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Il Diluvio universale di Pasquale Modugno
15 maggio 2009

Tra i più recenti approdi dell’arte di Pasquale Modugno c’è la fotografia. La svolta è di alcuni anni fa. Per un operatore visuale come lui, alacremente irrequieto, è impossibile fermarsi. Così, senza smettere di essere un bravo designer elettronico e un apprezzato grafico editoriale e pubblicitario, senza smettere di manipolare creativamente le immagini, si è messo a fare il fotografo. Con risultati eccellenti. I suoi scatti hanno imprigionato campi e spiagge, angoli urbani e strutture portuali, ville e balconi, chiese e muricce, uomini e animali, piante e manufatti, feste e processioni, oggetti e dettagli, esperimenti e prove d’autore, composizioni e scorci, atmosfere e visioni. In pochi anni si è creato un immenso archivio fotografico, che è diventato il lievito di mille progetti e lavori in cantiere. Tranne che per le escursioni fotografiche, Pasquale Modugno si muove poco e viaggia pochissimo. Al di là del lavoro, preferisce inseguire i suoi sogni, dedicarsi all’arte, godersi la vita, ascoltare musica, incontrarsi con gli amici e leggere, leggere molto. In fondo la lettura è un viaggio metaforico. Ed ecco che dopo tante scorribande mentali tra libri di varie tendenze e tematiche, è nata l’idea di Diluvio universale. Scritti e aforismi salvati dalle acque, di amici, nemici e sconosciuti. Qualcosa del genere aveva creato la scrittrice Lalla Romano con i suoi volumi di fotografie, con testi propri e lastre o istantanee di altri. In Diluvio universale la situazione s’inverte. Le immagini sono di Modugno e i testi di un centinaio fra scrittori, giornalisti, filosofi, scienziati, poeti, registi, umoristi, condottieri, politici, artisti, credenti, agnostici, atei convinti e via dicendo. Si tratta di un’operazione a metà strada tra la crestomazia e la fotografia, tra la citazione e la produzione di immagini. Sottolineando i passi illuminanti di intere pile di libri avidamente letti e saccheggiati, Modugno si è creato il suo centone privato, la sua irripetibile antologia personale, che poi ha corredato di un opportuno commento visivo, affidandosi di volta in volta al suo estro e al suo gusto affinati dal tempo e dall’esperienza. Certamente la scelta dei brani testuali incontrerà consensi e dissensi. E i dissensi verranno soprattutto dai cattolici. Ma bisogna dire che Modugno non ha nulla contro quanto viene dal «cristianesimo autentico di Cristo – il rispetto della libertà, il bisogno della giustizia, l’istinto della carità umana», tanto per citare un grande laico come Gaetano Salvemini. Modugno, invece, ha selezionato fra i suoi libri tutti quei passi che sono contro il fanatismo religioso di qualsiasi confessione, contro il clericalismo più becero e reazionario, contro l’ottusità della Chiesa cattolica in materia soprattutto scientifica e contro l’affarismo della Curia romana. In quest’ultimo àmbito il Vaticano ha messo a segno due affari colossali. La prima volta è accaduto col Concordato clerico-fascista del 1929 sia con un indennizzo di circa 2 miliardi di lire del tempo, pari a oltre 1,29 miliardi di euro, per l’occupazione dello Stato pontificio, sia con una “congrua” annua per gli stipendi e le spese del clero cattolico ascesa alla fine del Novecento a circa 400 miliardi di vecchie lire. Inutilmente Salvemini aveva tuonato contro il cedimento dei comunisti, i quali avevano permesso che fosse inserito «in blocco nella Costituzione il concordato Pio XI-Mussolini». Un colpo ancora più grosso è stato realizzato con il Concordato del 1984, firmato da Craxi e dal segretario di Stato cardinale Casaroli, che ha dato luogo alle elargizioni dell’otto per mille dell’Irpef destinate alle casse della Conferenza Episcopale Italiana, elargizioni salite a oltre 991 milioni di euro nel 2007. Polemiche a parte, oltre a una grande adorazione per la cultura, quello che più colpisce in Modugno è l’anelito di bellezza che pulsa nelle immagini in bianco e nero anteposte alle citazioni. Modugno è un creativo in bilico tra lettura formativa e progetto estetico, con un pizzico di trasgressione ludica e manipolativa per contorno. Ha potuto così dar corpo all’avventura diluviale di questo volume, che a ogni recuperato lacerto di saggezza, di lode, di deplorazione, di riflessione o di arguzia affianca una scheggia visiva di eloquente significatività. In ogni immagine si annida un interesse, un sentimento, una folgorazione, un pensiero, una provocazione, un’intuizione artistica. In molte fotografie domina una sapiente armonia selettiva e compositiva. È il caso, ad esempio, della foto preposta a un aforisma del maître à penser Alain, la quale mostra un primo piano ruderale sullo sfondo di uno stormo nubiforme di tordi, oppure del variegato assembramento di confratelli contrapposto a una battuta di Buñuel. E che dire poi del commento visivo a un passo sulle attività creative del sociologo del lavoro De Masi? Si apre allo sguardo del lettore una bella balconata a mare di una villa pugliese con una stupenda mise en abîme, nella quale l’ombra di un albero contorto e biforcato si allunga verso un’artistica ringhiera protesa a sua volta verso due vele che si perdono all’orizzonte. E che aggiungere ancora alla verticalizzazione prospettica e alla curiosità di due gruppi di osservatori grandi e piccoli al balcone? Questa e molte altre immagini – anche più dure e più crude –hanno attirato a lungo la mia attenzione, ma devo confessare di essere rimasto letteralmente rapito dinanzi all’istantanea abbinata a un giudizio di Augias sul monoteismo apparente del cattolicesimo. La foto realizza un accordo musicale perfetto tra il nero delle sagome di Sant’Antonio patavino e di un vetusto edificio, il biancore dei lumi accesi e il tiepido grigiore di un placido cielo serotino. C’è da restarne incantati. E l’incanto promana da ogni pagina. Ad ogni scorsa di libro.

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