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I giovani e la politica
15 settembre 2009

La politica è un “lavoro”, come quello del giornalista, del medico, dell’operaio e come ognuno di essi va svolto con dedizione e passione, altrimenti non si lascia il segno. Parlare di politica con i giovani non è facile perché, soprattutto negli ultimi anni, e a causa di vicende poco gratificanti e ben note nei giovani è profondo il senso di sfiducia. Dialogando con i ragazzi, infatti, si scopre che ragionano utilizzando i più banali luoghi comuni del tipo “i politici sono tutti uguali”, o “la politica è una cosa sporca”. Insomma sì continua a vedere tutto nero e si voltano le spalle con disinteresse. Le prospettive non sembrano rosee, ma non bisogna rassegnarsi a questo perché gli strumenti per offrire iniezioni di fiducia alle nuove generazioni ci sono, basta trovare la chiave giusta per utilizzarli al meglio. Del resto, tutte le professioni possono essere svolte in modo corretto, oppure scorretto e quella del politico presenta gli stessi rischi di corruzione che possono capitare, sotto forme diverse, a qualunque altro mestiere. Fare bene il proprio lavoro significa irradiare il mondo con una luce nuova, diversa, ottimista, rassicurante e questo deve essere chiaro a chi si accinge a fare politica, a chi sente dentro di sé la voglia di far sentire la propria voce testimoniando la voglia di riprendere una cosa che è nostra e lo sarà sempre: il nostro ruolo di cittadini attivi. A tal senso abbiamo intervistato, due percorsi di impegno, su versanti opposti dello spettro politico molfettese quello di Giuseppe Percoco, segretario cittadino dei Giovani Democratici e di Giacomo Rossiello dirigente provinciale Azione Giovani. Abbiamo rivolto le stesse domande ai due, per capire come nasce una storia di passione in un ambito, come quello della politica, non sempre ricettivo verso i più giovani. Che cosa è la politica? Giuseppe: se dovessi soffermarmi su cosa per me significhi il termine “politica”, mi verrebbe subito in mente l’equivalenza politica uguale passione; passione per il raggiungimento del bene della collettività. Politica, infatti, deriva dal termine “polis”, significa città, la comunità dei cittadini; la politica, secondo il filosofo ateniese Platone, significa l’amministrazione della “polis” per il bene comune. La politica è la relazione e il desiderio umano che genera la volontà di condivisione. L’uno con tutti gli altri. Tutti gli altri per l’uno. Giacomo: innanzitutto per me la politica è passione, una passione che è nata quando avevo quattordici anni e che credo non mi abbandonerà mai. La politica è la partecipazione alla vita pubblica ed ho cominciato ad interessarmi perché sin da piccolo sono stato sempre curioso e volevo capire come funzionasse la macchina amministrativa. Ovviamente con militanza costante ed attenta ho appreso diverse nozioni ed oggi sono pronto a mettere al servizio della comunità la mia esperienza, per rendere sempre più bella e vivibile la nostra amata città. Perché si è iscritto ad un partito politico? Giuseppe: perché credo che, come un atleta che voglia fare sport a livello agonistico debba iscriversi ad una società sportiva, come un musicista che voglia migliorare le sue capacità debba iscriversi al conservatorio, così chi vuole far davvero politica debba iscriversi ad un partito. Ogni passione, ogni interesse vanno praticati nel luogo più idoneo. I partiti sono strumenti di partecipazione, di formazione civile, d’impegno individuale e collettivo, di mediazione virtuosa tra società e istituzioni. Giacomo: ho deciso di iscrivermi ad un partito, perché credo che solo all’interno dei partiti si faccia politica seria, attiva e costruttiva. Perché hai scelto di essere di Sinistra/ Destra? Le tue motivazioni. I valori e ideali di Sinistra/Destra. Giuseppe: credo che io non abbia scelto di essere di sinistra; lo sono sempre stato. Più che argomentare la mia scelta di essere di sinistra, a me piacerebbe esporre le motivazioni che mi hanno spinto ad appartenere al PD. Credo nell’ambizioso progetto del PD che, per quanti sostengono sia