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Il naufragio di una barca corsara a Molfetta
15 maggio 2015

Il pericolo di essere preda dei corsari barbareschi, che infestavano l’Adriatico, era una minaccia continua e pressante che incombeva sia sulla marineria che sulle popolazioni costiere a partire dal XV al XIX sec. La documentazione a disposizione ci ragguaglia che, nella maggior parte degli avvenimenti che hanno riguardato la locale marineria, i corsari barbareschi avevano come loro base la città costiera di Dulcigno in Albania, allora sotto il dominio turco. Quello che raccontiamo è uno sbarco forzoso avvenuto a Molfetta e di cui sommariamente ne abbiamo dato notizia in un nostro precedente lavoro1. Il 2 novembre del 1720 sulle nostre coste infuriava una burrasca; verso sera dopo il tramonto una barca turca che cercava una rada sicura in cui rifugiarsi fu sbattuta dalle onde del mare tempestoso sulla riva alla cala dei Pali. Pare evidente che i corsari, avvezzi a frequentare i nostri luoghi, ben conoscevano le nostre coste. A bordo c’erano sei turchi, che formavano l’equipaggio, e 24 cristiani incatenati in stato di schiavitù2. La vigilanza della costa, sempre all’erta per ostacolare le scorrerie corsare, dette l’allarme e subito i turchi che i cristiani schiavi furono presi e rinchiusi nella torre degli Schironi situata vicino alla cala e guardati a vista dalle guardie. Era prassi comune per precauzione sanitaria metterli in quarantena. Il mattino seguente i deputati alla Salute: Francesco Antonio Monno, Giacomo Felice Esperti, Giuseppe Antonio Romano e Domenico Forgia e il notaio Giacomo Domenico Leone si portarono alla cala dei Pali. Dal notaio fecero redigere un atto pubblico dell’avvenimento: habbiamo ritrovato naufragata una barca che veniva padronizzata dal Padron Rescich Borasca dulcignoto capitata in detti Pali ieri due del corrente ad una incirca di notte la quale per la gran burrasca del vento di Greco e Tramontana questa mattina è venuta a terra per essersi rotti li due cavi delle ancore, ed al lido del mare di detti pali vicino detta barca habbiamo ritrovato il sopradetto padron Rescich con altri cinque turchi dulcignoti e venti quattro cristiani schiavi incatenati, che appresso di loro tenevano a terra, tutte le robbe che portavano dentro detta barca quali turchi e schiavi per ordine dei sopradetti signori deputati venivani ben custoditi da una gran catena di guardiani, al quale sopradetto padron Rescich detti Sig. Deputati le domandarono se detta barca si poteva recuperare, le fu risposto che il fondo della detta barca stava tutto fragagnato e che il mare era troppo gagliardo e per tal fine non si poteva recuperare, ed avendo i medesimi Deputati considerato il caso accidentale tanto che maggiormente che il vento e la pioggia non cessava fu dalle medesime stabilito che detti turchi e schiavi si fossero condotti in una torre conforme in effetti così fu fatto3. Come prima misura di sicurezza i naufraghi sotto stretta sorveglianza furono rinchiusi nella torre di Giovanni Schirone vicinissima alla cala dei Pali4. Del fatto fu dato subito un tempestivo avviso anche alla Regia Udienza di Trani dove risiedeva il Preside della Provincia di Terra di Bari per ricevere adeguate istruzioni su come comportarsi e sulla sorte dei cristiani schiavi. Nei giorni successivi venne anche il Preside della Provincia per seguire di persona questo fatto insolito. In tempi successivi i cristiani schiavi furono separati dai turchi e si dette ordine ai sindaci di fare una nota degli schiavi con nome e cognome, il loro paese d’origine, se avevano parenti, quanto si chiedeva per il loro riscatto e a titolo informativo sapere quanto si pagava se un molfettese veniva fatto schiavo. I turchi non erano tanto inclini a perdere gli schiavi pur sempre dietro il pagamento di un riscatto e ostacolavano larvatamente questa soluzione. Il 22 gennaio del 1721, terminata la quarantena, i turchi e i cristiani schiavi vennero trasferiti sotto scorta nel castello di Trani. Frattanto dal maestro calafato Battista Poli fu riparata la barca dei turchi e si spesero otto ducati mentre al fabbro Crescenzo Vitovisit per un’ancora nuova furono dati venticinque carlini. Nei primi giorni di aprile del 1721 fu consegnata ai turchi la barca riparata e tutta la loro roba recuperata al tempo del naufragio ed essi rilasciarono una ricevuta a discarico dell’Università e della Sacra Regia Udienza di Trani. Per questo naufragio inatteso l’Università si accollò un po’ di spese tra cui vitto e alloggio delle guardie, il vitto giornaliero dei naufraghi, la venuta a Molfetta di molti incaricati del Tribunale di Trani e la riparazione della barca.

Autore: Corrado Pappagallo
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