversa no. Speculare, nel vero senso della parola, perché allora i comportamenti al limite della decenza (politica e civile, e sempre riportati dalle cronache) erano del Sindaco che spesso, con atteggiamenti che definiamo eufemisticamente pittoreschi ed autoritari, faceva intendere che la Città fosse sua proprietà e che chi dissentiva da questo, poteva e doveva essere trattato a male parole o meglio, andare via!

La storia breve degli eventi legati alla contrapposizione potente dell’Opposizione al Sindaco attuale ed alla Maggioranza ha visto, fra gli altri, i casi più impattanti.

Il ricorso al T.A.R. per la faccenda della convalida delle Candidature alle Amministrative. Il fattaccio delle assunzioni alla Società partecipata MULTISERVIZI. Il PORTO, quello in costruzione, ma da ottobre 2013 sotto sequestro giudiziario per fatti delittuosi che sono in corso di accertamento, da parte degli Inquirenti.

In quasi tutti questi eventi, un media importante per l’«informazione» (ovviamente polarizzata) del C.D. alla Cittadinanza, è costituito dalla cartellonistica pubblicitaria.

Chi non ricorda i manifesti, enormi, spropositati forse per l’entità del caso in questione, per l’assunzione dell’Addetto stampa del Sindaco Natalicchio: il manifesto (3 x 6), sembrava davvero un po’ troppo offensivo alludendo, con palesi falsità (penalmente perseguibili), a fatti oscuri e torbidi di passaggi, di ricompense indebite, di raccomandazione, se non peggio: insomma, molto brutto e diffamatorio! Le caricature per lo scandalo dell’asfalto davanti al Duomo san Corrado (quello veramente fu uno di quegli scivoloni fatti dall’Amministrazione, chissà, per eccesso di zelo); fatto sta che il Centro Destra ci ha sguazzato, come forse avrebbe fatto anche l’Opposizione, a ruoli  invertiti. “Le pene di Paola”mitico!: sessismo, mascherato da satira greve: ma definirla satira è forse troppo generoso.

L’ultimo evento che ha scatenato la vis pubblicitaria dell’Opposizione (la firma sui manifesti è del Gruppo consiliare del N.C.D.: - che ci sia di Nuovo in questa formazione politica, a vedere i fatti di Molfetta, è difficile da comprendere - è sempre e sempre di più: il Porto!

Il N.C.D. pensa, in continuità con l’idea che il Sen. Azzollini  (anche egli esponente del Partito) ha del nuovo Porto, che l’Opera sia una creatura  di sua proprietà. Dimenticando e, qui forse sta la malizia, che l’Opera è stata finanziata con pubbliche risorse, che il proprietario istituzionale – se così possiamo chiamarlo - sia la Regione Puglia la quale, a suo tempo, aveva concesso una delega all’Amministrazione di C.D. a gestire le procedure. Prima ancora dello scandalo giudiziario, degli arresti e del sequestro del porto da parte della magistratura, la Regione aveva ritirato la delega sul porto al Comune di Molfetta, per le gravi inadempienze, per i ritardi con conseguenti danni economici e risarcimenti per milioni di euro.

Nei quasi cinque anni trascorsi dall’inizio dei lavori nel 2008, al momento dell’intervento della Magistratura inquirente, molte cose sono successe. Fu costituita una Società Porto di Molfetta, con la missione verosimile di preparare il terreno per la futura attività: l’approdo di flotte di navi al nuovo porto. Ovviamente la Società vantava un Presidente, un Consiglio di amministrazione; certamente avrà avuto un bilancio economico. Nessuno sa che attività abbia svolto la Società; non si sa nulla (almeno noi lo ignoriamo) sulle azioni  che ha promosso, sul suo bilancio, sui risultati – per forza di cose parziali,visto l’evolversi degli eventi – conseguiti e su quelli in obiettivo. Niente!