in crisi, io vedo come l’unica, possibile soluzione per la realizzazione di un’Italia migliore. Come tutti gli obiettivi ambiziosi, difficili, anche quello del PD richiede tenacia, caparbietà e voglia di mettere a disposizione le proprie attitudini e le proprie inclinazioni a favore dell’altro. Credo che ogni italiano debba riconoscersi prima di tutto nella Costituzione Italiana. Noi vogliamo un’Italia più libera, più giusta e più prospera. I nostri principi sono da un lato la valorizzazione dei talenti e dei meriti; dall’altro la promozione di un tessuto sociale egualitario e solidale, in cui nessuno resti indietro. Vogliamo un’Italia più unita e più omogenea sul piano economico e sociale. Vogliamo una società aperta che consideri le persone in base alle loro qualità, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali, e premiando il merito e non i privilegi. Cruciale è la dignità del lavoro, che deve essere difesa e valorizzata in tutte le sue espressioni. Una società giusta, nel mondo contemporaneo, non può essere una società dell’accoglienza e dell’integrazione. L’immigrazione deve essere vista come un’opportunità da interpretare e da governare. Vi sono valori, che tutti credono appartengono alla destra come il tema della sicurezza, della legalità, della famiglia. Noi crediamo fortemente in tali valori. Ancora, educazione, formazione, ricerca scientifica. In ultimo la laicità dello stato, strumento che garantisce il rispetto di ogni persona nelle sue convinzioni più profonde e assicura a ciascuno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Giacomo: la consapevolezza di essere di Destra è nata non appena mi sono avvicinato alla politica; ricordo che quando decisi di avvicinarmi a questo mondo si erano appena concluse le elezioni politiche del 1994, un anno di svolta perchè si passò alla cosiddetta seconda repubblica. M’iscrissi ad Alleanza Nazionale-MSI, l’unico partito che era rimasto estraneo allo scandalo tangentopoli. Rimasi affascinato da un comizio dell’allora neodeputato Francesco Amoroso, e dall’enorme entusiasmo che infondeva nei giovani; il giorno dopo mi tesserai! I valori a cui mi sono sempre ispirato, e che poi sono i baluardi della destra italiana, sono: un forte senso di nazionalità e patriottismo; una politica sociale che aiuti i più sfortunati e bisognosi; e soprattutto una concezione di giustizia che rafforzi la legalità e la sicurezza in Italia. Oltre a questi valori, mi sono pure care le battaglie che abbiamo condotto contro l’immigrazione selvaggia e clandestina e contro l’uso delle droghe e di tutto ciò che possa deviare un giovane. Oggi, con la consapevolezza di non aver annacquato per nulla i nostri valori e la nostra tradizione, abbiamo costituito il PDL e sono orgoglioso di aver partecipato alla nascita di questo grande partito come delegato della terra di Bari. Se all’interno del vostro circolo si svolgono lezioni di “Scuola Politica”. E quali iniziative proponete per far iscrivere i Giovani ad un Partito Politico? Giuseppe: qualcosa è stato fatto fino ad ora, ma come già esposto all’assemblea, nel giorno della presentazione della mia candidatura a segretario, la mia azione sarà rivolta essenzialmente alla formazione di noi stessi. Credo che sia imprescindibile la formazione di giovani che si affacciano alla politica. Noi ci accingiamo a diventare la futura classe dirigente, a dare un nostro contributo al partito oggi ma soprattutto domani. Vorrei che noi GD crescessimo in un percorso formativo pensato ad hoc per noi. Solo informandoci potremo essere indipendenti ed elaborare autonomamente una nostra azione politica. Noi vogliamo proporre ai giovani diversi modi per informarsi, perché crediamo che solo cosi nessuno possa essere influenzato dalle idee al-trui; vogliamo mettere i giovani nelle condizioni di ragionare con la propria testa, elaborando proprie valutazioni, anche critiche, in merito ai più svariati argomenti. Diceva Berlinguer, la prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appannaggio degli altri. Ci proponiamo di essere maggiormente visibili alla città, di organizzare eventi culturali