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Guglielmo Minervini: a Molfetta trionfa solo il voto clientelare
15 settembre 2006

Guglielmo Minervini, assessore regionale molfettese, malgrado i suoi impegni istituzionali, non dimentica la sua città e i suoi problemi. Questa è la sua prima intervista dopo la debacle del centrosinistra alle scorse elezioni amministrative. Nello scorso mese di febbraio, dalle colonne del nostro giornale, indicava i rischi cui l'Unione stava andando incontro anche a seguito di una vicenda (quella delle primarie) estremamente lacerante per tutta la coalizione. Ora dove sono da ricercare le cause della sconfitta? “La sconfitta del centrosinistra è attribuibile solo al centrosinistra. Alle sue divisioni, innanzitutto. I numeri dicono che il centrosinistra unito avrebbe vinto con un buon margine. Ma alle sue fondamenta si erano manifestate troppe lesioni: la lesione che ha impedito di giungere alle primarie con proposte condivise; la lesione, più profonda, che ha portato un pezzo di area socialista ad abbandonare il centrosinistra nel 2000, determinando tra l'altro anche l'irrobustimento del potere degli Azzollini; la lesione malcelata con l'area delle liste civiche aggregate attorno a Lillino Di Gioia. Occorreva uno scatto ma non ci siamo riusciti. Mi sembra di scorgere, però, che la lezione di questa sconfitta sia stata appresa da molte più persone”. Sono in molti a sostenere che il grosso limite del centrosinistra sia il mancato radicamento sociale in contesti della città sempre più distanti e diffidenti nei confronti dell'Unione. Come si fronteggia? “Molfetta è una città complessa. Sotto gli stereotipi della città di mare e di pescatori si nasconde una realtà attraversata da divisioni sociali profonde. La borghesia colta guarda con spocchia la piccola-media borghesia, mentre preferisce ignorare l'enorme area sociale del disagio, del sommerso, che abita un'altra Molfetta, con un'altra cultura, persino un diverso dialetto, un'idea del pubblico e della politica radicalmente difforme. Un pezzo di società ha disormeggiato, anche fisicamente, dalla città: s'è costruito un proprio mondo, una propria identità, una propria economia, una propria cultura, un proprio sistema di regole. Qui la politica, le istituzioni non arrivano. Qui si giunge solo col voto clientelare. Il centrosinistra ha denunciato la crescente aberrazione di questa pratica, ma bisogna riconoscere che tale fenomeno degenerato è un effetto delle dinamiche sociali sulle quali facciamo fatica a intervenire. I partiti hanno smesso di radicarsi in queste zone con un'azione di prossimità sociale, stando accanto alle persone, aiutandole a trovare percorsi di riappropriazione della dignità. Nel centrosinistra c'è una borghesia che rifugge il contatto sociale con questi mondi. E ritorniamo alla tesi chiave di Salvemini: il problema di Molfetta è il problema della sua borghesia. Una borghesia che solo quando smette di pensare a se stessa e si fa carico della fatica di rispondere ai problemi di tutti diventa molla per il cambiamento, altrimenti resta complice della conservazione”. Il nostro giornale da tempo sta denunciando quella che è diventata una vera emergenza legalità che si rileva in un sempre più diffuso malcostume che porta ad ignorare ogni regola di convivenza civile, fino ad arrivare ai noti episodi di violenza che hanno interessato Molfetta. Cosa può fare la politica per arginare questo fenomeno? “La politica può agevolare o contrastare i processi di degradazione del tessuto sociale. Quando lancia messaggi coerenti di affermazione delle regole, dei principi di etica pubblica, di perseguimento degli interessi generali, diventa un potente fattore di coesione sociale e di cambiamento. Lo sfilacciamento di Molfetta è nelle cose di ogni giorno: nell'abusivismo commerciale, nel disordine stradale, nel crescente vandalismo, nel bullismo adulto, negli inquietanti segnali di ripresa delle attività illecite, nei due morti ammazzati nei primi mesi dell'anno. La qualità della vita e la sicurezza sociale si sono rapidamente abbassate. Vedo un'amministrazione comunale non solo distratta ma assolutamente indifferente di fronte a questo rapido abbrutimento del costume civile. Sono inquietato dall'idea che questo immobilismo possa non essere accidentale ma determinato da una deteriore idea di libertà, tipica del centrodestra, come lasciar fare quello che si vuole”. Il suo è un giudizio molto critico nei confronti della nuova amministrazione di centrodestra. “Questa amministrazione è inadeguata dinanzi alla gravità dei problemi di Molfetta. Non possono bastare un po' di folclore, qualche pacca sulle spalle e l'impegno del week end del sindaco a fornire le risposte alle enormi sfide che richiederebbero una dedizione senza risparmio di energie, fatica e tempo. Il gap è semplicemente drammatico. Non prevedo lunga vita a questa amministrazione perchè Molfetta non regge al vuoto per così troppo tempo. Sta partendo il treno delle ultime opportunità europee per risolvere le debolezze più acute della nostra città, ma occorrono idee e progetti di cui non v'è alcun segno nell'amministrazione locale e neppure consapevolezza. La inconsistenza amministrativa sta accelerando la crisi di Molfetta. Ecco perché il centrosinistra non può rinviare il suo dovere di costruire a partire da oggi un'alternativa”. A proposito di questo, dopo le lacerazioni del passato ci sono oggi le condizioni per poter costruire una coalizione di centrosinistra che comprenda anche chi, a partire dall'ex sindaco della città, Tommaso Minervini, determinò la caduta della sua amministrazione? “Finiamola con questi personalismi. Proviamo a mettere al centro i problemi, le sfide della città, ad aprire una discussione pubblica sui mali e sulle potenzialità di Molfetta. Ci vuole uno scatto, anche rispetto al passato, che ci impedisca di ripiombare nella palude dei personalismi. La posta in gioco è fermare il declino, la disgregazione, vincere la tristezza che ha preso Molfetta e che si respirava nelle strade mute di questa depressa estate. Vogliamo ricostruire insieme una classe dirigente adeguata? Allora, dobbiamo metterci in gioco, ma non nel solito modo, con la solita zuffa. La nostra generazione ha scritto già una pagina importante, che ha segnato la biografia di ciascuno di noi. Dinanzi a noi c'è una generazione intera di giovani che ha ripreso in massa a fuggire da Molfetta, nella quale non vede varchi e opportunità. Mi chiedo come sarà possibile proporre il cambiamento senza l'energia vitale dei giovani, con una politica ridotta al palleggiamento tra cinquantenni risentiti. Ci vuole, oggi, una variabile di rottura e questa è rappresentata dai giovani”. Sta dicendo che la classe dirigente del centrosinistra di Molfetta deve essere radicalmente rinnovata? “Lancio una sfida: facciamo un passo indietro per consentire ad un'intera generazione di fare un passo avanti. E' il loro momento, noi possiamo solo favorire che ciò avvenga. Si risponde al declino con scelte coraggiose. E il declino di questa città è iniziato quando si è accorta di non avere più padri”.
Autore: Giulio Calvani
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