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GIOVANI E POLITICA: Disaffezione? Colpa del trasformismo INCHIESTA - C’è chi crede nel ruolo del partito e chi pensa solo a come sistemarsi. Ritorno al Sessantotto?
15 giugno 2000

di Donato Centrone Di cosa hanno paura i giovani che guardano con disillusione alla politica? Esistono ancora i vecchi ideali per i quali ci si batteva a suon di slogan nelle piazze? Tentando di fare chiarezza nel turbolento mondo della disillusione giovanile abbiamo tentato di dar voce al mondo dei ragazzi di sezione, agli “impegnati”, agli schierati, forse ai coraggiosi del nostro microcosmo cittadino. Cosa significa far vita di sezione e perché un giovane oggi dovrebbe fare questa scelta? Ascoltando i giovani “impegnati” si nota che, da destra a sinistra, le attese sono le stesse, c’è la forte spinta a voler cambiare, a vivere la politica in senso autentico come autoamministrazione dei cittadini, come un qualcosa che se ridotta solo a delega diventa molto vicina all’affarismo e contaminata dalla corruzione (ricordiamoci di Tangentopoli). L’anima della politica è la partecipazione attiva non l’attaccamento momentaneo o l’infatuazione elettorale. Ma accanto a questa grande animosità e voglia di combattere per cambiare una realtà, che sta a tutti troppo stretta, c’è anche la presa di coscienza di chi più volte si è scontrato contro il muro invisibile della stanza dei bottoni. Voglia di politica con la “P” maiuscola Sicuramente ha ragione Domenico Crocetta, giovane di Alleanza Nazionale, quando afferma che “E’ triste vedere tanta disillusione nelle parole di giovani ventenni, non lo accetto, è un atteggiamento che mi aspetterei da adulti ma questa rassegnazione è disarmante”. Forse però non è rassegnazione ma una presa di coscienza forte, un non voler immischiarsi nelle beghe del potere, in un mondo fatto di falsi moralismi e assurdi compromessi. Nello stesso tempo c’è un continuo desiderio a volersi impegnare per la Politica, quella vera con la “P” maiuscola per cui crede di combattere quella marea di giovani che scende in campo ad ogni consultazione elettorale. Una marea che contribuisce in modo a volte decisivo alla realizzazione di un progetto, ma che poi vede tradito ogni suo ideale, ogni motivo per il quale si era rimboccata le maniche perché tutto stava per cambiare, se alla fine si guarda al panorama politico e ci si ritrova davanti a balletti che non sono degni neanche della peggiore prima Repubblica. Basti ricordare la fiumana di ragazzi che portando tutta la loro freschezza nel comitato per l’elezione dell’attuale nostro sindaco ha contribuito alla sua rielezione, ma ora dove sono tutte queste energie, no non era il solito fuoco di paglia momentaneo di giovani desiderosi di sentirsi parte di qualcosa (come direbbero i soliti noti), era vera passione Politica (nuovamente la P non è un errore) che, lo dico perché allora direttamente coinvolto, è stata a volte miseramente tradita da assurdi compromessi. Sfiducia, colpa dei politici A ragione Gaetano Cataldo, giovane di Rifondazione Comunista, dice: “La sfiducia nella politica da parte dei giovani è colpa dei politici, delle loro promesse di cambiamento mai realizzate, della vacuità presente anche nella nostra città”. E ciò porta ad un continuo allontanamento dall’impegno inquadrato nella sezione di partito e una ricerca di un nuovo impegno, più vero, più a contatto con la gente. La vasta diffusione dell’associazionismo e del volontariato, nel nostro territorio è una riprova di ciò. Purtroppo, a volte, chi fa volontariato attivo diventa cassa di risonanza di quella stanza dei bottoni da cui si è voluto allontanare, o paravento delle falle di un’amministrazione che, spesso, delega ad altri compiti che sarebbero i suoi. Consulta giovanile E per questo vengono fuori idee di partecipazione più diretta alla vita amministrativa, Angelo Gadaleta di Forza Italia dice: “Una delle nostre proposte è la costituzione di una consulta giovanile che sia il pungolo dell’amministrazione, e che con questa abbia un legame costante”. Al di fuori di questa parte di giovani impegnati o in politica o nel volontariato, vi è quella vasta fascia di tessuto giovanile che sembra ormai pervasa dall’individualismo imperante nella società moderna. Un interrogativo posto ai ragazzi intervistati è stato se questo disinteresse sia il frutto di un ragionamento, una consapevole scelta di non coinvolgimento, oppure se non sia un lasciarsi andare agli eventi. Meglio la playstation dell’impegno Corrado Minervini della Sinistra Giovanile costata che “C’è disaffezione a tutto ciò in cui ci si deve impegnare”. Forse la colpa dell’apatia di cui si accusano i giovani, figli di quella