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Il federalismo democratico di Vito Donato Epifani. Genesi, caratteristiche, modelli. (V parte)
03 marzo 2009

NAPOLI - 1.3.2009 Per quanto concerne la genesi teorica del federalismo di Epifani ed i suoi sviluppi successivi, l'attuale stato dell'arte, nonché la documentazione attualmente a disposizione degli studiosi e dei cultori, consentono la formulazione di ipotesi e di piste di ricerca, che solo marginalmente ed esiguamente possono essere confermate sulla base di precisi e rigorosi riscontri documentaristici. Tuttavia, rimanendo in attesa di implementare, accedere e consultare tutte le fonti relative all'intellettuale pugliese, è necessario cominciare a formulare ipotesi esplicative e a prospettare piste di ricerca, in modo tale da orientare i successivi e fondamentali lavori di messa a fuoco critica sulla base di un quadro di riferimento, che possieda, almeno, un certo grado di coerenza e di cogenza rispetto ai testi ed alle conoscenze attualmente in possesso della comunità scientifica. Dal punto di vista della storia delle idee politiche, la proposta epifaniana di una Repubblica democratica federale si colloca di per sé nel campo risorgimentale dei federalisti democratici: Carlo Pisacane, Giuseppe Ferrari (foto), Carlo Cattaneo e Giovanni Bovio. Relativamente al rapporto tra Epifani e Ferrari esiste un preciso riscontro testuale. E' lo tesso Epifani a citare il pensatore lombardo nel suo Sistema: “Si affacciò quest'idea [l'idea federalista] con la serenità ed astrazione filosofica del nostro dotto G. Ferrari […]”. In questo breve passaggio lo studioso pugliese fa riferimento all'astrazione filosofica di Ferrari. Ed in effetti il federalismo del lombardo in una prima fase viene giustificato sulla base di una filosofia della storia incentrata sulla lotta tra i principi di autonomia ed accentramento e tende a configurarsi maggiormente come sintesi di una prospettiva politica, senza ricevere, come invece accade nel giovane intellettuale pugliese, una precisa configurazione sul piano politico-istituzionale. Il rapporto con Cattaneo è ipotizzabile sia sulla base della comune prospettiva politica di riferimento, sia sulla base di un'eventuale frequentazione da parte di Epifani di associazioni operaie e circoli intellettuali, con i quali Cattaneo era venuto in contatto durante la sua permanenza a Napoli e con i quali continua ad avere rapporti anche successivamente, sino a pochi anni prima della sua morte (1869). Inoltre, i due sembrano essere accomunati anche dalla stessa formazione culturale, quel positivismo storicistico, che rifugge dall'impostazione metafisica, per fare valere l'esigenza di un'analisi rigorosa della realtà fattuale. Ma mentre Epifani negli anni immediatamente successivi al compimento del processo di unificazione risorgimentale incentra la sua proposta di un radicale riassetto dell'ordinamento politico-istituzionale italiano in senso federale sulla regione, Cattaneo, subito dopo l'unità, sottolinea maggiormente l'importanza dell'autonomia comunale. I rapporti con Bovio, che sembrano essere documentati da uno scambio epistolare tra i due, sono altresì plausibili sia sulla base di precisi riscontri cronologici, sia sulla base della comune prospettiva politica di riferimento. Tuttavia, anche in questo caso, la proposta del giovane pugliese mostra di avere una sua connotazione specifica rispetto al federalismo del filosofo di Trani. Infatti, mentre questi giustifica il suo progetto federalista sulla base di una filosofia della storia incentrata sulla progressiva realizzazione dell'ideale della libertà, sottolineandone soprattutto il momento del decentramento attraverso la realizzazione dell'autonomia comunale, Epifani, invece, evidenzia maggiormente il momento unitario attraverso il riconoscimento dell'autonomia legislativa della regione. Sulla base della frequentazione dei gruppi intellettuali engagée nei quali circolavano alcuni scritti di Pisacane pubblicati dopo la sua morte tra il 1858 e il 1860, nonché sulla base del presunto rapporto con Bovio, è ipotizzabile che Epifani conosca la proposta del rivoluzionario napoletano. Ma anche in questo caso lo studioso pugliese se ne differenzia, non solo per avere sottolineato la centralità della regione rispetto al comune, ma anche perché la sua proposta non contempla quella simultaneità di rivoluzione sociale e rivoluzione politica, che, invece, connota l'opera e l'azione di Pisacane. Per quanto concerne gli sviluppi del dibattito federalista nella cultura politica meridionale non si può prescindere da un'ipotesi di confronto tra la proposta di Epifani e quella di Napoleone Colajanni e Gaetano Salvemini. Epifani e Colajanni sono accomunati dalla stessa critica nei confronti della piemontizzazione, ma si distinguono sia per il fatto che lo studioso siciliano fa sostanzialmente riferimento all'autonomia comunale, sia per la connotazione territoriale che la proposta federalista riceve in Colajanni nell'ambito del dibattito sulla questione meridionale. Questi ultimi aspetti, insieme alla prospettiva chiaramente socialista della sua fase giovanile, distinguono anche la proposta di Salvemini rispetto a quella di Epifani. Tuttavia, entrambi propongono la riforma dell'esercito stanziale attraverso il reclutamento dell'esercito su base territoriale, per evitare che esso venga utilizzato a fini repressivi nei confronti dei movimenti di protesta popolari. Ma sia Epifani, sia Colajanni, sia Salvemini fanno parte della stessa cultura engagée del secondo Ottocento, che critica le impostazioni dottrinarie, metafisiche e speculative, per fare valere l'esigenza di una conoscenza ed un vaglio critico dei processi storicamente determinati, rispetto ai quali bisogna prendono fortemente posizione. Nel complesso, si può affermare che il progetto federalista di Epifani ha una sua connotazione specifica soprattutto per quanto concerne la configurazione politico-istituzionale. Ora diviene fondamentale approfondire le ipotesi e le piste di ricerca appena prospettate sulla base di una documentazione congrua e sufficientemente articolata. Pena il perseverare della rimozione e della marginalizzazione di un intellettuale, che, ad un primo scandaglio critico, mostra di possedere una connotazione ed un profilo specifici. Salvatore Lucchese
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