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Il Liceo Classico offre un’emozione a tutti sull’onda dei ricordi
15 febbraio 2018

Non importa quanti anni siano passati o quante strade ci si è trovati ad intraprendere: se qualcuno ha chiamato “casa” il Liceo Classico per cinque anni lo chiamerà così per sempre. Lo testimoniano tutti gli ex studenti che, in occasione della Notte Nazionale e dell’Open Day, si sono recati al “Leonardo Da Vinci” di Molfetta per un piacevole tuffo nel passato. Insieme a loro il direttore dei servizi amministrativi, la dott. ssa Elisa Azzollini, che ha ripercorso in poche ore tutta la storia del Liceo grazie alle richieste di documenti scolastici provenienti da ogni generazione. Dai più anziani ai neodiplomati, dalle coppie sposate agli attuali colleghi di lavoro: un’emozione per tutti. E per tutti diversa. I nonni, con il viso rigato di lacrime di gioia, quasi increduli nel realizzare che il proprio portfolio fosse stato conservato, si riconoscevano a stento nelle foto sui documenti; i papà e le mamme, commossi, spiegavano ai propri figli come fosse “la scuola di una volta” e “quanta fatica si facesse per prendere un sette”. Mentre le donne incinte e chi sta mettendo su famiglia proprio in questi anni ricordavano con entusiasmo quanto belli siano stati quei tempi, che allora sembravano pieni di difficoltà insormontabili. Ma neanche l’età è stata insormontabile nelle due serate della macchina del tempo: con il consenso unanime dei figli, c’è stata anche la possibilità di ritirare le pagelle dei propri genitori defunti. Proprio scovando fra i portfolii più datati sono stati ritrovati le pagelle in cui la scuola si chiamava regio Liceo ginnasio “Principe di Piemonte” e i documenti delle guerre mondiali, dell’età fascista. E chissà quanti altri reperti ancora verranno portati alla luce nelle prossime occasioni in cui l’istituzione scolastica, sorpresa per l’affluenza riscontrata, aprirà nuovamente le porte agli ex alunni. La macchina del tempo, però, non si è limitata a far toccare con mano i segni della propria gioventù: ci sono state rimpatriate, foto di gruppo, confronti. Ci si è ritrovati casualmente dopo tanto tempo fra le stesse mura, ci si è accordati per tornare insieme laddove per anni si sono temute le interrogazioni, si è colta l’occasione per entrare nella propria vecchia aula e sedersi al proprio banco, come se la campanella suonasse ancora. Perché in fondo la campanella non smette mai di suonare per chi il suono della propria gioventù lo sente vivo dentro di sé. © Riproduzione riservata

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