generazione che ha visto le barricate sessantottine, è, paradossalmente, dovuta ai genitori, troppo impegnati a dare certezze e sicurezze e quindi a togliere qualsiasi voglia di lottare ai loro figli. In media per tutti i partiti il tesseramento va dai 14 ai 29 anni anche se c’è una grossa falla per quanto riguarda gli under 18, a sentire Marta Amato, giovane rappresentante del Partito Popolare: “per un adolescente è più facile rivolgersi a partiti che portano avanti ideologie più estreme” anche se da quello che ci dice Gaetano Cataldo di Rifondazione Comunista: “La scuola dell’autonomia e dei crediti chiude le porte a una crescita politica degli adolescenti nei partiti”. E Alberto Trapani, giovanissimo della Sinistra Giovanile, denuncia “Nelle scuole superiori c’è la mancanza assoluta di partecipazione alle assemblee, la prima forma di partecipazione politica di un adolescente e, se si chiede di prendere parte a dibattiti in una sede di partito, la risposta è sempre: Sono tutti ladri!!!”. Sedicenni ormai disillusi, più dei loro padri, che preferiscono la playstation alla militanza in un partito o alla frequentazione di un’associazione di volontariato. Il luogo comune del “Sono tutti ladri” è veramente tale o nasconde la verità di una visione della politica, anche da parte dei ragazzi, vista come scalata al successo, in una società mediatica in cui ci si “americanizza” sempre di più? Per Corrado Minervini della Sinistra Giovanile: ”La società ci imbambola, siamo assuefatti dai messaggi dei media”. Chi frequenta una sezione di partito lo fa, come una volta, per ideali o per un futuro tornaconto personale, per acquisire poi un ruolo istituzionale? I ragazzi intervistati si trovano d’accordo nell’affermare che l’idealità è il motivo predominante che spinge un giovane ad entrare in una sezione giovanile di partito. Trarre dalla politica una sistemazione “Naturalmente” dice Antonio Allegretta del Partito Popolare “ è fisiologico che qualcuno dei giovani di oggi, sarà il professionista della politica domani” ed è per questo che Angelo di Forza Italia dice: “ Non è da condannare se un ragazzo vuole trarre dalla politica qualcosa per il suo futuro, non condivido il discorso della novità assoluta, bisogna maturare esperienza in politica per poi ricoprire un ruolo istituzionale” e Alessandro Sinisi suo compagno di sezione aggiunge: “Il politico che si inventa all’ultimo momento non resiste agli stimoli di corruzione”. Ma non sono ragazzi di Forza Italia? Le stranezze della politica di casa nostra. Quale ruolo hanno i ragazzi nella sezione di partito? “La sezione di partito, a Molfetta, è quasi interamente composta da giovani ” dicono i Giovani Comunisti. Mentre i giovani di Alleanza Nazionale: “Teniamo molto a un continuo ricambio generazionale. Abbiamo voce nel partito, perché ci siamo guadagnati la fiducia lavorando”. Come questi, tutti i gruppi si dicono attivi nella sezione di partito pronti ad avere sempre un ruolo di coscienza critica. Frantumazione e confusione Dai giovani di An a quelli di Rifondazione si nota che la causa maggiore della disaffezione alla politica è legata al trasformismo imperante a Roma come a Molfetta. Per Angelo Gadaleta di Forza Italia: “Il frantumarsi dei partiti, la continua nascita di nuove aggregazioni, porta a una confusione generale nel panorama politico”. Mentre Domenico Crocetta di Alleanza Nazionale dice: “Il sistema maggioritario è la causa dell’allontanamento dalla politica”. E Gaetano Cataldo di Rifondazione Comunista guardando al panorama cittadino: “A livello locale la disaffezione giovanile alla politica è dovuta anche al fatto che si cercano di creare sporadici eventi e non un coinvolgimento sociale continuo”. Spesso però c’è da chiedersi se la disaffezione di gran parte dei ragazzi a qualsiasi tipo di impegno sociale non sia espressamente voluta dai gestori della stanza dei bottoni a cui fa tanto comodo avere una grossa fetta dell’elettorato che non pensi ma voti. Dalla chiacchierata con gli “impegnati” viene fuori come tutti loro guardino al partito come ad un’isola felice (attenzione però a non ghettizzarsi) da cui poter partire per combattere l’egoismo imperante e inseguire l’idea di “poter cambiare le cose”. E sebbene, giustamente, tutti hanno puntualizzato che la situazione è diversa dal ’68 siamo convinti, come dice Cesare Luporini, che: “C’è sempre un ’68 latente, lì pronto a svegliarsi”. Non il sessantotto degli atteggiamenti guerreschi e delle sue contraddizioni con la poca propensione, a volte, al confronto, ma il ’68 che il premio Nobel Dario Fo ricorda come: “Anni in cui c’era solidarietà, partecipazione, entusiasmo, slancio”.
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