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Grande e commossa partecipazione a Molfetta ai funerali di don Nicola Gaudio, il parroco scout L'omelia del vescovo della Diocesi mons. Luigi Martella nella Cattedrale stracolma di gente
28 aprile 2015

MOLFETTA – Grande e commossa partecipazione di popolo ieri a Molfetta in una Cattedrale gremitissima ai funerali di don Nicola Gaudio.

Tanta gente ha voluto rendere omaggio al parroco, all’assistente scout, al sacerdote, all’uomo al quale tanti hanno voluto bene e che si è speso per la comunità, nel segno di don Tonino Bello, del cui pensiero è stato uno degli interpreti più autentici.
Nutrita la delegazione degli scout, tutti in uniforme, che hanno accompagnato con i canti la celebrazione eucaristica. Molti anche i vecchi scout dell’Asci, dell’Agesci e anche del Masci (movimento adulti) che avevano il fazzoletto al collo e hanno rivolto a don Nicola il saluto scout: "Buona strada".
A celebrare il rito funebre è stato il vescovo di Molfetta, mons. Lugi Martella.
Ecco la sua omelia: «Don Nicola Gaudio ha terminato il cammino della sua vita terrena. Una vita abbastanza lunga e intensa, la sua. Il prossimo 19 maggio avrebbe compiuto 87 anni. Negli ultimi tempi ha dovuto combattere con i suoi problemi di salute, ma è riuscito sempre gestire la situazione. Così, pensavamo che anche questa volta sarebbe riuscito a riprendersi. La necessità, pertanto, dell’ennesimo ricovero in ospedale non lasciava prevedere l’agguato mortale.

Ieri, domenica del buon pastore, nell’ora in cui solitamente era atteso per la celebrazione della messa, egli è spirato in ospedale. Sono stato raggiunto dalla notizia mentre ero pronto a salire sull’altare per la celebrazione dell’Eucaristia e il conferimento della cresima ad alcuni ragazzi di una parrocchia della diocesi. Ovviamente, a quella notizia, il mio animo si è rattristato, provocando un profondo rammarico per non aver potuto essergli vicino nell’ ultimo istante della sua vita tra noi.

In quel momento di turbamento, si è affacciata alla mente un’immagine: è venuto a mancare un autentico combattente, indomito, audace, irresistibile, inarrestabile. Lo spirito scoutistico lo aveva penetrato fin nella fibre più profonde.

Ed oggi, per la celebrazione dell’estremo saluto, don Nicola ci ha costretti a cercare le pagine bibliche più adatte per esprimere il suo modo di essere, facendoci derogare da quelle letture che normalmente sono indicate nel lezionario per le esequie. Ci è sembrata adatta, innanzitutto, quella pagina di san Paolo nella seconda lettera a Timoteo: «È giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno» (2Tm 4, 6-8).

Nelle parole dell’apostolo vibra l’umile, ma sicura certezza di una vita riuscita, che solo i credenti posseggono in questa misura. Egli costruisce imperturbabilmente sulle certezze di Dio. Paolo non ha cercato la vanità della vita, ma ha cercato l’unico necessario fino alla presente somiglianza con il Crocifisso sofferente. Perciò parla con grande fiducia della sua risurrezione con il Cristo risorto. Egli ha corso, come gli è stato richiesto, senza risparmiarsi, perciò riceverà la corona, che il giusto giudice riserva all’uomo.

Siamo sicuri, dunque, che il Signore abbia riservato a questo suo servo fedele don Nicola la ricompensa dei giusti, di coloro cioè che mostrano coraggio, forza e perseveranza anche nelle avversità. Sono tanti coloro che hanno beneficiato della testimonianza di fede e di coraggio lungo il percorso della sua vita: tanti giovani con i quali si è intrattenuto sostenendoli e stimolandoli nei loro ideali. Ha condiviso soprattutto con tanti di loro i valori dello scautismo, e li ha accompagnati fino a ieri. Oggi, molti di loro ormai maturi sono qui a dimostrare tutto il loro affetto. Ancora tante sono le persone destinatarie delle sue premure: molte di loro, attraverso il ministero della misericordia di Dio nella celebrazione  del sacramento della Penitenza. Non si risparmiava per alleviare sofferenze attraverso una parola rasserenante a quanti si rivolgevano a lui per chiedere consiglio. Una spiccata sensibilità lo portava ad essere attento soprattutto verso i bisognosi. Possiamo dire che sia stato un vero sacerdote, un padre, un testimone di fede e carità evangelica.