aperti, conferenze, di essere più vicini al mondo giovanile. Giacomo: il nostro movimento giovanile, Azione Giovani di cui oggi è presidente Giacomo Piepoli, ha al suo interno altre due costole importanti: Azione Universitaria ed Azione Studentesca. Perciò oltre ad organizzare manifestazioni che possono interessare e far partecipare tutto il mondo giovanile ci occupiamo di tutti i problemi che possono derivare dal mondo universitario e studentesco. Il gruppo di AG Molfetta è in forte sviluppo e proprio in questi ultimi mesi si sono avvicinati diversi ragazzi delle scuole medie superiori; è proprio alla loro crescita che puntiamo di più ed infatti abbiamo organizzato una sorta di “scuola politica” interna tenuta dai noi ragazzi più grandi. Commentiamo leggi, leggiamo libri di pensiero, studiamo i filosofi a noi più vicini e visioniamo documentari e film di storia; non escludo che nei prossimi mesi possiamo proporre all’interno del mondo giovanile molfettese queste lezioni di politica tenute da importanti relatori. Nostro fiore all’occhiello è un giornalino interamente autogestito “precedenza a destra”, di cui sono già usciti tre numeri ed un quarto è in uscita; siamo partiti con una distribuzione di 250 copie ed oggi, data la richiesta, siamo arrivati a stampare più di 500. I giovani, la politica e il sociale: le iniziative per i meno fortunati. Giuseppe: il mix di queste tre parole mi fanno venire in mente un solo nome; quello del nostro assessore regionale Minervini; credo che lui incarni perfettamente questi tre aspetti, fondamentali quotidianamente in un’azione, che oggi risulta vincente per l’intera Puglia. Per quanto attiene alle iniziative, noi GD abbiamo intenzione di collaborare ad un progetto più ampio che ci veda affiancati con nostro partito all’intera opposizione. E’ giunto il momento di creare una cabina di regia dell’opposizione, che permetterà di imprimere maggior vigore di un’iniziativa congiunta che mette insieme un’idea di città diversa da quella di chi oggi la governa. Giacomo: siamo molto vicini alle tematiche sociali con uno sguardo particolare per i nostri concittadini più bisognosi. Ogni anno a Natale organizziamo una raccolta fondi-alimentare-doni che devolviamo in beneficenza alla parrocchia ed alle comunità sociali: quest’anno poi, dopo il sisma dell’Abruzzo, abbiamo voluto dimostrare la nostra vicinanza e la nostra solidarietà verso i fratelli abruzzesi ed a Pasqua abbiamo organizzato una vendita di uova di pasqua il cui ricavato è stato devoluto ai terremotati. La nostra classe politica è sovente di essere eccessivamente gerontocratica: possono i giovani trovare spazi che non siano manovre elettorali? Giuseppe: guardando a Molfetta, credo che la classe politica del PD non si possa considerare anziana. Una classe politica va sostituita quando i suoi membri sono, si, anagraficamente avanti con l’età, ma quando in termini propositivi non hanno nulla da dare. Se poi con la scusa che la classe politica sia eccessivamente gerontocratica, si collocano a posti di potere giovani che sono meri burattini nelle mani di padroni per avere sotto controllo la situazione, mi trovate in pieno disaccordo su questo modo di fare. Credo che nel nostro partito, più volte ci sia stato dimostrato quanto vi siano spazi aperti e reali per noi; non per altro è stato permesso ad uno di noi di presentare l’On. Meandri, durante la scorsa campagna elettorale. Giacomo: effettivamente l’età media dei nostri amministratori, sia a destra che a sinistra, è piuttosto alta; anche se in consiglio comunale qualcosa è cambiato: il vicepresidente del consiglio e mio amico di mille battaglie politiche è il giovane Pietro Mastropasqua; nelle file del PDL siedono in consiglio Paola Latino ed Antonio Andriani entrambi under 30, e l’intero gruppo consigliare del MPA (Scherza e Giancaspro) in due non fanno 70 anni! Penso che noi giovani gli spazi c’è li dobbiamo creare e conquistare con la militanza e l’impegno continuo; io ad esempio sono stato il più giovane (26 anni) presidente di Alleanza Nazionale ed ora sono Vicepresidente del PDL forse perché in questi 14 anni ho dimostrato