Nel frattempo l’Amministrazione in carica, anche in previsione di una ripresa dei lavori al termine della vicenda giudiziaria, ha sciolto la Società, ha chiesto l’adesione all'Autorità Portuale del Levante: organismo che raggruppa i porti di Bari, Monopoli e Barletta, per sinergizzare, razionalizzare le attività portuali delle Città aderenti e promuovere, come entità imprenditoriale importante, i traffici e le attività in funzione delle specializzazioni delle portualità coinvolte. A suo tempo, l’Amministrazione in carica di C.D., fu invitata ad aderirvi, anche in previsione del futuro completamento della infrastruttura di Molfetta: l’Amministrazione (il sindaco dell’epoca Azzollini) oppose rifiuto! (leggi: ‘il Porto è mio, solo mio’!?).

Curiosamente, per certi versi e secondo un’interpretazione che ricalca la vecchia politica, quella che rendeva popolare un politico solo per il fatto che …’faceva arrivare i soldi a Molfetta’ – o in qualunque altro Comune della Penisola – anche se poi ne faceva di tutti i colori, possono avere ragione a rivendicare il possesso del Porto! Non è raro, ancora oggi, ascoltare sussurri (soprattutto all’indomani della vittoria del C.S.) del tipo: …“e adesso chi farà arrivare i soldi a Molfetta?”. Notizia fresca quella che nella “MANOVRA ECONOMICA” recentemente approvata dal Parlamento, siano stati stanziati ulteriori 10 milioni di euro per il Porto di Molfetta: somma che fa lievitare il finanziamento totale a circa 180 milioni di euro. Sembra che il finanziamento dovesse essere stralciato; ma poi è passato ugualmente. Potenza di chi siede sullo scranno di Presidente della Commissione Bilancio del Senato!

Non è chiaro se la frustrazione del N.C.D. per l’adesione di Molfetta all’A.P.L. (Autorità portuale del Levante) abbia scatenato la reazione che vediamo. Da sempre l’Amministrazione in carica è accusata di …non volere il completamento dell’opera; l’Opposizione straparla, fornendo alla Cittadinanza informazioni non vere, su responsabilità!dell’attuale Sindaco per la chiusura del cantiere: le prime indagini conoscitive, con sequestro di imponenti dossier di documenti relativi agli atti del Porto, sono avvenuti anni prima della tornata elettorale che ha portato il C.S. al governo della Città!. Questa è una verità difficilmente manipolabile.  Non è provato, ma è facile intuire una connessione – che speriamo non ci sia stata – con la dovuta protesta dei Lavoratori del cantiere che, dall’oggi al domani, si sono ritrovati senza lavoro e senza neppure la minima prospettiva di ripresa a breve, e alcuni atti di intimidazione che le cronache dei mesi scorsi hanno evidenziato, persino nella Casa comunale.

Hanno incominciato a raccogliere firme (sembra ne siano già state raccolte 5.000) per inoltrare una petizione alla Magistratura, volta al dissequestro del Cantiere ed alla ripresa dei lavori di completamento dell’opera. Dimenticando che sullo stallo della costruzione grava pesantemente un fatto oggettivo: la presenza – risaputa, ma sempre sottaciuta – di una enorme quantità di ordigni inesplosi nell’area del nuovo porto (questo ha già provocato un primo arresto dell’attività di cantiere, giudicato poco sicuro, e per questo è stata già riconosciuta e liquidata penalità all’A.T.I che sta costruendo il porto, per ritardi non previsti). Per non parlare di voci, concrete?, di illeciti di altro genere che l’Inquirente sta vagliando.

In continuità con queste azioni di disturbo, vediamo i soliti grandi manifesti che recitano: “Il sindaco e la sua banda di incapaci vogliono svendere il porto”.

(S)vendere! Che cosa?, ci domandiamo.

L’Opera non è un bene mobile e, per le più diverse ragioni, non può essere venduta o, se preferite svenduta!, specialmente da chi non ne è  il proprietario.

Elenchiamo brevemente le motivazioni che ci sembrano non poter permettere la transazione e quindi sbugiardare il contenuto del manifesto.