Egli ci ha lasciati, nella quarta domenica di Pasqua, in un orario in cui nelle chiese si celebrava la santa messa e in cui risuonava la pagina stupenda del Vangelo, detta del “Buon Pastore”. L’abbiamo voluta riascoltare anche oggi, la stessa pagina. Perché su questa immagine di Cristo “Buon Pastore”, don Nicola ha cercato di conformare la sua vita ministeriale. Si è speso dando tutto se stesso per gli altri; è andato incontro alle necessità di coloro che invocavano aiuto; ha raccolto, radunato ovunque sia andato, favorendo la comunione e non certo la dispersione.

Le sue molteplici mansioni nell’ambito della pastorale lo dimostrano ampiamente. Oltre a dirigere Opere diocesane Assistenziali, l’Ufficio di pastorale per l’Emigrazione, della Pastorale del Lavoro, è stato anche Assistente Regionale dell’AGESCI. Inoltre ha servito come parroco la Parrocchia di S. Corrado e della Santa Famiglia in Molfetta. Non è mancato il servizio nelle scuole medie inferiori e superiori in qualità di docente di Religione. Negli ultimi anni si è dedicato alla collaborazione presso la Parrocchia Madonna della Pace, alla Rettoria della Chiesa di Maria SS. Del Carmine in Giovinazzo e Assistente ecclesiastico della omonima Confraternita, nonché al canonicato nel Capitolo Cattedrale di Molfetta. Sono le principali attività, da lui svolte sempre con puntualità, dedizione e passione.

Non sfuggono, certo, alla nostra memoria alcune iniziative che portano la sua firma e che hanno avuto un seguito e una risonanza molto significativi, una più a livello cittadino, l’altra a livello più ampio. La Pia Associazione della Madonna della Speranza presso la Parrocchia della Santa Famiglia, la cui festa parrocchiale si celebra nella quarta domenica di ottobre. L’iniziativa in sé non ha una particolare caratteristica di originalità, ma la titolazione di questo nuovo sodalizio alla Madonna della Speranza è rivelativo di quanto don Nicola fosse sensibile e aperto a temi di fiducia, di prospettiva, di futuro e di pace.

L’altra iniziativa che ha avuto ben più ampia risonanza è quella di aver apposto accanto al Crocifisso custodito nella sagrestia del Duomo di S. Corrado in Molfetta, la scritta “collocazione provvisoria”, dando poi al don Tonino Bello, lo spunto per costruire una bellissima ed esaltante riflessione sulla morte come passaggio necessario per la risurrezione. Caro, don Nicola, sulla scorta di quella considerazione, anche noi possiamo dire in questo momento: anche la tua collocazione nella bara è provvisoria. Quello che ti aspetta è ben altro. Sono “i cieli nuovi e la terra nuova” che tu hai predicato con le tue parole e soprattutto con la tua vita. Ora potrai spaziare tra cielo e terra con libertà e senza problemi, senza ostacoli, così come ti era gradito fare quando eri qui in terra. Don Nicola era uno sempre in partenza… non si fermava mai, con lo zaino sempre pronto. Da buon scout amava viaggiare, amava camminare, amava scalare le montagne, osava rischiare.

Ora, nei tuoi viaggi eterei, non ti dimenticare di noi, ancora pellegrini su questa terra. Sai quanto è complicata la vita quaggiù. Sii vicino a tutte le persone che ti hanno voluto bene e continuano a volertene; continua ad essere vicino a me, ai tuoi confratelli sacerdoti, ai tuoi amici, ai tuoi familiari e in particolare a tuo nipote Riccardo, il quale più di ogni altro soffrirà per la tua mancanza.

In questo momento, tutti insieme vogliamo salutarti con l’augurio a te tanto caro:

Buona strada… don Nicola!».

+ Luigi Martella

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