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Il Consiglio Comunale di Molfetta si divide sulla difesa dell'ospedale. E il Pd sperimenta nuove alleanze sulla pelle dei cittadini Tre ordini del giorno presentati e nessuna volontà da parte del Pd e dell'opposizione di ritirare i propri per scrivere un documento unitario. Tammacco, Pisani, Caputo e Spadavecchia votano con il Partito democratico e spaccano la maggioranza
14 marzo 2016

MOLFETTA - Cinque ore di consiglio comunale per un nulla di fatto. Molfetta si divide anche sulla difesa dell'ospedale “don Tonino Bello”. Il Consiglio Comunale non è stato capace di affidare al sindaco Paola Natalicchio, che domani rappresenterà la città nell'assemblea dei sindaci della Asl, un deliberato unitario.

La votazione su tre ordini del giorno alla fine spacca consiglio e maggioranza. Il Pd si astiene sul documento proposto da Pappagallo che prende 10 voti favorevoli e 4 contrari, mentre incassa i voti di Tammacco, Pisani, Caputo e Spadavecchia. Respinto l'ordine del giorno a firma di Roselli-Minuto. La votazione è stata preceduta da un dibattito in cui i consiglieri comunali hanno messo in scena una avvilente discussione non di campanile sulla città ma di appartenenza politica su un tema che invece avrebbe dovuto vedere tutti, da destra a sinistra, sulla stessa frontiera di difesa della salute dei cittadini molfettesi. Tutto per un regolamento di conti con il Sindaco prima che con le altre forze di maggioranza.
La cronaca. Il primo ordine del giorno è stato presentato a firma del consigliere Onofrio Pappagallo, poi è seguito quello a firma del Partito democratico e infine il documento dell'opposizione. L'ultimo tentativo di arrivare a una proposta di ordine del giorno unitaria, ritirando tutti i deliberati, lo ha fatto il Sindaco Paola Natalicchio alle 21.30 al termine di una riunione dei capigruppo. Proposta respinta dall'opposizione e dal Partito democratico.    

Il primo odg a firma Pappagallo elenca dati e numeri del taglio. Il “don Tonino Bello” passa da 101 posti letto a 76. Chiudono i reparti di cardiologia e urologia, l’ambulatori di pediatria, perde 8 posti letto la chirurgia generale passando a 16 posti e si chiude anche il laboratorio di analisi a servizio dei reparti. E come ha ricordato il sindaco nella sua relazione iniziale su un bacino di oltre 150.000 persone del nord barese resta una media di 0,8 posti letto per mille abitanti.  Richiesta revisione integrale del Piano per salvare gli attuali reparti e posti letto fondamentali per salvaguardare la produttività e evitare un futuro ridimensionamento che significherebbe chiusura.

Da parte del Partito democratico c'è stata una difesa d'ufficio del Piano Emiliano, “i tagli alla spesa pubblica appaiono dolorosi quanto obbligati... e il riordino prende vita in un quadro generale dove l'eliminazione degli sprechi e l'efficientamento dei servizi devono trovare il loro giusto equilibrio” e un attacco alla giunta Vendola per la gestione degli ultimi anni.
Una presa di posizione curiosa se si considera che le battaglie in difesa dell'ospedale che un tempo venivano sostenute unilateralmente dall'allora direttrice sanitaria dell'ospedale di Molfetta Annalisa Altomare, oggi passata alla sanità privata, e dallo stesso Guglielmo Minervini, allora assessore regionale. E sorprende anche la posizione dello stesso Partito democratico contro il Governo Vendola che ha visto alternarsi tre assessori alla sanità dello stesso partito: Tedesco, Gentile, Pentasuglia. Richiesta finale salviamo urologia, laboratorio di analisi e inseriamo la pediatria nei servizi territoriali.

In discussione si registra l'intervento di Annalisa Altomare, ieri direttrice sanitaria dell'ospedale di Molfetta e oggi passata alla direzione delle cliniche private Cbh, una voce certo qualificata che forse, visto il doppio ruolo di direttrice-consigliera comunale, quindi portatrice indirettamente di interessi in questa discussione avrebbe potuto cedere il microfono. Ma così non è stato.

Nell'ordine del giorno dell'opposizione si legge invece un attacco all'inerzia del sindaco che in questi anni non ha dato seguito alla delibera approvata nel 2012 di costruzione del nuovo grande ospedale come se potesse il sindaco approvare un progetto che la regione ha derubricato, che attualmente è privo di progettazione e finanziamento.

Mariano Caputo ha poi disconosciuto la pubblica difesa dell'ospedale fatta dal sindaco nei giorni scorsi prima della convocazione del Consiglio Comunale, ovvero dell'unica voce che in questi giorni si è alzata a difesa dell'ospedale. Alla fine la votazione e l'abbandono da parte dell'aula dell'opposizione che va via a braccetto con Piero de Nicolo (a festeggiare lo sdoganamento di nuove alleanze) prima della surreale presentazione del Piano urbano della mobilità sostenibile.

Una scelta irresponsabile quella del Partito democratico che mette volutamente in crisi la maggioranza. Una giornata politica che ancora volta distanzia alcune forze politiche e un certo modo di fare politica dai reali bisogni e domande dei cittadini, anche su un diritto fondamentale come quello alla salute, per mero tornaconto elettoralistico. Quello che è andato in scena è forse l'unico caso nei Comuni penalizzati dal Piano di rientro che indebolisce la posizione della città al tavolo con la Regione. E a perderci sono tutti. 

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Ecco fatto Baliano du Belin, l'ho trovato. "Il conte Axel Oxenstierna, cancelliere svedese durante la terribile Guerra dei Trent'anni, parlava con ampia cognizione di causa quando disse: “Renditi conto, figlio mio, che ben poco posto viene lasciato alla saggezza nel sistema con cui è retto il mondo.” Lord Acton, uomo politico inglese del secolo scorso, usava dire che il potere corrompe, e di ciò ormai, siamo perfettamente convinti. Meno consapevoli siamo del fatto che esso alimenta la follia, che la facoltà di comandare spesso ostacola e toglie lucidità alla facoltà di pensare. La perseveranza nell'errore, ecco dove sta il problema. I governanti giustificano con l'impossibilità di fare altrimenti decisioni infelici o sbagliate. Domanda: può un paese scongiurare una simile “stupidità difensiva” come la definì George Orwell, nel fare politica? Altra domanda, conseguente alla prima: è possibile insegnare il mestiere ai governanti? I burocrati sognano promozioni, i loro superiori vogliono un più vasto campo d'azione, i legislatori desiderano essere riconfermati nella carica. Sapendo che ambizione, corruzione e uso delle emozioni sono altrettanto forze di controllo, dovremmo forse, nella nostra ricerca di governanti migliori, sottoporre prima di tutto i candidati a un esame di carattere per controllarne il contenuto di coraggio morale, ovvero, per dirla con Montaigne, di “fermezza e coraggio, due virtù che non l'ambizione ma il discernimento e la ragione possono far germogliare in uno spirito equilibrato.” Forse per avere governi migliori bisogna creare una società dinamica invece che frastornata. Se John Adams aveva ragione, se veramente l'arte di governare “ha fatto pochissimi progressi rispetto a 3000 o 4000 anni fa” non possiamo aspettarci grandi miglioramenti. Possiamo soltanto tirare avanti alla men peggio, come abbiamo fatto finora, attraverso zone di luce vivida e di decadenza, di grandi tentativi e d'ombra."






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