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Il Nabucco chiude la stagione dell'estate molfettese
15 ottobre 2011

Nabuccodonosor, meglio noto col titolo abbreviato di “Nabucco” è la terza opera di Giuseppe Verdi. Composta sul libretto di Temistocle Solera, debuttò al Teatro alla Scala di Milano il 9 marzo 1842. L’opera, divisa in quattro atti, racconta l’odissea del popolo ebraico che, sconfi tto dai Babilonesi e dal loro re Nabucco, si rifugia nel Tempio di Gerusalemme. Zaccaria, il gran sacerdote, li invita a non disperare perché hanno fatto prigioniera la fi glia del loro carnefi ce, Fenena. Isamele, al quale la fanciulla viene affi data, la riconosce in quanto in precedenza gli ha salvato la vita. Nel frattempo arriva al tempio l’altra fi glia di Nabucco, Abigaille, che entra nel tempio con l’esercito. Ma, innamorata di Ismaele, gli propone uno scambio: il suo amore contro la salvezza del popolo ebraico. Ma Ismaele rifi uta perché innamorato di Fenena, alla quale salva la vita. Nel secondo atto la scena cambia. Nelle sue stanze Abigaille tiene tra le mani una pergamena sottratta a Nabucco, grazie alla quale scopre di essere solo una schiava. Piena di rabbia, è decisa a tutto pur di impossessarsi del trono. La situazione ben presto precipita: Abigaille pretende che Fenena gli consegni la corona, ma in quel momento torna Nabucco, da tutti creduto morto, che rivendica il suo trono. Ma per i suoi insulti contro il Dio ebreo comincia a mostrare segni di follia. La corona cade, e viene prontamente raccolta da Abigaille. Nel terzo atto Abigaille, seduta sul trono, riceve la sentenza di condanna a morte degli Ebrei. Fingendosi ipocritamente incerta sul da farsi, riesce a convincere Nabucco, ormai completamente folle, a fi rmare la condanna, anche se il re tituba perché così condannerà a morte anche la fi glia Fenena. Nel quarto e ultimo atto tutto si risolve per il meglio: Nabucco recupera la ragione e, convertitosi, ferma la condanna. Abigaille si suicida, e muore dopo aver ricevuto il perdono. L’opera, che è stata seguita da un pubblico attento e numeroso, è stata eseguita a Molfetta sulla Banchina San Domenico su iniziativa dell’Associazione culturale “Vincenzo Maria Valente” in collaborazione con l’amministrazione comunale per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e con il patrocinio speciale della Camera di Commercio di Bari, l’assistenza logistica della Confcommercio di Molfetta e del locale Comitato Feste Patronali. L’allestimento dell’opera lirica, simbolo del Risorgimento italiano, è stato affi dato all’impresa lirica il Palcoscenico di Triggiano, per la regia di Luigi Travaglio e il coordinamento artistico del Maestro Paolo Lepore. A cimentarsi nei ruoli principali sono stati validi interpreti quali Gianfranco Cappelluti nella parte di Nabucco, Leonardo Gramegna nei panni di Ismaele, Dante Muro in quelli di Zaccaria, Barbara Costa in quelli di Abigaille, Tina D’Alessandro in quelli di Fenena, Carlo Provenzano in quelli del Gran Sacerdote, Marilena Gaudio in quelli di Anna e Pantaleo Metta in quelli di Abdello. I cantanti, che dovevano essere supportati e dal coro lirico di Lecce, diretto da Emanuela Aymone, in realtà sono stati accompagnati da un coro reclutato all’ultimo momento tra gli interpreti molfettesi, in quanto il coro reclutato era impegnato altrove e dal coro lirico di Lecce. Anche l’Orchestra Filarmonica Pugliese, diretta dal Maestro Stefano Romani, ha dato forfait ed è stata sostituita da un’altra orchestra reclutata all’ultimo momento, mettendo insieme musicisti della nostra città. E pensare che per quest’opera il Comune ha sborsato ben 20mila euro, quando in altre città con un budget di 10mila euro si riesce a realizzare ugualmente l’intero spettacolo.

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