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Giuseppe Samarelli, artista in controtendenza
15 aprile 2021

“Ritengo di essere un enclave nel mondo degli artisti e non”. Non ha mezze misure, non ne ha mai avute, perché artista completo. E’ stato definito una persona in controtendenza nel mondo dell’arte perché laddove vige la specificità della espressione di alcuni artisti, concentrati su un’unica forma, Giuseppe Samarelli abbraccia tutte le forme, dando dignità a tutti i materiali, l’argilla in primis. L’argilla, per l’artista, è più “personale”, carnale, più materia della materia di bronzo o marmo. L’argilla e la terracotta si spalmano grazie ad una dialettica più intima con il mezzo attraverso il quale si esprimono: l’artista. Il portale della Chiesa di San Silvestro a Bisceglie, l’altare in bronzo della Chiesa Madonna della Pace, il Cristo in croce di “Collocazione Provvisoria”, tanto amato dal nostro compianto Vescovo don Tonino Bello, tutto tondo di 2 metri del nostro compianto Vescovo presso il Chiostro della Madonna dei Martiri a Molfetta, opere di Giuseppe Samarelli, un artista che rifugge dai ristretti circoli artistici, perché si esprime attraverso le creazioni, le sue, perché egli stesso è artista della figura contemporanea e classica, indistintamente, simultaneamente. Ha realizzato, numerose e diverse altre opere di carattere sacro e anche non sacro, sia di bronzo che in terracotta patinata oltre ad una produzione che spazia in altri ambiti quali ad esempio: la ideazione progettazione e realizzazione di mobili, complementi di arredo, lampade e altro genere di oggettistica; tutti di esclusiva progettazione e realizzazione. Ricerca continua, permanente, motore per opere originali, realizzate con materiale di recupero, non per adesione alla cosiddetta “Arte Povera”, ma attribuzione di nuova, ritrovata, dignità al materiale, nell’epoca dell’usa e getta che svilisce l’importanza del materiale stesso. Ed allora cristalli di vetrine vandalizzate, parabrezza di autovetture, residui della lavorazione di materiali, tutto assume il valore incommensurabile della dignità della bellezza, prodotto di una cura che ha abbracciato il materiale, di un artista che, con le sue mani, mezzo ed espressione della sua sensibilità, li ha trasformati, non forzando, non piegandoli alla sua volontà, ma forgiandoli, rispettoso della sensibilità e della loro storia di uso ed abuso strumentale subito dall’uomo. Le sue opere scultoree hanno volti che trasudano sentimenti. “Non faccio disegni ma vado a braccio”, afferma. E lo è stato senza ombra di dubbio per la realizzazione della effige della Madonna della Rosa, la più sofferta, dichiara l’artista, pesata molto, non per la sua realizzazione ma per lo sforzo nel voler riuscire a trasmettere il sentimento di profondo dolore e speranza. La Madonna ha il volto di Alda, sua nipote, scomparsa prematuramente, una Madonna, una mamma che accoglie tutti, spinta dal Bambino Gesù che le tira dolcemente i capelli, un gesto che tutti i bambini fanno per attrarre l’attenzione della mamma. Le opere di Giuseppe Samarelli hanno la semplicità insita dei messaggi più profondi e lanciano input di riflessione. L’arte, quella vera, quella immediata, non fine a se stessa, non autocelebrativa, è questo: mezzo di espressione ed introspezione. Lui, l’artista, lascia, a chi le pone, che le domande rimangano senza risposte. Ognuno deve cercare dentro di sé. Perché lui, Giuseppe Samarelli, preferisce esprimersi attraverso le opere. Le parole saranno cancellate dal tempo, l’arte rimane. © Riproduzione riservata

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