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I Ds: la costituzione si può migliorare senza farla a pezzi, votiamo NO I Democratici di sinistra spiegano il “no” al referendum
20 giugno 2006

BARI - “Domenica 25 e lunedì 26 giugno tutti a votare per il referendum costituzionale”. L'appello è dei Democratici di sinistra che in una conferenza stampa hanno spiegato le ragioni del no: “la costituzione si può migliorare ma non abbattere”. Lo slogan è chiaro ma la forza con la quale la gente del Sud deve mostrare tutto il suo dissenso nei confronti della riforma costituzionale del centrodestra, deve essere la partecipazione di massa. “Si può vincere anche con soli due voti – ha detto il segretario regionale dei DS, Michele Bordo – perché per questo referendum non è necessario raggiungere il quorum, ma è fondamentale che si vada in tanti a votare, per non lasciare alcun dubbio a Bossi”. Proprio il leader del carroccio, qualche giorno ha rilasciato una dichiarazione “preoccupante” con la quale sostanzialmente ha incitato alla guerra civile il popolo della lega, qualora dovesse vincere il “no”. La riforma costituzionale voluta da Bossi con l'appoggio di tutto il centrodestra, provocherebbe svariati danni secondo Bordo, primo fra tutti quello di un indebolimento del Parlamento che, fra l'altro, non potrebbe più mandare a casa un premiere, con l'esercizio del voto di sfiducia; anche il presidente della Repubblica diventerebbe una figura assolutamente poco significativa e poi, il Senato federale sarebbe di fatto estraneo a ogni collegamento con il governo, “una condizione paradossale”. Questi gli aspetti istituzionali, poi ci sono quelli legati ai danni che ricadono direttamente sui cittadini. Ogni Regione avrebbe autonomia su scuole, sanità, polizia, laddove per autonomia si intende rubinetti chiusi, niente più intereventi dello Stato con le conseguenze ovvie per le Regioni meridionali, che partono svantaggiate rispetto a quelle del Nord. Senza calcolare i danni anche relativi alla maggiore spesa in rapporto al Pil che è stato calcolato per la Puglia in ragione dell'8,7%. In tal senso, Antonio Maniglio, presidente del gruppo regionale dei Ds, si dichiara preoccupato per “il prezzo del decentramento”. “Un prezzo altissimo per la nostra Regione – ha continuato – per una riforma che è un grande imbroglio e un disastro per tutto il Mezzogiorno che non è assolutamente in grado di sopportare i costi che deriverebbero dalla devolution”. E questa preoccupazione di Maniglio è ancor più vera se si da una occhiata a quello che scrivono i parlamentari del Nord che esaltano l'autonomia, considerando l'attuale “unità” una “iattura per le Regioni settentrionali”. Enzo Lavarra europarlamentare diessino insiste in particolare sulla legislazione per la polizia locale. “È un paradosso che si debba andare in una direzione diversa rispetto a quella europea, dove si tende a omogeneizzare le leggi su questa materia”. Lavarra ha spiegato che ormai la criminalità si muove a tutto tondo senza confini e oggi occorre, al contrario, una internazionalizzazione della polizia. “La nostra costituzione va migliorata con il contributo di tutti – ha concluso Lavarra – senza devastare il sistema”. Gli esponenti diessini hanno rivolto un appello ai consiglieri di centrodestra che sono schierati per il sì: “vorremmo – hanno detto – lo stesso atteggiamento che durante la campagna elettorale ha animato le battaglie contro il decreto 56”. Alla conferenza stampa per l'appello alla partecipazione al voto hanno partecipato oltre che Miche Bordo, Antonio Maniglio e Enzo Lavarra, anche Michele Ventricelli e Carmine Dipietrangelo.
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