  1.  L’Opera non è ancora terminata e, allo stato, pochi possono fare ipotesi attendibili sulle tempistiche di completamento.
  2. Quando anche fosse finita fra, diciamo, un anno si dimentica che l’Infrastruttura non è comunque di proprietà del Comune di Molfetta; men che meno dell’Amministrazione in carica. Essa fa parte della rete portuale della Regione Puglia.
  3. Il timore di coloro che protestano (a vuoto?) forse deriva dal fatto che l’adesione all’A.P.L., possa compromettere l’«immaginario» flusso di traffico marittimo che, una volta in funzione a regime, il nuovo Porto potrebbe attirare. Questo timore potrebbe essere infondato. Infatti, per quanto abbiamo detto in precedenza, non c’è alcuna traccia di accordi, partnership commerciali, protocolli di intesa con grandi e/o piccole Compagnie di Navigazione finalizzati a far diventare il (futuro?) porto di Molfetta un terminale per i loro traffici, nell’attività svolta? dalla famosa  Società Porto di Molfetta (ricordiamo ancora, con un C.d.A., Presidente, Consiglieri e inevitabile staff, pagato con denaro pubblico, ma di cui nulla si conosce!) quindi, su quale base calcolare il valore commerciale del bene in (s)vendita?
  4. Allora, che cosa dovrebbe o vorrebbe svendere il «Sindaco e la sua banda di incapaci»? Un’Infrastruttura che ancora non esiste? Per la quale non si possono prevedere tempi certi di completamento?
Come cercheremo di dimostrare con dati certi, verificabili, crediamo che l’adesione all’A.P.L. sia rivolta essenzialmente alla ripresa del Porto, ma per ora quello attuale, con ricadute positive anche sul lavoro degli Addetti, che negli ultimi anni, e crediamo non solo per la persistente crisi che subiamo, ha avuto un drammatico tracollo del suo già striminzito traffico mercantile. Il diniego della giunta di C.D. a far parte – a suo tempo – dell’A.P.L., senza dubbio è stata una delle cause del tracollo del Porto (lo dimostrano i dati degli altri Porti che, dopo l’adesione, registrano importanti incrementi di traffico). Per quel che riguarda il nostro porto notiamo che, all’indomani dell’adesione al sodalizio -  sarà stato un caso? - ma gli approdi di navi mercantili sono decisamente aumentati, tornati quasi a livelli di alcuni anni fa. Il che  non è male.

Il manifesto ipotizza catastrofi immani a carico della Comunità, con disoccupazione, stasi del commercio e dello sviluppo. Ma lo fa su basi vaghe, poco concrete, considerando virtualmente risolta la grana del nuovo Porto che è sempre più ingarbugliata, anche perché, alle lungaggini …fisiologiche della Giustizia si aggiunge il diniego a farlo, di chi potrebbe chiarire alcuni fatti malgrado rassicurazioni del primo momento. Vedi l’attuale caso del rifiuto del Senato all’utilizzo di eventuali intercettazioni telefoniche del Sen. Azzollini ed il suo rifiuto, opposto a suo tempo, di presentarsi per fornire chiarimenti. Altri fatti oggettivi! Quindi, ulteriori motivi di lungaggini giudiziarie.

L’accusa all’Amministrazione di voler boicottare il completamento dell’Opera diventa risibile. Nessuno, con un cantiere di un’Opera del genere, con quanto si è già speso, nello stato dell’arte delle opere, con il denaro pubblico già stanziato (giusto o sbagliato che sia: la fatidica frittata è fatta!) sarebbe così folle da decretare lo stop ai lavori: sarebbe un danno di incalcolabile portata. Il Porto si dovrà comunque completare, ma questo dopo la conclusione dell’inchiesta.

L’Opposizione deve fare, appunto, Opposizione! Però un’opposizione credibile si basa su verità, fatti concreti e non su ipotetici eventi o mezze notizie, o addirittura falsità, che servono solo a disorientare senza nulla aggiungere di costruttivo al dibattito.

© Riproduzione riservata

Autore: Tommaso Gaudio
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