di “masticare” la materia e me la sono cavata coi vecchi volponi della politica. Molti giovani fuggono dai partiti poiché ritengono che siano tutti uguali o comunque non hanno fiducia nel politico in quanto tale. Cosa rispondi a questi luoghi comuni? Giuseppe: innanzitutto non mi pare che i partiti siano tutti uguali; invito i giovani a pensare sul modo di concepire la scuola, l’università, la cultura, l’ambiente, il mondo del lavoro da noi e da i nostri avversari. Per quanto attiene alla fiducia nella figura del politico, permettermi di dire, che il politico è un uomo e come tale non rasenta la perfezione. Proprio per questo, dico a voi giovani, di non essere disfattisti, ma impegnandoci insieme a cambiare ciò che a noi non piace. Criticare è fin troppo facile. I cambiamenti richiedono gran lavoro, e questo lavoro si deve fare nei partiti e non in forme improvvisate di organizzazione. Giacomo: penso che oggi, purtroppo, non siano più i partiti che rappresentano gli uomini, ma gli uomini che rappresentano i partiti; perciò molto spesso i politici d’oggi vanno a destra, poi a sinistra e poi al centro creando confusione nei giovani che vogliono avvicinarsi a questo mondo. Il consiglio che posso dare è cercar di seguire più l’idea rispetto all’uomo (ovviamente ci sono delle eccezioni: ad esempio devo tanto per la mia crescita politica all’Ass. Magarelli che mi ha sempre consigliato per il meglio e ogni giorno dispensa nozioni e consigli utili); solo cosi si potrà ridare ai partiti quel ruolo di centralità e sacralità che prima possedevano. Soprattutto nell’Italia meridionale la politica è legata al clientelismo: come giovane attivista cosa ne pensi? Giuseppe: penso che sia una pratica molto diffusa vedere la politica come un “do ut des”; forse proprio per questo a Molfetta il PD, in termini elettorali, ha ottenuto risultati non brillanti nelle ultime competizioni elettorali. E’ il prezzo che sì paga quando non si accettano determinate condizioni. Anzi, il mio appello è rivolto ai giovani di questa città a cui dico di non farsi abbagliare da feste e festini, ma di cercare di pensare a chi davvero possa fare i loro interessi. Quando le feste finiscono e passano le elezioni, siete sicuri che chi avete votato lavori davvero per voi? Giacomo: come ho già detto prima, uno dei miei valori principali, e valore basilare della destra è la legalità. Se davvero noi giovani teniamo al nostro futuro e vogliamo costruire una Nazione nuova che possa soddisfare in pieno i nostri reali bisogni dobbiamo avere il coraggio di scendere in campo. Solo cosi, penso, potremo vivere in una società dove il principio fondante è la meritocrazia. Il futuro dei giovani in politica. Cosa ne pensi? Giuseppe: sono davvero molto ottimista sul nostro ruolo; certo la nostra pretesa non deve essere quella di occupare immediatamente posti di potere, ma quella di favorire uno spirito di squadra, quella di lavorare assiduamente nella città e per il partito, quella di perseguire un obiettivo comune. Credo che proseguendo lungo questa strada le soddisfazioni non mancheranno. Giacomo: non ne posso pensare che bene; Molfetta secondo me è all’avanguardia per quanto riguarda la partecipazione dei giovani in politica. La destra giovanile è sempre stata attiva sul territorio, ed oggi comincia a muoversi qualcosa anche a sinistra. Penso che i “grandi” si siano accorti di questo forte interesse di noi giovani e sono sicuro che con impegno continuo e costante riusciremo a ritagliarci gli spazi che ci competono. Le idee e le proposte di Azioni Giovani e Giovani Democratici in fondo sono semplici: se le famose “poltrone” continuano ad essere lasciate nelle mani dei disonesti, non cambierà mai niente Bisogna, invece, fare uno sforzo e riuscire a penetrare in certi ambienti, senza lasciare a casa il proprio bagaglio di valori e di ideali. Devono essere i giovani a cambiare la politica, e non la politica a cambiare i giovani. L’importante è non lasciarsi scoraggiare di fronte alle prime avversità perché una sconfitta d’oggi potrebbe essere la vittoria di domani.

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